In Italia si parla di smart city pensando soprattutto alle grandi metropoli come Milano, Roma, Torino. Eppure, esistono realtà di dimensioni più contenute che sperimentano modelli di governance urbana basati sui dati con risultati che meritano attenzione. Il Comune di Pisa è uno di questi casi. Una città che sulla carta conta appena 90mila residenti, ma che per struttura economica, flussi turistici, presenza universitaria e complessità ambientale si trova ad affrontare problematiche tipiche di centri molto più grandi: gestione dei rifiuti, inquinamento acustico, traffico, qualità dell’aria, scarichi industriali e fognari.

Il contesto e il bisogno

È la Direzione Ambiente del Comune a presidiare questo perimetro ampio e trasversale, occupandosi di temi che vanno dalla raccolta rifiuti all’elettromagnetismo, dalle valutazioni ambientali strategiche al monitoraggio degli scarichi idrici. Un ventaglio di competenze che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e che, senza strumenti tecnologici adeguati, sarebbe impossibile governare in modo efficiente e trasparente. Il punto di partenza del progetto è un problema strutturale della PA italiana: la bassa qualità dei dati. Informazioni ambientali disperse in archivi separati, formati incoerenti, aggiornamenti irregolari e scarsa interoperabilità tra i sistemi rendono difficile non solo l’analisi, ma la stessa capacità di fornire ai cittadini un quadro affidabile della situazione ambientale del territorio.

Marco Redini
Marco Redini, direttore della Direzione Ambiente del Comune di Pisa

Lo spiega bene Marco Redini, direttore della Direzione Ambiente del Comune di Pisa, che racconta l’esperienza – con Nunzia Linzalone, ricercatrice Cnr in ambito ambientale e sanitario pubblico – e prima di tutto evidenzia che sì, un Comune è un ente più piccolo rispetto a una struttura di ricerca, ma è il punto dove i dati vengono generati.

E l’obiettivo è garantire trasparenza ai cittadini, fornendo dati ambientali aggiornati e attendibili. Senza una piattaforma in grado di strutturare, validare e correlare le informazioni provenienti da fonti diverse — sensori ambientali, database comunali, dati sanitari, flussi di traffico — la governance rimarrebbe ancorata a decisioni basate sull’esperienza soggettiva più che su evidenze misurabili. L’amministrazione ha quindi bisogno di uno strumento che non solo raccolga i dati, ma li renda utilizzabili, interrogabili e, soprattutto, trasparenti verso la cittadinanza.

Il metodo e la soluzione

La risposta arriva con la costruzione di un sistema avanzato di analisi e monitoraggio ambientale basato su Sas Viya, la piattaforma cloud-native di intelligenza artificiale, analytics e data management di Sas. Il progetto, sviluppato proprio in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, ha come obiettivo la creazione di una filiera del dato affidabile e trasparente, capace di correlare le politiche pubbliche con i loro effetti reali sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Una piattaforma come Sas Viya, che si autoalimenta, costringe le fonti a fornire dati strutturati e coerenti, sottolinea Redini con Linzalone. Un aspetto cruciale: non si tratta solo di dotarsi di un software di visualizzazione, ma di imporre una disciplina del dato a tutta la catena informativa. Quando il sistema richiede formati e standard precisi, le fonti si adeguano, e la qualità complessiva dell’informazione migliora a monte, non solo a valle.
Concretamente, il sistema automatizza i procedimenti amministrativi della Direzione Ambiente, tracciando lo stato di ogni pratica — autorizzazioni per scarichi, concessioni ambientali, controlli sulle emissioni — attraverso visualizzazioni cartografiche e statistiche. Ma il cuore del progetto va oltre l’efficienza burocratica: il ciclo dei rifiuti viene monitorato costantemente, con dati su produzione, raccolta e smaltimento che consentono di identificare le aree critiche e migliorare la pianificazione logistica. Lo stesso approccio è esteso al monitoraggio degli scarichi fognari e industriali, e al traffico aeroportuale.

