Febbraio, il mese del 5G. Non solo perché a Barcellona si tiene il Mobile World Congress 2019, l’evento mondiale che ogni anno anima operatori e telco che si interrogano su alleanze, scenari e tecnologie. Ma anche perché in ogni mercato le alleanze si stringono anche a livello locale con la consapevolezza che mettere a fattor comune torri, tecnologie, intenti amplia la copertura territoriale e abbatte i costi di realizzazione. Come il memorandum di intenti tra le rivali di sempre – Tim e Vodafone con una roadmap di azioni comuni da sottoscrivere con l’obiettivo di valorizzare le infrastrutture di entrambi e fare fronte compatto verso i concorrenti internazionali. In estrema sintesi, un accordo di condivisione delle reti.
Ma non è l’unico in ambito 5G: la partnership stretta tra Fujitsu e Tim sancisce un sodalizio tecnologico che porterà allo sviluppo di soluzioni di networking per accelerare lo sviluppo di progetti di trasformazione digitale per automotive, financial, utility e manifatturiero. Ci si allea insomma, su tecnologie e progetti che segnano la competitività di un Paese.
Annunciati 2 mila cantieri per la banda ultralarga che si apriranno nel 2019
per il potenziamento della rete infrastrutturale pubblica (avanzamento dei lavori di realizzazione della Piano Nazionale Banda Ultra Larga), con particolare attenzione allo sviluppo sul territorio per la copertura complessiva di circa 1,3 milioni di utenze.
La copertura territoriale rimane un elemento importante per raggiungere e fare crescere anche servizi digitali della PA, e far fronte al digital divide italiano. La riflessione sui ritardi dell’adozione della identità unica digitale (Spid) è solo un esempio di come le infrastrutture servano anche a diffondere cultura digitale. Alla prova del nove anche il sito per il reddito di cittadinanza e la card realizzata con Poste Italiane, appena presentati dai Mise. Febbraio finito.

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