Oggi oltre il 40% delle piccole e medie imprese considera la digitalizzazione importante per il proprio business e il 39% si dichiara orgogliosa degli investimenti fatti in questa direzione. Se si guarda poi al reale livello di innovazione, il 42% delle imprese ritiene di aver fatto passi importanti, una forchetta che si alza ulteriormente laddove le Pmi hanno un numero di lavoratori più significativo, con una percentuale importante (oltre il 58%) che si ritiene già allineata ai propri competitor sulla digital transformation. Non mancano però i  margini di miglioramento. Nel valutare il concreto livello di digitalizzazione della propria attività, il 24,5% degli intervistati si considera infatti digitalmente indietro.

Sono questi alcuni dati significativi dell’ultima ricerca di MastercardStep into the Next Economy: il digitale come leva strategica per il futuro delle Pmi –, da cui emerge il crescente interesse delle Pmi e degli esercenti italiani nell’innovazione tecnologica e nell’uso dei pagamenti digitali, percepiti come una leva strategica per il business.

La ricerca, realizzata in collaborazione con Astraricerche e conclusa lo scorso mese di maggio, guarda alla spina dorsale del nostro Paese, le Pmi, sulla base del colloquio con oltre 800 di queste realtà. A illustracela è Michele Centemero, country manager Italia di Mastercard, in un’anticipazione a margine dell’edizione 2023 del Mastercard Innovation Forum, l’appuntamento annuale che l’azienda dedica al futuro dei pagamenti, in programma in questi giorni.

Michele Centemero, country manager Italia di Mastercard
Michele Centemero, country manager Italia di Mastercard

Il messaggio di Cementero è positivo nel suo complesso: “Il digitale è entrato anche nel dna delle Pmi. C’è consapevolezza, fierezza e voglia di accelerare da parte degli imprenditori delle piccole e medie imprese nel viaggio della digitalizzazione – commenta Centemero –. Il consolidamento del digitale è ormai realtà in Italia e l’innovazione può offrire una grande spinta per crescere. Siamo nella giusta direzione per raggiungere gli obiettivi di digitalizzazione previsti nel Pnrr e auspichiamo che si continui in questa direzione con il massimo impegno per favorire questo processo come sistema Paese, promuovendo le competenze digitali di cittadini e imprese e lavorando all’accessibilità ai servizi pubblici”. 

Strumenti digitali a confronto

“Il contante non sparirà nel breve periodo ma diminuisce in modo progressivo”, spiega Cementero. Se si guarda agli strumenti di pagamenti in uso, infatti, le carte digitali assottigliano sempre più il gap con il contante. Le transazioni in contanti rappresentano ancora le principali modalità di pagamento (in 3,54 casi su 10), ma sono seguite a stretto giro dalle carte di pagamento (3,02), in rapida espansione e con un utilizzo che cresce con il crescere del numero dei dipendenti in azienda. A confermare il trend, il fatto che le aziende, se messe di fronte alla scelta di un solo strumento di pagamento futuro, per la prima volta fanno prevalere le carte (27,9%) sul contante (23,3%). Proiettando le preferenze nel futuro, i pagamenti via smartphone o wearable device sono in cima alle preferenze delle Pmi come strumento di pagamento a medio termine (3 anni) per il 48,4% e a lungo termine (10 anni) per il 44,2%. 

Mastercard – Ricerca “Step into the Next Economy” – Strumenti di pagamento

Parallelamente, si consolida l’utilizzo delle carte di pagamento anche in ambito b2b. Per i pagamenti commerciali e aziendali, lo strumento più largamente utilizzato è il bonifico bancario (55,1%), seguito dalle carte di pagamento (30,4%) che superano i contanti (29,6%); vengono poi i Sepa Debit/Rid (27,7%). Anche in questo caso, i pagamenti smart raggiungono il 16,8%, toccando il 21% tra gli under 35, mentre le piattaforme web o via app collegabili direttamente al conto corrente si attestano al 16,5%, confermando quanto le abitudini b2c influenzino il mondo commercial.   

Cresce anche la popolarità delle carte business, alle quali si associano crescenti aspettative da parte delle imprese, in termini di  servizi aggiuntivi, come offerte e agevolazioni negli acquisti (49,6%), strumenti per la digitalizzazione dell’attività (41,3%) e supporto e formazione legata allo sviluppo di competenze per migliorare il proprio business (22,1%).

