La filiera italiana del riciclo dei rifiuti elettronici cresce nei volumi e conferma standard di trattamento elevati, ma continua a fare i conti con un tallone d’Achille: la raccolta. È la fotografia che emerge dal Report Gestione Raee 2025, pubblicato dal Centro di Coordinamento Raee (CdC Raee) sulla base delle dichiarazioni trasmesse dagli impianti di trattamento ai sensi degli articoli 33 e 34 del D.Lgs. 49/2014.
Nel 2025 le aziende del settore hanno gestito complessivamente 588.689 tonnellate di Raee, in crescita dell’8,8% rispetto al 2024. Un incremento che ha spinto il tasso di raccolta nazionale al 32,5%: un miglioramento di 2,9 punti percentuali in un anno, che però lascia l’Italia esattamente a metà strada dall’obiettivo europeo del 65%.
Volumi in crescita, traina il settore professionale
La crescita interessa entrambe le componenti del sistema. I Raee di origine domestica hanno raggiunto 387.370 tonnellate (+4,5%), mentre quelli di provenienza professionale sono saliti a 201.319 tonnellate, con un balzo del 18,2%. I domestici restano preponderanti, con un’incidenza del 65,8% sul totale gestito, contro il 34,2% dei professionali. A crescere è la quasi totalità delle principali categorie: tra i domestici spiccano gli apparecchi per lo scambio di temperatura con fluidi (111.286 tonnellate, +4%), gli altri grandi elettrodomestici (138.103, +4,8%) e il raggruppamento che riunisce IT, elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici (95.615, +11,2%); in flessione, invece, tv e monitor (-7,8%) e sorgenti luminose (-3,9%).

Sul fronte professionale l’aumento è ancora più marcato, con le apparecchiature di piccole dimensioni a +25,7% e quelle per lo scambio di temperatura a +23%, mentre calano schermi e monitor (-7,7%).
È una dinamica che il vertice del consorzio non considera casuale. “Nel 2025 gli impianti italiani hanno gestito quasi 589mila tonnellate di Raee, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente”, riprende infatti Fabrizio Longoni, direttore generale del CdC Raee, che legge nel dato “la capacità della filiera di intercettare e trattare quantità sempre maggiori di rifiuti elettronici“. La crescita degli apparecchi per lo scambio di temperatura e dei grandi e piccoli elettrodomestici, aggiunge, “è coerente con l’evoluzione dei flussi di Raee osservata negli ultimi anni, mentre la contrazione degli apparecchi con schermi rientra nelle dinamiche fisiologiche del mercato”.
Tasso di raccolta, nodo irrisolto
Se i volumi salgono, il tasso di raccolta resta il vero punto debole del sistema. L’indicatore, definito dalla Direttiva 2012/19/UE, si calcola confrontando i Raee gestiti nell’anno con la media delle apparecchiature immesse sul mercato nel triennio precedente: nel 2025, 588.689 tonnellate raccolte a fronte di una media 2022-2024 di 1.811.378 tonnellate immesse, da cui il 32,5%. Il valore è in ripresa — dopo il 30,2% del 2023 e il 29,6% del 2024 — ma resta pari alla metà esatta del target del 65% fissato dall’Unione Europea.

Il divario, in sostanza, misura tutto ciò che ancora sfugge ai canali ufficiali: rifiuti elettronici dispersi tra smaltimenti impropri, flussi paralleli e apparecchi dimenticati nei cassetti delle case italiane. Su questo fronte il direttore generale non nasconde il ritardo. “Resta la vera sfida”, riconosce Longoni: il 32,5% “evidenzia un miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma mostra anche quanto sia ancora ampio il margine di crescita per avvicinarsi all’obiettivo europeo del 65%”.
Recupero e riciclaggio, Italia oltre gli obiettivi
Dove il sistema italiano si conferma solido è nella qualità del trattamento. Per i Raee domestici, gli impianti hanno registrato tassi di recupero e riciclo superiori ai target europei per ogni tipologia. Il tasso di riciclaggio — che misura la quota di materiali destinata al recupero di materia o al riutilizzo — si attesta in media oltre l’85%, mentre il tasso di recupero, che conteggia anche il recupero energetico, supera in media il 90%; per gli apparecchi per lo scambio di temperatura con fluidi, ad esempio, il recupero tocca il 97,7%. Anche le sorgenti luminose, per le quali non è previsto un obiettivo di recupero, raggiungono un tasso di riciclaggio del 91%, mentre tv e monitor si attestano sopra l’89% su entrambi gli indicatori. Sono risultati misurati sugli impianti accreditati al CdC Raee e verificati durante gli audit del 2025: strutture che trattano il 95% dei Raee domestici gestiti nel Paese, il che rende i dati particolarmente rappresentativi dell’intero sistema.

Rete di impianti concentrata al Nord
L’accreditamento al CdC Raee, su base volontaria, richiede oltre all’autorizzazione alla gestione dei rifiuti anche la certificazione ambientale Iso 14001 o Emas e il superamento di un audit condotto da un valutatore terzo, che verifica direttamente un lotto di trattamento. Al 31 dicembre 2025 gli impianti accreditati erano 51, a fronte di 1.260 impianti complessivamente dichiaranti. La loro distribuzione territoriale resta sbilanciata: 25 al Nord, 15 al Centro e 11 al Sud, a conferma di una filiera del trattamento ancora concentrata nelle regioni settentrionali, dove si trova anche la quota maggiore degli impianti dichiaranti (804 su 1.260).
Il quadro che restituisce il report è quello di un sistema a due velocità. Da un lato, una capacità industriale matura, in grado di trattare volumi crescenti e di trasformarli in materie prime seconde con rese elevate; dall’altro, una raccolta che, pur in miglioramento, viaggia ancora a metà del ritmo richiesto dall’Europa. Colmare quel divario, intercettando i rifiuti elettronici che oggi non entrano nei circuiti autorizzati, resta la principale sfida dei prossimi anni per allineare l’Italia agli obiettivi comunitari. La posta in gioco non è solo ambientale: ogni tonnellata correttamente trattata restituisce metalli e materie prime seconde a un’industria europea sempre più esposta sul fronte dell’approvvigionamento, trasformando la raccolta dei Raee da adempimento normativo a leva di autonomia strategica.
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