La sfida che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ha imposto al comparto infrastrutturale italiano va ben oltre il pur monumentale rispetto delle scadenze cantieristiche o la mera rendicontazione finanziaria. Il vero merito storico del Pnrr è stato quello di agire come catalizzatore culturale. Ha infuso al sistema Paese il “coraggio” di concepire e finanziare commesse ad altissimo contenuto tecnologico che, in tempi ordinari, avrebbero faticato a trovare spazio.

Tuttavia, il Pnrr non va considerato come un evento eccezionale e isolato, ma va inquadrato come la naturale accelerazione di un percorso di innovazione avviato già nel 2017 con il Decreto Bim (D.M. 560/2017). Al tempo, il decreto individuava una via da seguire per rilanciare il settore delle costruzioni, storicamente caratterizzato da un’elevata inefficienza dei processi produttivi e da una forte frammentazione. Se la normativa ha tracciato la direzione e definito gli obblighi progressivi, è grazie al Pnrr che sono state stanziate le risorse ingenti e necessarie per perseguire concretamente questa trasformazione. Negli anni, diverse iniziative sono state messe in campo per facilitare la migrazione verso la metodologia digitale, ma i bandi europei hanno segnato il passo decisivo.

Con scadenze temporali perentorie e un monitoraggio stringente, la digitalizzazione dei processi è diventata l’unico framework operativo in grado di garantire conformità, interoperabilità e certezza nei risultati. Questo straordinario sforzo collettivo sta innescando un vero e proprio “burst” di innovazione. Si tratta di un’accelerazione che sta permettendo di sviluppare un know-how d’avanguardia. Questa competenza strutturale sopravviverà alla stagione dei fondi europei e ridefinirà radicalmente i metodi di lavoro dei prossimi decenni.

I progetti di digitalizzazione per le linee ferroviarie

Un benchmark di riferimento di questa nuova stagione è rappresentato da progetti di digitalizzazione per nuove linee ferroviarie, tra cui spicca l’intervento di raddoppio di binario e potenziamento della linea ferroviaria che collega Bergamo con l’aeroporto di Orio al Serio di cui fa parte la tratta ferroviaria Bergamo-Ponte San Pietro, dell’estensione di circa 9 chilometri. Si tratta di interventi massivi di rinnovamento del patrimonio infrastrutturale, che comprende viadotti, gallerie artificiali, fabbricati tecnologici, sottopassi, opere di attraversamento idraulico e molto altro. L’ingegnerizzazione di commesse di tale portata richiede l’implementazione di una rigorosa struttura metodologica Bim (Building Information Modeling) guidata da una chiara visione di processo.

Dettaglio di progetto autostradale che ha seguito l'iter metodologico proposto
Dettaglio di progetto autostradale che ha seguito lo stesso iter metodologico utilizzato per il progetto ferroviario

Vademecum Bim, strutturazione e standardizzazione dei flussi

Il Bim non funziona se gli operatori economici non sono pronti a cambiare pelle. L’efficacia della metodologia è direttamente proporzionale alla maturità digitale della struttura progettuale che viene creata attorno ad una commessa. Considerando la natura fortemente multidisciplinare e articolata dei team di lavoro, il punto di partenza imprescindibile di cui dovrebbe dotarsi ogni stakeholder (trattasi di PA, studio di progettazione o impresa) è lo sviluppo di una metodologia interna chiara e descritta in un manuale, ovvero di un Vademecum Bim. Questo strumento disegna le procedure e i flussi di lavoro per connettere in modo fluido i diversi gruppi specialistici.

A livello di coordinamento, la filiera si articola su precisi livelli di controllo (LC). Il flusso informativo prevede che il Bim specialist si occupi dell’elaborazione e dell’aggiornamento del modello. Il Bim coordinator della singola specializzazione esegue la prima verifica e risolve le interferenze interne (LC1), per poi condividere i modelli con le altre discipline. Segue una fase di coordinamento interdisciplinare (LC2 e LC3) guidata dai rispettivi coordinatori per la risoluzione delle macro-interferenze. Tutto il processo avviene sotto la supervisione strategica del Bim manager e in stretta osservanza del Piano di Gestione Informativa (Pgi).

Gestire un ecosistema software eterogeneo

L’interoperabilità è il fulcro di una progettazione integrata. Per evitare silos informativi, ogni gruppo di lavoro deve operare all’interno di un ecosistema software variegato ma strettamente interconnesso, che comprende:

  • Modellazione nativa: soluzioni parametriche avanzate per la modellazione di opere sia puntuali che a rete, in grado di tener raggiungere la il livello di dettaglio necessario;
  • Analisi specialistica: software dedicati al calcolo strutturale e/o energetivo dei fabbricati e delle opere civili;
  • Common Data Environment (Cde): piattaforme cloud per l’ambiente di condivisione dati mirate allo scambio interno e strumenti di coordinamento integrati per la validazione e l’approvazione dei modelli;
  • Coordinamento e Computi: applicativi di sintesi per le attività di clash detection e coordinamento federato, affiancati da sistemi gestionali per il computo metrico estimativo dinamico ed evolutivo.
  • Validazione Aperta: strumenti per la navigazione e il controllo approfondito dei modelli in formato aperto Ifc (Open Bim).

