Con l’approvazione del piano industriale 2026-2029, Consip avvia una fase di accelerazione che consolida il percorso avviato nel precedente ciclo strategico e rilancia il ruolo della società come infrastruttura centrale per la modernizzazione del procurement pubblico italiano. Il piano, deliberato dal consiglio di amministrazione a fine gennaio, si colloca in continuità con i risultati raggiunti ma alza l’asticella, sia in termini quantitativi sia qualitativi, ponendo come obiettivo di sistema la riqualificazione di nuove quote di spesa pubblica e il rafforzamento della fiducia nei meccanismi di acquisto della PA. Contesto di partenza è quello di una spesa pubblica di riferimento stimata in circa 185 miliardi di euro annui. Su questo perimetro, Consip intende agire come abilitatore di efficienza, trasparenza e innovazione, con l’ambizione dichiarata di portare entro il 2030 la spesa intermediata attraverso contratti e mercati digitali da un sesto a un terzo del totale. Una sfida che, come evidenziato nella visione strategica del Piano, non riguarda solo l’aumento dei volumi, ma soprattutto la qualità dei processi, dei contratti e dei risultati per le amministrazioni e per il tessuto imprenditoriale.
I risultati conseguiti nel 2025 forniscono una base solida su cui innestare il nuovo ciclo di pianificazione. Il valore delle gare pubblicate ha superato i 37 miliardi di euro, più che raddoppiando rispetto all’anno precedente, con una crescita del 126 per cento. Parallelamente sono cresciuti il numero delle pubblicazioni (+10%), dei lotti (+50%) e delle offerte presentate dalle imprese (+121%), rilievi che segnalano una maggiore capacità attrattiva delle iniziative Consip e un rafforzamento della concorrenza. Anche l’utilizzo effettivo di contratti e mercati digitali da parte delle amministrazioni ha raggiunto quota 31,2 miliardi di euro, pari a circa un sesto della spesa pubblica di riferimento, con un incremento del 10 per cento e un livello triplicato rispetto al biennio precedente.
In numeri, il piano industriale 2026-2029 punta a un volume complessivo di acquisti superiore a 165 miliardi di euro (tra beni, servizi e lavori) nel quadriennio, distribuiti su oltre 3,8 milioni di contratti messi a disposizione di circa 14mila amministrazioni pubbliche con il coinvolgimento di circa 350mila imprese, di cui il 95% piccole e medie. Il dato evidenzia come il modello Consip continui a rappresentare uno strumento di inclusione del tessuto produttivo, oltre che una leva di razionalizzazione della spesa.
Consip, combinare quantità e qualità
Il posizionamento della società come centrale di acquisto nazionale si traduce in una strategia che combina quantità e qualità. Da un lato, l’aumento dei volumi intermediati; dall’altro, un’attenzione crescente alla progettazione delle gare, ai criteri di aggiudicazione e alla capacità dei contratti di rispondere ai fabbisogni reali delle amministrazioni. In questa direzione si colloca l’obiettivo di incrementare nel 2026 del 23% le gare in pubblicazione e di introdurre criteri innovativi in almeno il 70% dei bandi con criteri innovativi, rafforzando il presidio su nuovi ambiti merceologici e sull’innovazione di processo e di prodotto.
Un altro asse centrale del Piano riguarda l’ampliamento dello “scaffale di offerta”, con una crescita attesa del 59% delle gare aggiudicate nel 2026 e il raddoppio del numero dei lotti. La scelta di lavorare sulla dimensione e sulla struttura dei lotti risponde all’esigenza di favorire una maggiore partecipazione del mercato e di rendere le iniziative più accessibili alle Pmi, senza rinunciare alla qualità dell’offerta e alla sostenibilità dei contratti nel tempo. La trasformazione dei mercati digitali rappresenta un ulteriore pilastro della strategia. Il piano prevede un aumento del 33% dei nuovi bandi sullo Sdapa (il sistema dinamico di acquisizione della pubblica amministrazione), l’introduzione di nuove categorie merceologiche e lo sviluppo di servizi evoluti a supporto delle amministrazioni. Particolare attenzione è dedicata alla semplificazione dei processi di micro-affidamento, che interessano una quota di spesa pubblica stimata in circa 5 miliardi di euro, e all’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale agentica per migliorare l’esperienza d’uso e l’efficienza operativa.
Investire in persone e tecnologie
In questo quadro, il tema degli investimenti in persone e tecnologie assume un ruolo strutturale. Il piano 2026-2029 conferma la centralità delle competenze interne come fattore abilitante della trasformazione, prevedendo interventi mirati per rafforzare il presidio dei processi critici, acquisire know-how su nuovi ambiti di spesa e promuovere una cultura organizzativa orientata alla crescita e al benessere. Sul fronte tecnologico, Consip destina circa 40 milioni di euro, interamente autofinanziati, all’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale avanzate, con un incremento del 62% rispetto al quadriennio precedente.
La valorizzazione del patrimonio informativo sulla spesa pubblica costituisce un altro elemento distintivo del piano. Attraverso soluzioni di data governance integrate e interoperabili, Consip intende utilizzare i dati come leva a supporto della progettazione delle gare, della gestione dei contratti e delle decisioni di business. Le applicazioni di AI, alimentate da questo patrimonio informativo, sono chiamate a supportare in modo più efficace ed efficiente i processi decisionali, migliorando la qualità delle iniziative e il controllo in fase di esecuzione.

Il piano prevede inoltre lo sviluppo di servizi a supporto delle amministrazioni nel monitoraggio della spesa e nella verifica dei prezzi di riferimento, oltre a strumenti dedicati alle autorità per l’accesso ai dati sugli appalti. A livello internazionale, Consip punta a rafforzare il proprio ruolo all’interno delle reti di knowledge sharing sul procurement pubblico, contribuendo allo scambio di buone pratiche e al dibattito europeo sui modelli di acquisto.
La visione complessiva è sintetizzata dalle parole dell’amministratore delegato e direttore generale Marco Reggiani, che sottolinea come i quattro anni di piano siano pensati per “abilitare Consip a raddoppiare, entro il 2030, la spesa annua intermediata su contratti e mercati digitali, passando da un sesto a un terzo dei 185 miliardi di euro di spesa pubblica di riferimento”. Un obiettivo che, secondo Reggiani, “passa attraverso il ruolo delle persone e l’adozione di nuove tecnologie”, con l’intento di contribuire in modo concreto alla qualità e all’efficienza della spesa pubblica e di rafforzare la fiducia negli acquisti della PA.
La continuità dell’ascolto emerge come tratto distintivo dell’impostazione strategica. Il confronto strutturato con amministrazioni e imprese, attraverso strumenti come il market day e i tavoli merceologici, diventa parte integrante del modello operativo, così come la trasparenza nella pianificazione delle iniziative, garantita dalla pubblicazione e dall’aggiornamento del piano gare. In questo senso, il piano Industriale 2026-2029 non si limita a definire obiettivi numerici, ma delinea un percorso di evoluzione del procurement pubblico come leva di politica industriale, innovazione e sostenibilità del sistema Paese.
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