Cloud. Ibrido. Multicloud. Se ne parla in continuazione, al punto da considerare superati i dibattiti in merito alla sua scelta strategica (ovvia), mentre non sembrano mai superate le innovazioni tecnologiche, in termini di capacità computazionale, sicurezza, latenza, compliance. Tutti i vendor spingono in un’unica direzione (evviva il cloud), pronti a litigarsi i grandi clienti (non ultimo il Pentagono che ha scelto Microsoft per modernizzare la propria infrastruttura IaaS). Ma quanto è la tecnologia l’ago della bilancia? E non la politica, le relazioni, le opportunità? Risposta aperta. 

Guardiamo ai tre grandi del cloud pubblico, che nel rush di fine anno incontrano sviluppatori, clienti e partner (Microsoft ha da poco chiuso Ignite, Google ha tenuto nei giorni scorsi Cloud Next a Londra aspettando l’evento di Las Vegas, Amazon Web Services è prossima ad aprire il Re:Invent sempre sulla Strip).

I numeri degli analisti spaccano la torta delle quote di mercato: Amazon 33%, Microsoft 16%, Google 8% e gli altri a seguire (fonte Statista) con una tenuta di Amazon lassù in cima (anche se flat, con andamenti su e giù negli ultimi quarter), seguita da Microsoft e Google in crescita a trimestri discontinui (fonte Synergy Research Group). Un mercato quello del cloud pubblico che complessivamente scala del 37% anno su anno e che in soli due anni ha duplicato la propria dimensione.
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Numeri a parte, le impressioni raccolte nella settimana riguardano chi si affranca per crescere.
Tornata dal Google Next di Londra, la percezione dell’impegno di Google Cloud di volere entrate nel mondo enterprise è sicuramente rimarcata ma se da una parte il vendor fatica a togliersi da dosso quell’imprinting da azienda consumer che parla agli sviluppatori, dall’altra confida nella figura forte  (non sempre empatica) del Ceo, Thomas Kurian, per scalare nelle aziende portandosi appresso tutta l’esperienza maturata in anni di Oracle (con le relazioni preziose costruite con i grandi clienti) in un percorso non semplice. Lo ammette anche Chris Ciauri, VP Emea di Google Cloud (“ne abbiamo di competitor, non siamo l’unico fornitore dei nostri clienti”) e piace la schiettezza. Opportunità da cogliere ce ne sono.

Che ci sia spazio lo sostiene in altro contesto (il mondo SaaS) il Ceo della “piccola” Workday (che ha scelto la città di Milano per la sua convention europea) non temendo di sfidare in alcuni ambiti Salesforce (“c’è spazio per tutti”), impegnata in settimana  nel suo Dreamforce a San Francisco dove il Ceo Marc Benioff ha ospitato Obama nel keynote (la politica ritorna, anche come biglietto da visita sullo schieramento dell’azienda).  

Se guardo alla vicenda del Pentagono, che ha aggiudicato a Microsoft il contratto da 10 miliardi di dollari per la modernizzazione delle proprie  infrastrutture (Jedi, Joint Enterprise Defense Infrastructure Cloud), la bontà tecnologica delle soluzioni sembra solo un di cui nei vari commenti, dove la politica gioca un ruolo forte. Così Amazon (che si aspettava di vincere la commessa) lo scorso venerdì ha presentato il reclamo al tribunale federale degli Stati Uniti per intentare una causa contro il Dipartimento della Difesa (anche se il segretario Mark Esper ha ribadito che il contratto è stato aggiudicato in modo equo, senza pregiudizio). Ad agosto Trump aveva messo la pulce nell’orecchio a Jeff Bezos, Ceo di Amazon, interrogandosi pubblicamente se Aws avesse potuto gestire il progetto nel modo corretto, essendo Bezos proprietario del Washington Post, quotidiano critico sull’amministrazione Trump. Insomma, si ritorna al dubbio di partenza, il peso non solo della tecnologia nelle scelte. 
La prossima settimana Inno3 seguirà da Las Vegas Aws Re:Invent 2019, vedremo quali sensazioni restituirà dal vivo.  
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