Le applicazioni concrete

Un esempio emblematico della potenza di questo approccio riguarda il rumore generato dal traffico aereo. Un comitato di 800 cittadini aveva sollevato il problema dei decolli in direzione della città, percependo una gestione opaca delle rotte. L’analisi dei dati raccolti e visualizzati tramite Sas ha permesso all’amministrazione di mostrare in tempo reale quanti voli decollano verso la città e quanti verso il mare, evidenziando che il fenomeno è governato con criteri oggettivi e trasparenti. Oggi i cittadini possono consultare questi dati sul portale comunale, verificando come vengono gestite le rotte e in quali orari si concentrano i voli. Il cittadino, in questo modo, non è più destinatario passivo di informazioni, ma diventa parte attiva del processo di monitoraggio.

Nunzia Linzalone, ricercatrice Cnr
Nunzia Linzalone, ricercatrice Cnr

Oltre a questo la possibilità di correlare i dati ambientali con quelli sulla salute pubblica con approccio geospaziale è forse l’applicazione che più ha sortito l’effetto “wow”. Grazie ad un Accordo Quadro con il Cnr e alla collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica e con l’Azienda sanitaria locale, sono stati individuati tassi di mortalità standardizzati per aree sub-comunali e poi sono stati incrociati dati con indicatori socioeconomici e demografici (validati da Istat), fino ad individuare aree critiche e zone resilienti della città. Score aggregati sintetizzano le informazioni e le rendono visualizzabili in mappe colorimetriche per facilitare chi deve decidere, così da basare le scelte su evidenze scientifiche e non su percezioni o pressioni. Un lavoro, questo, che ha ottenuto riconoscimenti dalla comunità scientifica internazionale per l’innovatività metodologica nell’ambito della pianificazione urbanistica.

I vantaggi

I benefici del progetto si distribuiscono su più livelli. Sul piano organizzativo, per cui chi utilizza la piattaforma è più sicuro, autonomo e consapevole. E quando i processi sono ben strutturati, si lavora meglio. La qualità dei dati ha aperto la strada a nuove collaborazioni con università, aziende sanitarie e altri enti del territorio: i dataset del Comune vengono frequentemente richiesti per attività di ricerca, alimentando un circolo virtuoso di scambio di conoscenze. Sul piano della trasparenza verso i cittadini, il portale dei dati ambientali ha trasformato il rapporto tra amministrazione e comunità, passando da una comunicazione unidirezionale a un modello in cui le informazioni sono accessibili, verificabili e comprensibili.

Le prospettive future sono altrettanto significative. Il passo successivo sarà integrare funzionalità di forecasting, per prevedere gli effetti delle scelte prima che vengano attuate. Un esempio concreto è la gestione dei rifiuti durante eventi straordinari come il Giugno Pisano: grazie ai dati storici e ai modelli predittivi si potrà ottimizzare la logistica e ridurre sprechi e inefficienze. L’amministrazione sta anche avviando collaborazioni con la Regione Toscana e il Ministero dell’Ambiente per estendere la filiera dei dati a livello regionale e nazionale, e l’infrastruttura è già la base per partecipare a progetti europei sui digital twin urbani, che permetteranno di simulare scenari e politiche in un ambiente digitale prima di applicarle nel mondo reale.

Il caso del Comune di Pisa dimostra che la trasformazione data-driven della Pubblica Amministrazione non è un privilegio delle grandi città con budget milionari. Il valore più profondo del progetto, però, non sta solo nei numeri o nelle dashboard: sta nel cambio di paradigma. Quando i dati diventano il linguaggio comune tra amministrazione, cittadini e comunità scientifica, la governance urbana smette di essere un esercizio burocratico e diventa un processo collaborativo, misurabile e orientato al benessere del territorio. Un modello che, nelle parole dei suoi protagonisti, è già pronto per essere replicato.

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