Passi avanti per la ricerca sociale in Italia sul terreno della condivisione e della gestione dei dati. Da febbraio è infatti operativo Dassi (Data Archive for Social Sciences in Italy): il Paese si dota finalmente di un’infrastruttura dedicata alla cura, alla conservazione e alla distribuzione sicura dei dataset prodotti nell’ambito delle scienze sociali. Un traguardo atteso, che colma un vuoto strutturale e inserisce l’Italia nel circuito europeo degli archivi di dati per la ricerca, in linea con i principi dell’Open Science e con gli standard definiti dal consorzio Cessda Eric (Consortium of European Social Science Data Archives).

Il progetto Dassi nasce nel 2021 come Joint Research Unit tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche – attraverso il Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale (Cnr-Dsu), l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Cnr-Irpps) e l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (Cnr-Istc) – e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che vanta una lunga tradizione nel campo dell’archiviazione dei dati di ricerca grazie al centro interdipartimentale UniData – Bicocca Data Archive. E dopo anni di lavoro dedicati allo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica e dei servizi di supporto, l’archivio è ora accessibile a chiunque voglia depositare i propri dataset o consultare e scaricare liberamente quelli già disponibili.

Non un semplice repository, ma un database/archivio professionale

La distinzione è sostanziale e merita attenzione. Dassi non si limita a offrire uno spazio di archiviazione dove caricare file. Si tratta di un archivio professionale, dotato di personale specializzato sia nella gestione tecnica dei dati sia nei domini disciplinari delle scienze sociali. Questo significa che ogni dataset depositato viene sottoposto a controlli di qualità approfonditi, anonimizzato secondo gli standard etici e normativi vigenti, corredato da una documentazione accurata e distribuito in formato aperto con l’assegnazione di un Doi (Digital Object Identifier) che ne garantisce la tracciabilità e la citabilità nel tempo. Gli specialisti di Dassi accompagnano i ricercatori durante l’intero processo di deposito, dalla preparazione dei dati alla scelta della licenza d’uso più appropriata, fino alla pubblicazione finale. Un servizio di assistenza qualificata che fa la differenza rispetto ai repository generici, dove spesso i dati vengono caricati senza un’adeguata contestualizzazione e risultano poi difficili da trovare, comprendere e riutilizzare.

Bussola operativa: i principi Fair

Al centro del modello operativo di Dassi ci sono i principi Fair (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) – che rappresentano lo standard di riferimento a livello internazionale per la gestione dei dati di ricerca. In concreto, questo si traduce in un catalogo online che rende i dati ricercabili e consultabili, in una metadatazione conforme allo standard Ddi (Data Documentation Initiative) e nell’uso di vocabolari controllati che garantiscono un’elevata interoperabilità tra archivi e sistemi diversi. La conservazione a lungo termine segue il modello Oais (Open Archival Information System), assicurando che i dati rimangano integri, accessibili e documentati nel tempo. Ogni dataset è corredato da metadati e materiali descrittivi pensati per consentire a chiunque – non solo agli addetti ai lavori – di comprendere il contesto, la struttura e i processi della ricerca che li ha generati.

Nodo italiano, infrastruttura europea

Con Dassi, l’Italia entra a pieno titolo nella rete Cessda Eric, l’abbiamo accennato in apertura: è l’infrastruttura di ricerca europea che dal 1976 riunisce gli archivi nazionali di dati per le scienze sociali. Un percorso lungo, iniziato con le prime esperienze italiane negli anni Settanta con l’Adpss (Archivio Dati e Programmi per le Scienze Sociali), proseguito con la creazione di Adpss-Sociodata nel 1999 e culminato nella nascita di UniData nel 2015. Dassi rappresenta l’evoluzione naturale di questa tradizione, portandola a un livello di maturità istituzionale e infrastrutturale senza precedenti. L’adesione all’ecosistema Cessda non è solo un riconoscimento formale. Significa che i dati archiviati in Dassi vengono automaticamente resi disponibili attraverso il Cessda Data Catalogue, il catalogo europeo che aggrega i dataset di tutti i Paesi membri. Per la ricerca italiana, questo si traduce in una visibilità internazionale immediata e nella possibilità di contribuire a studi comparativi su scala continentale. Uno degli obiettivi più ambiziosi, in questa fase, è migliorare la diffusione internazionale dei dati prodotti dall’Istat, che rappresentano un patrimonio informativo fondamentale ma spesso non adeguatamente descritto secondo i principi Fair.

