La digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana entra in una nuova fase, quella in cui l’intelligenza artificiale generativa si propone come leva per incrementare produttività, qualità dei servizi e capacità decisionale. A delineare questo scenario è lo studio L’opportunità dell’AI nella Pubblica Amministrazione in Italia, realizzato da Implement Consulting Group su commissione di Google e presentato a Roma in occasione di Google Cloud AI Live, evento di fine ottobre dedicato alla condivisione delle potenzialità dell’intelligenza artificiale applicata ai settori chiave dell’economia e del settore pubblico. Lo studio quantifica per la prima volta il valore economico potenziale dell’adozione pervasiva dell’AI nella PA italiana, stimando un impatto fino a 11 miliardi di euro di valore aggiunto nei prossimi dieci anni, a parità di risorse. L’analisi, basata su modelli econometrici e su un sondaggio condotto su oltre 300 enti tra comuni, regioni e amministrazioni centrali, mostra come l’AI generativa possa diventare un elemento abilitante per rendere la macchina amministrativa più accessibile, efficiente e centrata sul cittadino.

Una trasformazione digitale possibile

Il report parte da una constatazione ormai consolidata: la PA italiana è sottoposta a forti pressioni, tra la carenza di personale, l’eccessiva burocrazia e la necessità di gestire una crescente complessità operativa. In questo quadro, l’intelligenza artificiale rappresenta una tecnologia in grado di agire su più fronti: dalla riduzione dei tempi di elaborazione alla semplificazione dei processi decisionali, dalla qualità delle comunicazioni istituzionali alla gestione automatizzata delle richieste dei cittadini. Il 69% delle mansioni nella PA italiana – secondo le stime – potrebbe essere supportato o potenziato dall’AI generativa. Si tratta soprattutto di ruoli a elevato contenuto testuale o analitico, come quelli amministrativi, di front office e di analisi normativa, che richiedono l’elaborazione di grandi quantità di dati e documenti. L’automazione parziale di queste attività può liberare tempo e risorse, consentendo ai funzionari pubblici di concentrarsi su compiti a maggior valore aggiunto. Il potenziale economico complessivo, pari a 11 miliardi di euro, deriverebbe proprio da questo miglioramento della produttività interna: processi più rapidi, minori errori e una qualità superiore dei servizi offerti ai cittadini. “I risultati di questo studio non si limitano a quantificare il potenziale dell’AI, ma tracciano la rotta per il futuro digitale dell’Italia – ha spiegato Raffaele Gigantino, country manager Italy di Google Cloud –. Il nostro ruolo è quello di essere un partner fidato in questo percorso, fornendo la tecnologia sicura e le competenze necessarie per la trasformazione del settore pubblico”.

Raffaele Gigantino
Raffaele Gigantino, country manager Italia di Google Cloud, in occasione di Cloud AI Live a Roma

I dipendenti della PA e l’AI, dalla sperimentazione all’integrazione

Il sondaggio evidenzia una significativa apertura verso l’intelligenza artificiale da parte del personale della PA. Il 71% dei dipendenti pubblici italiani dichiara di aver già sperimentato strumenti di AI, almeno a titolo personale, nel proprio lavoro quotidiano. Tuttavia, questa sperimentazione non si traduce ancora in un’adozione sistemica: solo il 15% li utilizza regolarmente e appena il 25% delle istituzioni pubbliche ha investito in soluzioni strutturate di AI, come licenze software o sistemi automatizzati.

Il divario tra sperimentazione individuale e integrazione istituzionale è uno dei nodi centrali del rapporto. Le barriere principali all’adozione identificate dagli intervistati riguardano poi la mancanza di competenze interne (62%), le preoccupazioni legali e di responsabilità (50%) e la sicurezza dei dati (49%). Queste sfide indicano che la trasformazione digitale della PA non può basarsi solo sulla disponibilità tecnologica, ma richiede un investimento parallelo nella formazione e nella governance.

