La proposta Cloud@Customer è stata pensata da Oracle per i suoi clienti per due motivi principali: il primo riguarda il tema della sovranità dei dati. Ci sono mercati regolamentati che richiedono che il dato resti disponibile non solo all’interno dei confini UE ma proprio all’interno del DC dell’organizzazione (per esempio nell’ambito della PA o del finance/banking). Il secondo motivo riguarda il problema della latenza, perché quando si portano i workload in cloud, o si riesce a portare sia la componente DB sia quella applicativa sulla nuvola, oppure – come spesso accade – portando in cloud la componente database e non anche quella applicativa è facile poi trovarsi a far fronte a problemi di interconnettività, che invece Oracle Cloud@Customer risolve.

Oracle Cloud@Customer, i vantaggi per le aziende

I vantaggi di questa proposta sono molteplici. Ne parliamo con Enrico Proserpio, Cloud Engineering Senior Director Oracle Italia, che spiega: “Sì, Oracle Cloud@Customer, rappresenta effettivamente l’uovo di colombo in grado di soddisfare entrambe queste esigenze. E Oracle riesce ad offrire tutti i benefici del cloud ma a casa dei clienti. Sia in termini di modello operazionale, sia di costi (pay per use), sia di facilità di utilizzo e di automatismi”. Gli stessi vantaggi disponibili in cloud sono replicati esattamente anche nella proposta Cloud@Customer. E anche per quanto riguarda l’elasticità “è possibile, quando serve, attivare la potenza di calcolo supplementare necessaria sfruttando una consolle Web facile da utilizzare, oppure tramite Api, attraverso Terraform e semplici script. La risorsa infrastrutturale quindi resta on-premise, così come i dati, ma i modelli operativi ed economici vengono mutuati così come sono dal cloud, con i relativi vantaggi”.

Anche la connettività è semplificata, perché è ovviamente la stessa tipica di una risorsa on-premise (di fatto Exadata Cloud@Customer è identico alla macchina Oracle Exadata acquistabile dai clienti), solo dispone di “un’ulteriore connettività verso Oracle che permette di utilizzare tutti gli strumenti cloud per operare con il sistema e permette a Oracle di “vedere” come opera la macchina e quindi di monitorarne il corretto funzionamento. La risorsa infrastrutturale Exadata di fatto resta di proprietà Oracle, ma è posizionata non nel DC Oracle in cloud (per esempio all’interno dell’UE Francoforte, Amsterdam o prossimamente Milano) ma on-premise presso la sede stabilita dall’azienda. Al termine del contratto sarà possibile prorogare l’accordo, rinnovarlo (con la disponibilità della risorsa Exadata di nuova generazione), oppure chiuderlo”.

Enrico Proserpio, Cloud Engineering Senior Director Oracle Italia
Enrico Proserpio, Cloud Engineering Senior Director Oracle Italia

Dal punto di vista dell’utilizzo concreto la proposta offre tutta una serie di automatismi che permettono al team IT e al DB administrator di lavorare in modo più semplice. “Per esempio – spiega Proserpioper quanto riguarda le problematiche di patching che vengono precaricate all’interno della macchina con la possibilità per il cliente di scegliere il momento opportuno per applicarle con pochi clic, senza fermare l’operatività del sistema”. La stessa semplicità è prevista anche nel caso in cui si ha bisogno di “accendere o spegnere potenza”. E’ possibile farlo “attivando più Oracle Cpu (che corrispondono ai core fisici), grazie a un sempice tool grafico e all’utilizzo del set di applicazioni disponibili come Web User Interface. Di fatto quindi l’utente opera sull’infrastruttura Oracle disponibile nella propria sede collegandosi a un data center Oracle a scelta, proprio come farebbe operando in cloud”.

E’ facile comprendere quindi come anche le operazioni di provisioning di un nuovo DB siano del tutto semplificate, “semplicemente si sceglie la versione DB disponibile preferita e pochi altri parametri e le richieste inviate in cloud “ritornano dal cloud Oracle nella forma di Api Rest nella macchina on-premise, per essere eseguiti dall’agent ed essere così subito operativi”. Il canale di comunicazione viene sempre aperto dalla risorsa Exadata on-premise verso Oracle (quindi con l’apertura di porte solo in uscita). “E’ lo stesso canale – precisa Proserpio – che viene utilizzato per monitorare il funzionamento della macchina proprio perché la gestione della componente infrastrutturale è lasciata ad Oracle (gestione hardware, rottura di componenti, patching, storage) che riceve la telemetria dalla risorsa Exadata e valuta la necessità degli interventi”.

La sicurezza è sempre prioritaria

Il tema della sicurezza nel cloud Oracle di seconda generazione è prioritario, Oracle Cloud@Customer non fa eccezione. E’ quindi importante sottolineare che Oracle in nessun modo può accedere ai dati dei suoi clienti. Anche i tecnici certificati, “il cui operato è sempre tracciato, – precisa Proserpiopossono collegarsi alle risorse solo per la gestione infrastrutturale, non accedono ai DB ospitati dalle macchine virtuali, non ne detengono le password. Punto fermo resta inoltre che i DB nel cloud Oracle come nella proposta Cloud@Customer per definizione sono criptati e le chiavi di cifratura sono in possesso esclusivo del cliente. Le comunicazioni sono sempre aperte dalle risorse Exadata verso il cloud Oracle e non viceversa, l’intervento del personale Oracle avviene attraverso un canale temporaneo non permanente”. 