Infine, nell’approccio alla gestione dei pagamenti aziendali importante appare il tema della sicurezza: oltre un terzo delle aziende denuncia di aver subito raggiri e truffe. Un elemento che viene sottolineato è che i problemi diminuiscono al crescere dell’età dei dipendenti: il 70% degli over 55 non ha mai subito una truffa, rispetto al 38% degli under 35. “Gli attacchi hacker e le truffe online rappresentano ancora un mal di pancia per l’esercente e per la piccola media impresa, perché è elevata la percentuale di chi dichiara di aver avuto questo tipo di problemi. Ed è sorprendente – aggiunge – che siano sotto maggiore attacco i giovani, considerati più esperti, rispetto agli over 55; forse perché utilizzano meno canali innovativi o perché sono oggettivamente più attenti alla sicurezza. E’ comunque evidente che in questo processo di trasformazione digitale gli investimenti in cybersecurity sono oggi fondamentali”.

“Investimenti che devono andare anche nella direzione della formazione e dell’educazione digitale, perché la nuova tecnologia in arrivo non è così pronta all’uso e le soluzioni richiedono maggior consapevolezza e approfondimento”, prosegue il manager. Permangono infatti  da parte delle imprese elementi di difficoltà, soprattutto in termini di investimento di tempo e risorse, soprattutto nell’uso delle tecnologie più innovative. In particolare, il 59% delle imprese è interessata a conoscere nuove soluzioni digitali, con una buona parte che ne ha già fatto uso, concentrandosi su siti web ed e-commerce evoluti (68,5%), soluzioni di sicurezza informatica (68%), soluzioni digitali (64,4%), analisi dei dati (58%) intelligenza artificiale generativa (51,7%). “In tema di investimenti, soluzioni come l’AI generativa sembrano lontanissime alle aziende, ma sono in realtà già pronte. Bisogna solo farle conoscere direttamente a questa platea di aziende, portarle in casa, e non sempre le due cose vanno di pari passo”, incalza Centemero.

Mastercard – Ricerca “Step into the Next Economy” – Soluzioni digitali più innovative: ranking di interesse per il futuro

L’e-commerce è uno strumento diffuso e apprezzato, considerato rilevante per l’80% degli esercenti con un solo dipendente. Oltre il 50% lo utilizza per la vendita dei propri prodotti/servizi, preferendo siti proprietari rispetto a marketplace di terzi, e lo ritiene una leva strategica per la propria attività il 65,7%. Il 32,1% delle imprese, pur non ricorrendo oggi all’e-commerce, non esclude di poterlo fare in futuro. “Se ci troveremo tra un paio d’anni a riparlare dell’e-commerce – commenta il country manager di Mastercard -, vedremo che avrà preso completamente piede perché risponde ad un’effettiva necessità e nell’utilizzo quotidiano cresce indipendentemente dal cannibalizzare il fisico a cui andrà ad affiancarsi completamente”.

Mastercard – Ricerca “Step into the Next Economy” – e-commerce, rilevanza per il business di Pmi ed esercenti

Sul tema della sostenibilità ambientale e sociale, due mondi che sempre più vengono associati, cresce l’attenzione. Per oltre il 70% dei rispondenti è infatti importante la ricaduta positiva che la propria attività può generare su persone, comunità e territorio, così come per il 75% è importante l’impatto sull’ambiente. L’importanza di un’attenzione alla sostenibilità pura e continuativa è percepita da oltre la metà dei rispondenti come valore aggiunto per il proprio business ed è considerata un vantaggio competitivo nei confronti della clientela in termini di sviluppo, fidelizzazione e miglioramento del volume di affari. Questo vale tanto per l’impegno ambientale (64,9%), quanto per l’impegno sociale (60,9%). Risalta in questo contesto la maggiore sensibilità nelle realtà a guida e o a prevalenza femminile. 

Mastercard – Ricerca “Step into the Next Economy” – Importanza della sostenibilità per Pmi ed esercenti

Le principali azioni intraprese in questa direzione sono: lo smaltimento sostenibile dei rifiuti (47,5%), l’uso efficiente di energia per ridurre gli sprechi (41,5%), l’adozione di un comportamento responsabile nei confronti dei dipendenti (39,8%), l’utilizzo di materiale riciclato, riciclabile e/o biodegradabile nel packaging (37,9%), la riduzione delle emissioni di CO2 (25,5%) e la promozione di iniziative culturali legate a progetti sostenibili (24,6%). Solo il 2% dei rispondenti non svolge alcuna azione in termini di sostenibilità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi l'articolo: