Il 19 dicembre dell’anno appena concluso, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale sul regolamento per l’euro digitale, aprendo formalmente la strada ai negoziati interistituzionali con il Parlamento europeo. Si tratta di un passaggio decisivo in un percorso legislativo avviato nel giugno 2023 con la presentazione da parte della Commissione europea del cosiddetto single currency package, che include sia il quadro normativo per l’introduzione della moneta digitale pubblica, sia un regolamento per il rafforzamento del corso legale del contante.
La posta in gioco va ben oltre il perimetro tecnico dei sistemi di pagamento. Lo ha ribadito di recente Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, nel suo intervento a Nicosia il 6 febbraio: “In un contesto segnato da rapidi cambiamenti e tensioni geopolitiche, l’Europa deve investire nella propria capacità collettiva di innovare e competere”, inquadrando l’euro digitale come componente essenziale dell’autonomia strategica europea. I numeri parlano chiaro: quasi due terzi delle transazioni con carta nell’area euro sono gestiti da operatori non europei. In tredici Paesi dell’eurozona i pagamenti nei negozi fisici dipendono interamente da circuiti internazionali. Uno scenario che espone infrastrutture critiche europee a decisioni prese al di fuori dei confini dell’Unione.
Euro digitale, perché un approccio duale
Il mandato approvato dai ministri dei Ventisette, come approvato dal Parlamento europeo il 10 febbraio, prevede che l’euro digitale sia utilizzabile sia online sia offline, divergendo dalla posizione iniziale del relatore del Parlamento europeo, Fernando Navarrete, che aveva proposto un modello esclusivamente offline per massimizzare la tutela della privacy degli utenti. Il Consiglio ha optato invece per un approccio più ampio: le transazioni online saranno elaborate in tempo reale attraverso il registro della banca centrale o tramite intermediari autorizzati, mentre quelle offline verranno registrate localmente sui dispositivi degli utenti e sincronizzate con il registro centrale al ripristino della connettività.
La scelta del modello duale risponde a esigenze complementari. L’offline garantisce resilienza in caso di blackout energetici o attacchi informatici, con un livello di riservatezza paragonabile al contante: i dettagli delle transazioni restano noti solo al pagatore e al beneficiario. La componente online estende la copertura a e-commerce e trasferimenti tra persone. “Anche per i pagamenti online – ha precisato Cipollone – la Bce non potrà identificare le parti coinvolte: vedrà solo codici crittografati e l’importo, il cui collegamento alle identità reali sarà noto solo alle rispettive banche”.
Architettura e limitazioni, obiettivo la stabilità
Tra gli elementi cardine del mandato figurano i limiti di detenzione, pensati per evitare che l’euro digitale venga utilizzato come riserva di valore, drenando depositi dal sistema bancario. I tetti saranno fissati dalla Bce, nel rispetto di un massimale concordato con il Consiglio e soggetto a revisione almeno biennale. Le valutazioni tecniche della Bce confermano che l’uso per i pagamenti quotidiani non comprometterebbe la stabilità finanziaria.

La possibilità di collegare il wallet a un conto corrente consentirà pagamenti anche per importi superiori al limite, tramite meccanismi automatici di trasferimento (funzionalità waterfall). I fornitori di servizi di pagamento non potranno addebitare costi ai consumatori per i servizi di base: apertura dei conti, esecuzione delle transazioni, operazioni di carico e scarico dei fondi. Per i servizi a valore aggiunto saranno previste commissioni. Un periodo transitorio di almeno cinque anni vedrà un tetto per le commissioni interbancarie e quelle per i commercianti, allineandole ai livelli dei metodi di pagamento esistenti; al termine, le tariffe saranno ricalcolate sui costi effettivi.
