Alla Cyber Warfare Conference Umberto Gori, professore emerito dell’Università di Firenze, non si limita a parlare di difesa e offesa per arginare le minacce legate alla cybersecurity ma sfodera uno dei suoi cavalli di battagllia: la diplomazia preventiva, un nuovo approccio alla cyber war nelle relazioni internazionali, anche con stati come Cina, Iran, Corea del Nord e Russia in cima ai vertici della classifica dei cyber attacchi.

In che modo opera la diplomazia preventiva e quanto è più efficace di una difesa preventiva o di una difesa attiva? “Il problema è sempre quello di mettersi d’accordo sui concetti. La difesa attiva non è una difesa che offende, è lecita, è eticamente fattibile, mentre l’hacking back è semplicemente qualche cosa di illegale, che deve essere comunque autorizzata a livello politico – spiega nella videointervista -. Invece la diplomazia preventiva è una diplomazia ex ante, che mira preventivamente a non fare avanzare la conflittualità internazionale, attraverso vari sistemi, uno dei quali è rappresentato dalle misure che permettono di aumentare la fiducia reciproca tra gli Stati”.

Oltre alla crescita della fiducia verso i paesi esterni è sempre più importante anche far crescere le competenze interne alle comunità, così come sostenuto da altri relatori del convegno (Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa, Paolo Lezzi curatore dell’avento, e Rossella Macincante, analista curatrice della ricerca Barometro Cybersecurity 2018), “Ancora prima dell’università io sostengo che bisognerebbe insegnare i problemi relativi alla cybersecurity addirittura alle scuole elementari, fino all’università, per far capire quanto sia importante la responsabilità di ciascuno di noi”.

L’Università di Firenze ha nel piano formativo corsi di perfezionamento sull’intelligence e sui problemi della cybersecurity, organizzazti in accordo con il DIS, il Dipartimento che gestisce i servizi di intelligence del nostro Paese. “In Italia siamo proprio ai minimi termini per quanto riguarda la consapevolezza che le imprese, soprattutto le piccole e medie, hanno di questi problemi. Le grandi imprese sono invece più autonome, hanno dimostrato di essere all’avanguardia anche su certi aspetti senza dover sfigurare rispetto aa altri Stati che magari noi riteniamo che siano più avanti di noi”.

Nella videointervista maggiori dettagli sulla relazione tra università e aziende sui tema della cybersecurity.

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