La crittografia post-quantum guadagna un ruolo strutturale nelle strategie di sicurezza digitale per le grandi organizzazioni, come per i governi. Non si tratta più di un ambito di ricerca confinato ai laboratori o ai programmi sperimentali, ma di un mercato in fase di consolidamento, sostenuto da standard tecnici ormai definiti, da un contesto regolatorio in evoluzione e da una crescente consapevolezza del rischio legato all’avvento del quantum computing. In questo scenario alcuni spunti offerti dalla presentazione della ricerca Post-quantum Cryptography Market 2026–2035, realizzata da Juniper Research, portano a riflettere sulle dinamiche di mercato, delle traiettorie tecnologiche e delle prospettive di adozione su scala globale.
Lo studio si basa su un’analisi che copre 61 Paesi e integra oltre 54mila datapoint, costruiti attraverso modelli previsionali a tre scenari – bassa, media e alta adozione – che tengono conto dell’incertezza legata ai tempi di maturazione del quantum computing, all’evoluzione normativa e alla capacità delle organizzazioni di migrare dai sistemi crittografici tradizionali. La metodologia combina dati di mercato, valutazioni di readiness nazionale, analisi degli investimenti in ricerca e sviluppo e benchmarking competitivo di 19 fornitori attivi nel settore, distinguendo tra platform provider e specialisti verticali.
Secondo le proiezioni, il mercato globale della crittografia post-quantum passerà da un valore di circa 1,2 miliardi di dollari nel 2026 a 13 miliardi nel 2035, con un tasso di crescita annuo composto prossimo al 30%. Una crescita che non è trainata da un singolo fattore, ma da una combinazione di forze convergenti.
Da un lato, la progressiva standardizzazione degli algoritmi resistenti agli attacchi quantistici sta riducendo l’incertezza tecnologica; dall’altro, gli investimenti continui in R&D stanno accelerando la maturità delle soluzioni, grazie a test in ambienti reali e a integrazioni sempre più profonde nei sistemi esistenti.

Verso il Q-Day
Un elemento centrale dell’analisi riguarda il concetto di Q-Day, il momento in cui i computer quantistici saranno in grado di compromettere gli algoritmi crittografici oggi più diffusi, come Rsa. Pur riconoscendo che le tempistiche restano oggetto di dibattito tra gli esperti, il rischio non è futuro ma già attuale, soprattutto alla luce delle strategie di attacco note come “harvest now, decrypt later”. In questo modello, i dati cifrati vengono sottratti oggi per essere decifrati in un secondo momento, quando la potenza di calcolo lo consentirà. È un rischio particolarmente rilevante per quei settori in cui il valore informativo dei dati si estende su archi temporali molto lunghi, come sanità, difesa, energia e finanza, ambiti già al centro di riflessioni su governance dei dati e resilienza cyber.
La consapevolezza del rischio quantistico rimane tuttavia disomogenea. Molte organizzazioni continuano a percepire la crittografia post-quantum come un problema lontano, rimandando le decisioni di investimento. Questa mancanza di urgenza rappresenta uno dei principali ostacoli all’adozione e spiega perché, nel breve periodo, la crescita del mercato sia trainata soprattutto da governi e grandi enterprise regolamentate, spesso spinte da requisiti di conformità più stringenti. In Europa, questo tema si intreccia con il quadro normativo che comprende Nis2, Dora e le discussioni sulla sovranità digitale.
Le tecnologie in gioco e i trend
Dal punto di vista tecnologico, evolvono gli standard Nist, considerati il principale punto di riferimento a livello globale. L’adozione di algoritmi come ML-Kem (derivato da Crystals-Kyber) per il key exchange e di schemi di firma digitale come Crystals-Dilithium e Sphincs+ creano le condizioni per un’implementazione interoperabile della crittografia post-quantum. Molti Paesi hanno già accettato questi algoritmi come opzione di default, anche in contesti dove la comprensione del rischio quantistico è ancora limitata. Questo allineamento è visto come un fattore critico per evitare frammentazioni tecnologiche e garantire la compatibilità dei sistemi su scala internazionale.
Un altro trend rilevante riguarda l’adozione di modelli ibridi, che combinano crittografia classica e post-quantum. Secondo Juniper Research, queste architetture rappresentano una fase di transizione pragmatica, in grado di ridurre l’impatto operativo e i rischi legati a un passaggio immediato e completo verso nuovi algoritmi. I modelli ibridi consentono di testare soluzioni post-quantum mantenendo un livello di sicurezza consolidato contro le minacce non quantistiche, un approccio coerente con le strategie di crypto-agility e di modernizzazione progressiva delle infrastrutture IT. Si intravvede inoltre una crescita significativa dei modelli Pqc-as-a-Service e Hsm-as-a-Service, soprattutto nelle fasi iniziali del mercato.
L’erogazione della crittografia post-quantum come servizio gestito consente alle organizzazioni di ridurre la complessità tecnica interna e di adeguarsi più rapidamente all’evoluzione degli standard. Questo approccio è particolarmente rilevante in ambienti cloud e multicloud, dove la scalabilità e la velocità di aggiornamento rappresentano fattori critici. Sul piano geografico, le previsioni al 2035 mostrano una distribuzione del mercato articolata per regioni. Nord America ed Europa occidentale mantengono una posizione di leadership, ma la crescita più dinamica è attesa in Asia-Pacifico, trainata da investimenti in quantum computing, telecomunicazioni e infrastrutture critiche. Questa dimensione globale rafforza il messaggio chiave: la crittografia post-quantum è un dominio che richiede collaborazione internazionale, sia a livello di standard sia di implementazione, per garantire interoperabilità e sicurezza end-to-end.
Ne risulta quindi l’immagine di un mercato in rapida evoluzione, in cui la crittografia post-quantum si configura come un elemento strutturale delle architetture di sicurezza del prossimo decennio. Non una tecnologia isolata, ma una componente integrata di un ecosistema più ampio che include governance, regolazione, modelli di servizio e strategie di transizione graduale. Un percorso che, secondo le analisi, richiederà tempo, coordinamento e investimenti continui, ma che appare ormai inevitabile per le organizzazioni che intendono proteggere il valore dei propri dati nel lungo periodo.
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