I vantaggi per business, consumatori e banche
L’intervento di Cipollone a Nicosia delinea i benefici per i diversi attori dell’ecosistema. Per i commercianti, l’euro digitale rappresenterebbe un’alternativa europea ai circuiti internazionali, spesso caratterizzati da commissioni elevate e poco trasparenti. I piccoli esercenti, che oggi pagano costi fino a quattro volte superiori rispetto ai grandi operatori, potrebbero dimezzare le spese per i pagamenti digitali. L’assenza dei cosiddetti “scheme fees” (commissioni di sistema) a carico dell’Eurosistema genererebbe risparmi redistribuibili tra banche e commercianti. Ai consumatori, la moneta digitale pubblica offrirebbe la possibilità di pagare con un unico strumento in tutta l’area euro, gratuitamente per l’uso di base, sia online sia offline, con standard di privacy superiori alle soluzioni commerciali. Un sondaggio dell’Eurosistema ha rilevato che il 66% dei cittadini europei si dice interessato a provare l’euro digitale. Particolare attenzione è dedicata all’inclusione: la Bce ha firmato un accordo con la Fondazione once per garantire l’accessibilità universale del nuovo strumento alle persone con disabilità.
Per le banche, il modello prevede che siano gli istituti di credito e gli intermediari autorizzati a fungere da interfaccia verso gli utenti. Cipollone spiega infatti che, rispetto ai circuiti internazionali (con cui le banche perdono commissioni) e ai wallet delle big tech (con cui perdono commissioni e dati), il modello di compensazione dell’euro digitale è progettato per generare ricavi netti superiori. Solo i prestatori di servizi di pagamento autorizzati nell’UE potranno distribuire la nuova moneta.
Roadmap, progetto pilota nel 2027 e lancio nel 2029
Con l’approvazione del mandato, il Consiglio può avviare i confronti con il Parlamento europeo, la cui posizione è attesa per maggio 2026. Una volta adottato il quadro legislativo, sarà la Bce a decidere se procedere all’emissione. La tabella di marcia prevede una fase pilota dal 2027 e un possibile lancio operativo entro il 2029. L’interesse del mercato è già significativo: la sessione focus di gennaio 2026 ha registrato forte partecipazione e la Bce sta per pubblicare un invito formale rivolto ai prestatori di servizi di pagamento. L’euro digitale nascerà pensato come infrastruttura pubblica, paragonabile a una rete ferroviaria sulla quale operatori privati possono offrire servizi e competere sull’innovazione. Grazie allo status di corso legale, creerebbe uno standard europeo comune. L’integrazione prevede comunque la possibilità di co-branding con i circuiti privati esistenti e l’incorporazione nei wallet già in uso, minimizzando i costi aggiuntivi per i fornitori di servizi di pagamento.
Le sfide e le urgenze
Il progetto non è privo di resistenze. Parti del settore bancario temono l’impatto sui depositi e per i propri privilegi di intermediazione. La posizione del Consiglio ha però introdotto aggiustamenti mirati: dall’obbligo di distribuzione esclusivamente tramite operatori UE, ai limiti di detenzione, fino a un modello di compensazione disegnato per essere più vantaggioso rispetto ai circuiti internazionali.
In parallelo, la crescita delle stablecoin denominate in dollari statunitensi e l’espansione dei wallet delle big tech amplificano il rischio di un’erosione progressiva del ruolo dell’euro nei pagamenti globali. L’Eurosistema lavora anche su altri fronti strategici: la piattaforma Pontes la soluzione Dlt nell’Eurosistema, attesa per il terzo trimestre 2026, e l’interconnessione del sistema Tips (Target Instant Payment Settlement) con le infrastrutture di pagamento rapido di altri Paesi. Come ha ricordato Cipollone citando le conclusioni dell’Euro Summit (era ottobre dello scorso anno), i leader europei hanno chiesto di completare rapidamente i lavori legislativi. Il messaggio è chiaro: ritardi nel processo rischiano di consolidare la dipendenza dai circuiti internazionali. L’euro digitale non è un progetto accessorio; è l’adattamento della moneta sovrana a un’economia che ha smesso da tempo di essere solo analogica.
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