Un altro vantaggio di Oracle Cloud@Customer è la possibilità di mettere a disposizione dei clienti da una parte tutti i benefici del cloud, per esempio per quanto riguarda la possibilità di backup sfruttando gli strumenti di cloud automation, ma allo stesso tempo è possibile per i clienti sfruttare anche gli agent utilizzati abitualmente, che possono essere installati ed utilizzati anche sull’Exadata Cloud@Customer considerata la disponibilità del sistema presso la propria sede.

Oracle Exadata Cloud@Customer è del tutto allineato alla versione disponibile anche on-premise.
Tre quindi sono le possibilità di sfruttare la proposta: Exadata on-premise (1), nel DC Oracle (2) oppure, appunto in modalità Cloud@Customer nel proprio DC (3). Oracle in tutti e tre i casi fornisce Exadata nell’ultima versione disponibile, Exadata X8M. Nell’architettura Exadata la componente DB e quella storage, coesistono nella stessa infrastruttura. E’ questo il vantaggio chiave: “invece di portare i dati “a contatto del DB” sono le interrogazioni e i comandi del DB ad essere eseguiti dove sono i dati, con tutti i vantaggi di performance immaginabili, legate al fatto che non è necessario “muovere” i dati, che sono sempre di più in uno scenario in cui la data gravity è inevitabile rappresenti un elemento critico”. Exadata X8M introduce inoltre i vantaggi di Persistent Memory. Spiega Proserpio: “Lo storage è di fatto “intelligente” in quanto dotato di processori che eseguono una parte del codice del database. Ora, oltre all’utilizzo delle memorie flash da sempre presenti, con Exadata X8M, l’introduzione della Persistent Memory permette di beneficiare dei vantaggi di utilizzo di memoria con le stesse caratteristiche della Ram, come velocità ma con la caratteristica di essere “persistente”. In pratica è come disporre di un ulteriore livello di cache in grado di velocizzare l’esecuzione dei database, fino a due volte rispetto alla precedente generazione soprattutto per carichi transazionali”

Exadata Cloud@Customer, un modello vantaggioso

Dal punto di vista finanziario il modello Exadata Cloud@Customer prevede quindi un canone ricorrente dipendente dai diversi “tagli dimensionali” della proposta scelta (a seconda della capacità di storage, flash, Persistent Memory), ma la “potenza del DB” ospitato di fatto si paga con un modello a consumo. “Una macchina, per esempio, dispone fisicamente di cento core, ma il cliente può deciderne di utilizzarne solo una frazione in modo regolare, e sfruttare quelle disponibili in più per assorbire i carichi di lavoro nei momenti di picco e pagarne poi solo l’utilizzo effettivo”.

La flessibilità nell’utilizzo della potenza disponibile si rivela molto virtuoso, per esempio, per il disaster recovery. Ad esempio, clienti che utilizzano Exadata On-Premise sfruttano una “replica” di un Exadata primario, in un Exadata secondario Cloud@Customer il cui unico scopo è rimanere allineato ricevendo in tempo reale tutte le transazioni effettuate sul primario. “L’utilizzo delle Cpu nel secondario sarà minimo e quindi la possibilità di attivare solo le Cpu essenziali a ricevere i dati e pagare per quelle – offerta da Oracle – consente un significativo risparmio dei costi”. Se infine si sceglie come soluzione sia primaria sia secondaria Exadata Cloud@Customer, è possibile gestire la disponibilità delle Cpu come una sorta di “monte Cpu complessivo disponibile” (Oracle Universal Credits) con una flessibilità ancora maggiore”. 

Oracle propone due varianti di licensing, la prima – di tipo Full Pass – prevede una sola voce in sottoscrizione che concede il diritto di utilizzare il database con tutte le sue opzioni. Il cliente Exadata Cloud@Customer senza licenze Oracle disponibili, o con quelle disponibili già in utilizzo, opta per questa possibilità per disporre subito di tutte le opzioni Multitenant, In Memory, etc.etc.

Chi però dispone già di licenze Oracle, può riutilizzare le licenze già disponibili, con la formula Bring Your Own Licence, e portarle in cloud, continuando a pagare semplicemente il supporto, voce di costo non prevista invece nell’opzione Full Pass, omnicomprensiva. Oracle accompagna la vendita di Exadata Cloud@Customer con un business case – prosegue Proserpioin modo da aiutare i clienti nella scelta, e prevede anche la convivenza di entrambi i modelli, quindi i clienti possono disporre di macchine virtuali su cui vengono utilizzate le licenze in modalità Full Pass e altre su cui si sfrutta il modello Bring Your Own Licence (Byol)“.        

I clienti che decidono di utilizzare con Exadata Cloud@Customer la versione Oracle Autonomous Database, ovviamente beneficiano dei vantaggi in più offerti dagli algoritmi e dall’AI, quindi per esempio del patching eseguito in modo del tutto automatico, ma anche delle possibilità di scale-up e scale-down della potenza in modo automatico, sfruttando l’intelligenza integrata nella proposta.

Un’ulteriore possibilità si apre, infine, con la costituzione di una vera e propria Oracle Region Cloud@Customer. “In questo caso – conclude Proserpioil cliente può disporre non solo di un singolo Exadata Cloud@Customer ma di una vera e propria copia speculare di una region Oracle, realizzata su misura, con un approccio sartoriale, a casa del cliente, nei DC dei clienti”. Una Region Cloud@Customer può quindi comprendere non solo Exadata, ma anche VM, bare metal, tutto il panorama di sistema tipici di IaaS e PaaS disponibili nel cloud Oracle. Con il cliente a scegliere il balancing delle diverse componenti necessarie a seconda del progetto.

Non perdere tutti gli approfondimenti della Room Cloud. Perché Oracle?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi l'articolo: