È stata un altro balletto di mezza estate  l’infatuazione per TikTok da parte delle grandi aziende americane IT, pronte ad acquisire gli asset in Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda del social network cinese, come largamente voluto dal governo Trump: “O chiuderemo TikTok in questo Paese per motivi di sicurezza (divieto di operare dal 29 settembre) o le attività americane verranno vendute entro il 15 settembre a una azienda americana”. E questa settimana, tra martedì 15 e domenica 20 settembre, scadrà il primo diktat imposto da Trump alla cinese ByteDance, proprietaria di TikTok, trasformando l’app di video in una pedina strategica dello scontro tecnologico-politico tra Usa e Cina.

Perché aziende quali Microsoft ma soprattutto Oracle si sono arrovellate in questo amore estivo? Insospettabili, pesantemente spostate su iniziative btob, sul cloud, verso il quale riversano ormai da anni una grande attenzione, con l’apertura delle rispettive cloud region ovunque nel mondo? Se la domanda è quasi retorica, la risposta pure (i dati, i dati degli utenti del social network!) ma la sorpresa sui nomi delle aziende interessate, con rumor iniziali anche su Apple, non è mancata. Soprattutto per Oracle, nonostante il suo fondatore e ora Cto – Larry Ellison – ci abbia abituati negli anni ad acquisti spiazzanti come quello di Sun Microsystems, affiancando 11 anni fa l’hardware al proprio core business software.

Chi acquisterà TikTok si porterà in casa la gestione di 100 milioni di utenti soltanto negli Usa (dei quasi 700 milioni a livello mondiale) esplosi dagli 11 milioni di due anni fa.

Microsoft vs Oracle

Le danze si erano aperte ad agosto.
Prima il corteggiamento da parte di Microsoft, che sembrava avvantaggiata anche dal supporto di Walmart, oggi definitivamente concluso con la dichiarazione (amareggiata) del Ceo Satya Nadella sul sito dell’azienda: ByteDance ci ha fatto sapere oggi che non intende vendere le attività negli Usa a Microsoft. Siamo convinti che la nostra proposta sarebbe stata buona per gli utenti di TikTok e allo stesso tempo avrebbe protetto gli interessi di sicurezza nazionale. Avremmo compiuto significativi cambiamenti per assicurare che il servizio rispettasse i più elevati standard di sicurezza, privacy, protezione online e lotta alla disinformazione e avevamo messo in chiaro simili principi in una presa di posizione già ad agosto. Siamo impazienti di vedere come il servizio evolverà in queste importanti aree”.

Poi il corteggiamento di Oracle che Cnn, Reuters e il Wall Street Journal davano ormai concluso con un accordo preliminare, essendo Oracle molto vicina all’amministrazione Trump ed essendo anche ben vista da ByteDance (per la quale Oracle è “un partner tecnologico affidabile”). Le smentite dei giorni scorsi –  dalla Tv statale cinese in lingua inglese (China Global Television Network, Cgtn) al ministro degli esteri cinesi Wang Wenbin che aveva definito questa vendita un “bullismo americano” – oggi si confondono con la notizia diramata dalla stessa Cgtn: ByteDance si accorderà con Oracle, ma non per vendere le operazioni statunitensi di TikTok e per fornire il codice sorgente della sua piattaforma video, ma per firmare una “partnership tecnologica” senza la cessione dell’algoritmo. Domani l’ufficialità attesa per l’accordo con Oracle con alle spalle i fondi Sequoia Capital e General Atlantic, per un importo ancora da svelare. Nessuna dichiarazione da parte di Oracle ad oggi.

Incognite della settimana

Cosa succederà di fatto? Quanto sarà l’investimento complessivo? La “partnership” per la gestione condivisa delle attività americane in questo modo accontenterebbe Washington ma anche Pechino, che non cederebbe algoritmi cruciali, sottostando completamente al volere di Trump? Sarà cruciale l’approvazione su più fronti – governo, comitati investimenti esteri americano e cinese – sempre sotto la pressione della chiusura dell’app negli Usa se l’accordo non dovesse essere raggiunto. In quel caso, gli utenti americani dovranno smettere di usare l’app? Google e Apple dovranno rimuoverla dai loro app store? Quali le ripercussioni sul mercato europeo che oggi conta 100 milioni di utenti al mese, grandi fruitori dei video d’oltreoceano? Chi dovrebbe vigilare sulle eventuali violazioni? La questione è complessa e tutt’altro che chiara. 
Nel frattempo TikTok ha aperto un data center a Dublino, per guardare al mercato europeo, dove la gestione della privacy e dei dati non sfugge alle leggi severe in vigore, Gdpr su tutte.

Ma continua a incuriosire la mossa di Oracle. L’acquisto di un social network potrebbe portarla a diversificare le proprie attività a sorpresa (Sun Microsystems insegna)? La competition difficile con i grandi del cloud – Amazon, Google, Microsoft – la porterebbe a spingersi su terreni diversi? Larry Ellison, imprevedibile, è tutto da scoprire.

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