Come i dipendenti della PA usano l'AI
Come i dipendenti della PA usano l’AI (fonte: L’opportunità dell’AI nella Pubblica Amministrazione in Italia, Implement Consulting Group per Google, 2025)

Le priorità per un’adozione responsabile

Il tema delle competenze emerge come elemento chiave per la riuscita dell’integrazione dell’intelligenza artificiale nel settore pubblico. Secondo lo studio, l’Italia è il Paese europeo in cui la richiesta di formazione interna è più elevata: quasi un dipendente pubblico su cinque ritiene che lo sviluppo delle competenze digitali sia tra i tre cambiamenti più urgenti per la propria amministrazione. Per rispondere a questa esigenza, Google Cloud ha annunciato il lancio di Google Skills, una piattaforma di apprendimento che riunisce oltre 3.000 corsi provenienti da Google Cloud, DeepMind e altre divisioni del gruppo, integrando funzionalità basate su AI e meccaniche di gamification per favorire un apprendimento più rapido e personalizzato. L’obiettivo è offrire strumenti concreti alle amministrazioni e ai loro dipendenti per colmare il gap digitale e abilitare un uso consapevole e sicuro dell’AI. Parallelamente, la fiducia e la sicurezza dei dati restano condizioni essenziali per un’adozione diffusa. Le regioni cloud italiane di Milano e Torino, insieme alla qualifica Acn ottenuta da Google Cloud e all’offerta di soluzioni di cloud sovrano, rappresentano l’infrastruttura su cui costruire un modello di governance conforme alle normative europee e nazionali in materia di privacy, protezione dei dati e sovranità digitale.

L’impatto dell’AI sui processi PA, casi d’uso

Non mancano i casi d’uso in cui l’intelligenza artificiale già porta benefici tangibili. Nelle funzioni amministrative, l’AI generativa è in grado di automatizzare la redazione di documenti, verificare la coerenza normativa, sintetizzare report e migliorare la gestione delle richieste dei cittadini. Può inoltre essere impiegata per l’analisi dei dati pubblici e per la valutazione di politiche, abilitando processi decisionali più informati e tempestivi. Gli esempi di applicazioni già operative nel nostro Paese confermano il potenziale trasformativo della tecnologia. Exprivia, per esempio, ha realizzato su Google Cloud una piattaforma strategica per l’elaborazione dei dati a supporto delle agenzie spaziali impegnate nell’osservazione della Terra, sfruttando le funzionalità di sovranità e resilienza offerte dal Data Boundary di Google Cloud. D4Science, rete che aggrega infrastrutture di ricerca e comunità scientifiche, utilizza l’architettura AI ibrida di Google Cloud e la piattaforma Vertex AI per sviluppare ambienti di ricerca virtuali e interfacce conversazionali, riducendo dell’80% i tempi di addestramento dei modelli. Infine, la Regione Umbria ha introdotto UmbriaFacile, un’app mobile unificata per l’accesso ai servizi pubblici essenziali, che integra AI generativa e data residency locale per garantire sicurezza e scalabilità. La realtà – come gli stessi casi d’uso evidenziano – è che l’introduzione dell’AI nella PA, integrata nei processi delle amministrazioni – in particolare quelle locali -, di fatto ancora non è partita. L’adozione di casi d’uso “a basso rischio”, come suggerito dal report, può rappresentare il punto di partenza ideale: applicazioni in ambiti non critici, che non implicano l’uso di dati personali e che consentono di costruire fiducia e competenze interne. Successivamente, la scalabilità potrebbe estendersi ai processi più complessi, fino alla piena automazione dei servizi rivolti ai cittadini. 

Ecosistema pubblico-privato in evoluzione

Oltre al settore pubblico, la ricerca sottolinea l’importanza della collaborazione tra amministrazioni, università, centri di ricerca e imprese tecnologiche per promuovere un ecosistema dell’innovazione sostenibile e inclusivo. In questa direzione si inserisce il protocollo d’intesa tra Google Cloud e CDP (Cassa Depositi e Prestiti) Venture Capital, annunciato durante l’evento romano, che mira a sostenere le startup italiane più promettenti attraverso programmi di accelerazione, accesso a tecnologie di AI di livello mondiale e supporto tecnico. L’accordo intende favorire la nascita di un tessuto imprenditoriale innovativo capace di contribuire alla modernizzazione del Paese. L’iniziativa si affianca ai progetti già in corso con enti pubblici, università e società di ricerca, con l’obiettivo di rendere l’intelligenza artificiale una componente strutturale dell’infrastruttura digitale nazionale. Un approccio che, nelle intenzioni di Google Cloud, punta a “trasformare il potenziale dell’AI in progresso tangibile per tutti i cittadini”, come sottolinea ancora Gigantino.

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