Dassi, cosa cambia per chi fa ricerca sociale

Per i ricercatori che operano nelle scienze sociali, Dassi rappresenta un’opportunità concreta sotto diversi profili. Innanzitutto, depositare i propri dati in un archivio certificato aumenta la visibilità dei risultati: come abbiamo spiegato i dataset vengono anonimizzati, distribuiti in formato aperto, documentati con cura e resi citabili grazie all’assegnazione di un identificativo persistente. In secondo luogo, Dassi consente di soddisfare in modo strutturato le richieste europee in materia di open access, un aspetto sempre più rilevante nell’ambito dei programmi di finanziamento come Horizon Europe, dove la gestione aperta dei dati di ricerca è un requisito vincolante. Non va sottovalutato, infine, il valore dell’assistenza specializzata. Molti ricercatori, soprattutto nelle fasi iniziali, non hanno familiarità con le procedure di deposito, con la scelta delle licenze d’uso o con la preparazione dei metadati. Dassi offre un accompagnamento dedicato che abbatte queste barriere e trasforma il deposito dei dati da adempimento burocratico a buona pratica integrata nel ciclo di ricerca.

Un'interfaccia di Dassi
Un’interfaccia di Dassi – Data Archive for Social Sciences in Italy

Il valore di Dassi va ben oltre il perimetro della comunità accademica. L’archivio si configura come una risorsa strategica per l’intera società, rendendo disponibili dati affidabili, documentati e verificati su temi che toccano la vita quotidiana di milioni di persone: disuguaglianze, lavoro, benessere, servizi pubblici, dinamiche demografiche. Per i policy maker, l’accesso a dataset anonimizzati, standardizzati e comparabili rappresenta un supporto diretto alla progettazione e alla valutazione delle politiche pubbliche. Decisioni più informate, basate su evidenze solide piuttosto che su percezioni o dati frammentari. Per il giornalismo, la disponibilità di dataset certificati e documentati significa poter costruire inchieste e racconti fondati su evidenze verificabili, contribuendo a contrastare la disinformazione e a elevare la qualità del dibattito pubblico. Per la cittadinanza in generale, i dati aperti favoriscono trasparenza, partecipazione e consapevolezza.

Servizio gratuito e aperto

Un aspetto fondamentale: il servizio offerto da Dassi è completamente gratuito e aperto alla comunità scientifica. L’archivio utilizza licenze aperte, formati aperti e software open source, promuovendo una cultura della condivisione che va nella direzione indicata dalle politiche europee sull’Open Science. La raccolta automatica dei metadati garantisce inoltre una diffusione capillare dei dataset, che vengono indicizzati non solo nel catalogo DASSI ma anche in quello europeo gestito da Cessda. L’infrastruttura si articola in due unità operative integrate: la Data Curation, coordinata dall’Università di Milano-Bicocca, che si occupa dell’acquisizione e della gestione dei dati; e la e-Research Infrastructure, coordinata dal Cnr, che cura le attività di preservazione, accesso e disseminazione. Un modello organizzativo che combina competenze accademiche e capacità istituzionali, garantendo solidità e continuità nel tempo.

Scenari, prospettive, roadmap

Dassi si inserisce poi in un contesto europeo in cui la gestione dei dati di ricerca è diventata un tema centrale per le politiche scientifiche e per i programmi di finanziamento. La Commissione Europea, attraverso l’European Open Science Cloud (Eosc) e l’adozione dei principi Fair come requisito per i progetti Horizon Europe, ha tracciato una rotta chiara: i dati della ricerca devono essere aperti, documentati e riutilizzabili. In questo scenario, avere un’infrastruttura nazionale dedicata e riconosciuta a livello europeo non è più un’opzione, ma una necessità strategica.

Il percorso non si esaurisce al lancio. L’archivio è attualmente impegnato nel processo di ottenimento della certificazione CoreTrustSeal, uno standard internazionale che attesta la qualità e l’affidabilità degli archivi di dati. Allo stesso tempo, è in corso un’attività di sensibilizzazione e di costruzione di accordi di collaborazione con università, istituzioni e centri di ricerca italiani per alimentare l’archivio con nuovi dataset e ampliarne le collezioni.

In un Paese che spesso fatica a fare sistema nell’ambito della ricerca e dell’innovazione, Dassi rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale tra Cnr e università, capace di costruire un’infrastruttura di valore europeo. Una risorsa pensata per chi fa ricerca sociale, ma rivolta all’intera collettività e dedicata a far crescere la ricerca aperta in Italia. Con la consapevolezza che rendere i dati accessibili e riutilizzabili non è solo un obbligo normativo, ma una scelta culturale che può migliorare la qualità della conoscenza e, di conseguenza, delle decisioni che su quella conoscenza si fondano.

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