Nessuno oggi è in grado di dire se, quando e come ogni abitazione italiana (non solo quelle delle città, e nemmeno di tutte) potrà disporre di connettività con la banda ultra larga. Tanti sono gli attori in gioco, diversi gli interessi, in maturazione e in fieri il “faticoso” dispiegamento delle tecnologie più promettenti, tra cui indubbiamente 5G e fibra (Ftth – Fiber to the home – con tanti piccoli comuni si accontenterebbero anche di una buona connessione Fttc, Fiber to the cabinet). Non mancano però giorno dopo giorno anche buone notizie.

Tra le località che, già in primavera potranno disporre completamente della rete Ftth, ci sarà infatti Agrigento, che vede i quartieri adiacenti alla Valle dei Templi (Spinasanta, Calcarelle, San Giuseppuzzo e Fontanelle) già “allacciati” con la fibra (dall’autunno scorso). 

Si tratta infatti di un progetto avanzato, anche se in continua espansione, per il quale è scesa in campo Open Fiber, con un investimento di circa 7 milioni di euro. A beneficiarne è tutta la comunità: Pa, scuole, istituzioni, esercizi, con importanti riflessi anche sul turismo, in relazione alle ulteriori potenzialità esprimibili sfruttando le connessioni in fibra.

A parte l’incremento di visibilità, si aprono evidenti nuove opportunità per le realtà locali. Nel dettaglio, per esempio, le scuole saranno tra gli enti che più potrebbero beneficiare della connessione in fibra, per la realizzazione di progetti di didattica on-premise, anche sfruttando realtà aumentata. Internet ultraveloce rappresenta il superamento infrastrutturale anche di “uno” degli ostacoli per disporre effettivamente di una PA “interconnessa” e forse non il maggiore.  I lavori sono ancora in corso (e non sono mancate almeno inizialmente le polemiche sulle modalità di esecuzione dei lavori), perché l’obiettivo è connettere l’intera città di Agrigento alla rete con le tecnologie Ftth. Significa che l’intero tratto dalla centrale fino al router delle abitazioni private deve essere realizzato in fibra ottica.

Complessivamente verranno collegate 19mila unità immobiliari. Un progetto sfidante, anche per le antiche origini del territorio, già insediamento greco (Akragas). Si tratta di garantire i benefici di collegamenti anche a 1 Gigabit al secondo, in località con una serie di vincoli a livello storico e paesaggistico, ma non è comunque il primo progetto di questo tipo per Open Fiber che ha collegato già le Isole Eolie, con tecnologie a basso impatto ambientale.

Tra i progetti più recenti, in Aree Bianche, in questo senso è possibile citare anche quello di Montalto nelle Marche. Nelle Marche, Open Fiber opera in ben 236 comuni (25 i cantieri aperti solo in provincia di Ascoli Piceno), per ulteriori 3.600 Km di fibra ottica e 90 milioni di euro di investimenti. Dei 21 km di infrastruttura complessiva in fibra, solo 5,5 km sono queli realizzati da zero, e per i restanti si è riusciti a riqualificare le infrastrutture esistenti.

Franco Bassanini, presidente del CdA di Open Fiber
Franco Bassanini, presidente del CdA di Open Fiber

Gli interventi di Open Fiber nelle Aree Bianche fanno parte degli interventi nel piano per la banda ultra larga attuato da Infratel (società in-house del Mise) che promuove la realizzazione e l’integrazione infrastrutturale per la fruizione della banda ultra larga nelle aree a bassa densità di popolazione, denominate appunto Aree Bianche. Open Fiber si è aggiudicata tre bandi per l’esecuzione dei lavori (era il 2018), per il coinvolgimento totale di 13,8 milioni di cittadini, 9,3 milioni di abitazioni, 500mila sedi tra sedi di impresa e uffici della PA.

Non mancano comunque le incognite. Open Fiber è controllata da Enel e dalla Cassa Depositi e Prestiti, per la realizzazione dei progetti come questi in fibra ottica. Ed appena lo scorso giugno la proprietà di Open Fiber ha avviato i negoziati per la possibile integrazione della rete in fibra di Tim con quella di Open Fiber. Sembra mancare però un reale interesse da parte di Enel a vendere, consapevole del valore in crescita dell’azienda in relazione anche all’avanzare dei progetti non solo in Italia ma anche in Sud America.

Fonti estere autorevoli negli ultimi giorni hanno riportato voci relative ad un possibile accordo di Tim, con il fondo Kkr che sarebbe pronto ad affiancare la telco nell’acquisto di Open Fiber e ad investire nella rete secondaria. La rete secondaria in questi progetti è quella che collega i cabinet in strada alle abitazioni, e che quindi è ancora in rame.  Si tratta di un accordo che porterebbe, così delineato, ad un’unica infrastruttura in rete su fibra per l’Italia.   

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