Ammagamma: svecchia il nome Energy Way (“era troppo caratterizzante dell’industry energy dalla quale eravamo partiti nel 2013 ma che rappresenta oggi solo il 20% del business”), esce dalle logiche dei nomi troppo legati all’intelligenza artificiale (“è una parola morbida, non ha x, z, k, ed è in italiano”), è frutto di un lavoro certosino (“richiama il primo album dei Pink Floyd, sperimentale, il rock progressivo tra classico e strumentale, la matematica”), è un palindromo (parola che letta in senso inverso mantiene immutato il significato).

E’ David Bevilacqua, amministratore delegato di Ammagamma, che racconta a Ceo Cafè la corporate identity di Ammagamma legata all’intangibilità della matematica, all’intelligenza artificiale, partendo dalla genesi del nome.
Un’azienda modenese di data science e intelligenza artificiale, con sede in un ex-convento (“occupato per un terzo ancora dalle suore” racconta), 60 dipendenti cresciuti anche in tempi di Covid (+31 nuovi profili) tra fisici, matematici, informatici, ingegneri, filosofi e artisti, con una età media di 35 anni.

Fatturato di 3,3 milioni di euro nel 2019, l’azienda punta a crescere del 20% nel 2020 forte dell’andamento in questo anno complesso in cui ha ampliato risorse e progetti soprattutto nei vertical utility, telco, produzione e retail. “Un’azienda italiana che opera in Italia non solo sulla grande utenza, che inizialmente pensavamo essere il target appropriato per progetti di AI, ma molto sulle Pmi, aziende del nostro mercato manifatturiero che vogliono reinventare i processi, che rileggono il loro business alla luce degli eventi di quest’anno”.

Tre ruoli in uno

L’approccio di Ammagamma è quello di “offrire una nuova visione all’esistente” precisa Bevilacqua. Non proponiamo sostituzioni hardware e software alle aziende ma interveniamo sui dati in loro possesso, con modelli matematici per garantire risparmi di costi, efficientamento e maggiore competitività”. Bacino di partenza le aziende di prossimità, i piccoli distretti (come quello della ceramica, forte in Emilia Romagna), le piccole aziende disperse sul territorio che grazie all’AI riescono ad industrializzare alcuni processi e a trovare nuove forme per ripensare al proprio business.

David Bevilacqua - Direttore Generale Energy Way
David Bevilacqua, amministratore delegato di Ammagamma

“Sono realtà che spesso non sono attraenti per i grandi vendor dell’IT dai quali non ricevono attenzione particolare, mentre noi riusciamo a proporre modelli matematici per ridisegnare processi, gestire le tecnologie esistenti, integrare i dati. In pratica svolgiamo tre ruoli: i matematici costruendo modelli di analisi, gli informatici pubblicando software per snellire i processi, i system integrator gestendo la fase di deployment delle soluzioni ottimizzate”.

Tre ruoli che si snodano in tre passaggi: analisi dell’esistente (“prendiamo lo storico dei dati di un cliente e lo analizziamo con algoritmi”), scrittura del codice (“informatici all’opera per scrivere software”) e integrazione con l’esistente (“completando la messa a terra del modello realizzato”). Il prodotto finale di questo processo è un software che si innesta nella strategia dell’azienda o nei siti industriali di produzione e che gestisce i dati in locale o anche in cloud. “Siamo di fondo un’azienda che ama sperimentare, ma che lavora con concretezza per migliorare i processi aziendali dei clienti attraverso soluzioni matematiche avanzate, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale che estraggono valore dai dati“. Il tempo medio di realizzazione di un progetto di Ammagamma è di 3-6 mesi per la parte di analisi, sviluppo software e deployment. Il ritorno sul business invece è stimato in 10 mesi dal deployment della soluzione.

La struttura aziendale non è organizzata per vertical, “una decisione che abbiamo preso in modo chiaro, perché le applicazioni di AI sposano diversi vertical di mercato” precisa Bevilacqua, un approccio valido in tutte le principali industry, dalle telco alla Gdo, dalle multi-utility alle banche. “Al momento non abbiamo in corso progetti nel mondo della sanitàNon stiamo operando nel mondo della pubblica amministrazione e non lo faremo a breve, anche se sviluppare dei Poc potrebbe essere interessante. Questo perché privilegiamo i tempi di risposta delle aziende, anche piccole, e i loro tempi di implementazione dei progetti, molto più rapidi di quelli della PA”.