Da Model Breakdown Structure al modello dati

Per mappare analiticamente un’opera infrastrutturale che può contare un numero elevato di modelli (anche oltre 200 modelli informativi attivi in continua evoluzione) che afferiscono alle varie discipline in progetto, tra cui strutture, ponti, geotecnica, architettura, impianti, viabilità, idraulica e sottoservizi, va adottato un approccio di Model Breakdown Structure (Mbs). Ogni opera viene scomposta nelle sue componenti afferenti a precise discipline, con un codice identificativo univoco e una matrice di attributi digitali.

Questa architettura informativa è regolata dal modello dati, descritto nel Pgi, il quale mappa i property set (Pset) richiesti dalle stazioni appaltanti (SA) o eventualmente proposti. Per ogni elemento parametrizzato vengono specificati attributi di identità, parametri dimensionali, requisiti meccanici, caratteristiche dei materiali (es. classi di calcestruzzo o tipologie di acciaio) garantendo la totale tracciabilità dell’informazione.

La conversione verso lo standard aperto Ifc – requisito essenziale per l’interazione con le SA pubbliche – avviene tramite un approccio Open Bim, che garantisce che il patrimonio informativo rimanga accessibile, interoperabile e non vincolato a singole soluzioni proprietarie.

Dal fare al coordinare, il salto di qualità metodologico

In una commessa infrastrutturale come quella citata all’inizio, caratterizzata da una forte multidisciplinarità e da una fitta concentrazione di opere d’arte nello stesso tracciato, il metodo tradizionale avrebbe costretto il team a disperdere la maggior parte delle energie nella produzione manuale, ripetitiva e “meccanica” dei singoli elaborati grafici.
L’adozione di strumenti digitali avanzati ribalta questo paradigma, innescando un circolo virtuoso: la dinamicità intrinseca dei modelli automatizza l’estrazione delle tavole e il calcolo delle quantità, permettendo al gruppo di lavoro di destinare più tempo all’attività di coordinamento strategico che alla produzione grafica pura.
Questo baricentro operativo, decisamente spostato verso il controllo e l’integrazione delle discipline, garantisce un coordinamento molto più serrato e profondo della progettazione. Il risultato è un netto salto in avanti della qualità complessiva del progetto costruttivo, raggiungendo standard di precisione e affidabilità semplicemente inarrivabili con l’approccio Cad tradizionale.

Clash detection, modellazione 4D e dinamicità degli elaborati

La sintesi del processo di digitalizzazione trova la sua massima espressione nella validazione e nella gestione temporale della commessa. Le attività che vengono svolte nei flussi di lavoro digitali comprendono:

  1. Clash detection: la federazione dei modelli multidisciplinari all’interno degli strumenti di revisione permette di rilevare e risolvere le interferenze geometriche e spaziali direttamente nella fase di office engineering. Questo processo azzera i blocchi imprevisti in cantiere e i conseguenti extracosti.
  2. Simulazione 4D: collegando i modelli informatici al cronoprogramma dei lavori viene sviluppato il modello Bim 4D. Tramite video-cronoprogrammi è possibile visualizzare l’esatta sequenza costruttiva delle opere, ottimizzando la complessa logistica delle aree di cantiere.
  3. Estrazione automatica degli elaborati: le tavole grafiche esecutive (carpenterie strutturali, dettagli metallici e tavole di armatura vengono estratte direttamente dai modelli. Questo consente la gestione fluida di tutte le modifiche occorse in corso di progettazione.

Capitale umano e competitività internazionale

L’esperienza condotta sulla digitalizzazione delle grandi opere ferroviarie evidenzia come il Bim non sia una mera tecnologia di restituzione grafica, ma un abilitatore di efficienza operativa che sta traghettando il settore verso una maturità inedita. I benefici di questa transizione digitale vanno ben oltre l’orizzonte temporale del Pnrr. Sebbene l’elevato grado di specializzazione richiesto rappresenti una sfida complessa per le strutture tradizionali, l’eredità più profonda di questa stagione risiede nel cambio di paradigma metodologico e nella profonda valorizzazione del capitale umano.

Da un lato, si assiste all’evoluzione dei processi produttivi che stanno guidando una profonda trasformazione del comparto; dall’altro, emerge il ruolo decisivo dei giovani, veri fautori di questo cambiamento. Il nuovo know-how d’avanguardia che si sta sviluppando sul campo è il frutto diretto di chi approccia questi complessi temi digitali con la curiosità e la voglia di sperimentare tipiche delle nuove generazioni di ingegneri, architetti e geometri. Questa spinta all’innovazione offrirà loro l’opportunità di crescere rapidamente e affermarsi come i grandi professionisti e progettisti del domani.

Inoltre, i risultati strutturali di questa stagione lasceranno in dote alle strutture e ai professionisti italiani un metodo di lavoro irreversibile. Dimostrando che un coordinamento d’eccellenza genera intrinsecamente una qualità dell’opera superiore, l’eredità del Pnrr si concretizzerà in una maggiore competitività dell’Italia nel contesto sia europeo che internazionale. Questa metamorfosi segna il definitivo rilancio dell’ingegneria italiana: un’eccellenza da sempre stimata nel mondo che, attraverso la cultura e la governance strategica del dato, trova finalmente una dimensione ancora più concreta, solida e proiettata verso il futuro.
Cosa ci aspetta il futuro? Monitoraggio dinamico di infrastrutture, estensione della digitalizzazione dalle infrastrutture a quella del settore ambientale, sostenibilità e molto altro.

*Dottorato in ingegneria strutturale, geotecnica e rischio sismico, Christian Musella è esperto di Building Information Modeling (Bim) e di digitalizzazioni dei processi costruttivi, applicati agli edifici ed alle infrastrutture

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