In sette anni di attività (“l’azienda è nata nel 2013 come startup innovativa”), sono stati realizzati oltre 100 progetti customizzati dai quali sono state estrapolate poi delle soluzioni industrializzate con una copertura territoriale estesa. “Un asset strategico è che le soluzioni da noi individuate sono scalabiliprecisa Bevilacqua –Il nostro mondo non è propriamente un mondo di prodotti, ma un mondo di sviluppo di soluzioni che poi vengono customizzate. Ad esempio abbiamo progetti di customizzazione su piattaforme Sap ma lavoriamo su tutte le piattaforme software adottate dai nostri clienti. Con stupore, abbiamo osservato che anche aziende da 50 milioni di euro investono in AI, per progetti diversi, dal controllo della qualità alla gestione della supply chain”.

Linguaggio e competenze

Interfacciarsi con le Pmi ha portato Ammagamma a dover trovare un nuovo lessico, un nuovo linguaggio. “Nella narrazione comune quando si parla di AI si pensa ai robot, noi invece intendiamo l’applicazione matematica ai processi, rendendo questi più semplici. Una matematica applicata che sviluppa strumenti di conoscenza accessibili a tutti”.

Ma precisa: “La cultura dell’innovazione per buona parte è guidata da grande player e da grandi clienti, ma questo approccio funziona molto bene sui prodotti ma meno bene sui processi che devono essere seguiti in modo consulenziale. Non parlo di consulenza nel senso classico del termine, ma di una forte componente di education del cliente, soprattutto guardando alle Pmi. Il tema è facile da comprendere: efficientare i processi è una necessità per tutte queste aziende, nessuna esclusa”.

Un ruolo divulgativo che l’azienda si sta ritagliando anche collaborando con le università italiane e straniere (master all’Università di Modena e Reggio Emilia, partnership con Stanford o con TelAviv, poli di eccellenza per progetti legati allo sviluppo dell’AI). “Mancano la risorse, ma questo è un tema da sempre. Servono considerevoli investimenti in ricerca nel mondo dell’AI, ma serve una ricerca applicata direttamente nelle aziende e questo tema potrebbe essere incentivato anche con il credito d’imposta sui contratti di ricerca che darebbe alle Pmi l’opportunità di investire in competenze“.

Strategico rimane essere coinvolti in tavoli di lavoro europei o nazionali, come quello dedicato alla stesura della Strategia nazionale per l’AI (“un bel documento, articolato e  comprensivo, speriamo prenda vita a breve”), che ha permesso a Ammagamma di portare  l’approccio umanocentrico e la narrazione legata all’intelligenza artificiale a un livello superiore di discussione, ad esempio applicata a temi cruciali come quello dell‘etica e della sostenibilità. “Noi crediamo che il capitale umano rimanga ancora oggi la vera barriera di ingresso nelle aziende e noi lavoriamo proprio su questo aspetto, valorizzando i profili che abbiamo nel nostro Paese, senza guardare all’estero”.

Un tema di vicinanza che mostra la partecipazione – seppure virtuale, in tempi di Covid – a momenti di approfondimento organizzati dai distretti industriali, principalmente in Emilia Romagna e ad eventi di associazioni (“anche se al momento non abbiamo accordi e attività strutturate legate al mondo associativo o confindustriale, pur avendo partecipato a loro eventi territoriali”).

“Dobbiamo superare la logica degli investimenti in hardware tipica del nostro Paese – conclude – per far scalare le aziende più innovative”. Un percorso che segna anche la carriera di Bevilacqua: 20 anni in Cisco seguiti dall’esperienza di Yoroi (ora confluita in Tinexta)  e dall’entrata a gennaio 2020 in Energy Way ora Ammagamma “che considero un progetto in continuità con la mia storia professionale”.
Oggi, ancora come “piccolo azionista” del fondo che gestisce Yoroi, Bevilacqua prova soddisfazione per la nascita di Tinexta che conferma come piccole realtà, “startup nate da un’idea”, possano trovare forme di aggregazione importanti. “Ma il tema dell’aggregazione toccherà anche le aziende del mondo dell’AI, per dare valore e stabilità. Un fenomeno che accadrà nei prossimi 3-4 anni e chissà mai che Ammagamma possa essere abbastanza grande da essere essa stessa l’aggregatore”. Una battuta, o forse no.

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