Negli ultimi tre anni Reevo ha compiuto un percorso di trasformazione in accelerazione da quando, nel 2023, i founder e co-Ceo Antonio e Salvatore Giannetto hanno valutato il delisting dalla borsa per tornare privati con il supporto di un fondo di private equity. “La compliance da società quotata ed altri fattori correlati ci siamo resi conto avrebbero rallentato i nostri progetti di crescita”, esordisce Antonio Giannetto. L’obiettivo invece era chiaro: accelerare l’espansione internazionale e costruire un operatore europeo di riferimento per cloud e cybersecurity con un focus principale sul mid-market.

Se ne parla a valle dell’evento milanese Partner Reevolution, la conferenza annuale dedicata al canale che Reevo organizza a Milano. E a due anni di distanza dal delisting, i numeri fotografano oggi un’azienda in accelerazione: 300 persone, la presenza – in diverse forme – in cinque Paesi (Italia, Francia, Spagna, Svizzera e Grecia… con attenzione anche ad altri mercati), ed in quattro region cloud, ricavi ricorrenti sopra il 90%, una crescita del 24% nel 2025 e un fatturato consolidato di gruppo nell’ordine dei 70 milioni di euro.

Un percorso di crescita con sei acquisizioni

Il percorso di crescita è il primo tema sul tavolo quindi. Solo nel 2024 Reevo chiude tre operazioni: ITnet, storico cloud e network provider italiano fondato nel 1994 e membro fondatore del Mix — il principale Internet Exchange Point in Italia — che rafforza l’offerta nel segmento hybrid e private cloud e porta competenze carrier-grade nel networking; Sighup, vendor cloud native specializzato in Kubernetes e DevOps, che apre una nuova linea di business dedicata alla containerizzazione e alla gestione DevSecOps; e Abbana, realtà francese di cloud e cybersecurity con sede a Parigi, che segna l’ingresso ufficiale nel mercato francese. “In Abbana abbiamo ritrovato fin da subito una grande similitudine di proposizione nei servizi e una grande affinità nei valori aziendali”, commenta  Antonio Giannetto.

Nel 2026 il ritmo accelera con due acquisizioni fuori dall’Italia. A gennaio arriva Hispasec, operatore spagnolo di cybersecurity con oltre 300 clienti attivi tra Spagna e America Latina e 25 anni di esperienza, prima acquisizione di Reevo nel mercato iberico. A febbraio è la volta di Security Labh Group a Lugano, specializzato in Red Team e Governance, Risk and Compliance, che porta Reevo nel mercato svizzero. A queste si aggiunge, guardando indietro dal 2022, l’acquisizione di Security Lab Italia nella cybersecurity. In totale, si parla quindi di sei operazioni di M&A in meno di tre anni, di cui tre fuori dall’Italia. E la recente nomina di Julien Antoine come chief revenue officer International — lo stesso che ha guidato le operazioni Hispasec e Security Lab — formalizza una direzione di marcia ormai consolidata.

Antonio Giannetto
Antonio Giannetto, founder e co-Ceo di Reevo

“Nel 2025 ci siamo adoperati per consolidare — abbiamo unificato il portafoglio di offerta, aperto le region in Francia e in Spagna, integrato tutte le società per lavorare come un unico grande team”, spiega Antonio Giannetto. Con un modello di integrazione che non è centralizzato ma federativo, basato su un’idea di valorizzazione degli asset che è bidirezionale. “In Spagna l’ultima società che abbiamo acquisito ha un sistema di Cyber Threat Intelligence sviluppato internamente, certificato dall’autorità nazionale e venduto in America Latina. È un prodotto che compete con i migliori commercialiper noi è una proposta di eccellenza, che portiamo in tutti i Paesi”. Lo stesso vale per il team di governance risk e compliance svizzero. Il modello scelto per le integrazioni non è casuale: “Cerchiamo di valorizzare competenze ed eccellenze facendo leva sulla cooperazione tra i team dei diversi Paesi”.

Cloud e cyber, convergenza necessaria con la sovranità

La strategia di Reevo poggia su tre principi: convergenza cloud e cybersecurity, innovazione continua e sovranità digitale. Il primo è nel Dna dell’azienda fin dalla nascita. “Reevo nasce come un cloud con funzionalità di cybersecurity integrata — cloud e cyber sono due facce della stessa medaglia, due mezzi per raggiungere lo stesso scopo: lavorare in sicurezza proteggendo i propri ambienti“, sintetizza Antonio Giannetto. La mission — “People powering security, protecting business” — si traduce in un posizionamento quasi da Mssp che copre l’intero spettro dei servizi gestiti. Un posizionamento che risponde a un cambio di domanda preciso, come rileva Salvatore Giannetto:I clienti oggi non hanno più necessità di scegliere la tecnologia ma di scegliere il service provider. Vogliono parlare di Sla, di cosa è compreso nel servizio, per poter garantire la continuità del business. L’azienda vuole concentrarsi sul proprio core business, capisce che la tecnologia cresce costantemente e fa fatica a starle dietro”. E Nis2 ha amplificato il fenomeno “anche perché sui temi della sicurezza oggi è il consiglio di amministrazione a rispondere”.

Lo scenario di rischio, del resto, conferma la centralità del tema: secondo una rilevazione Allianz Commercial, i cyber incident restano il primo rischio aziendale in Italia al 42%, e l’intelligenza artificiale è salita al quarto posto con il 33%, dalla nona posizione del 2025.

Sul fronte della sovranità digitale, la questione si è evoluta profondamente. “Quando siamo partiti il driver era la residenza del dato in Italia. Poi gli hyperscaler hanno aperto region e data center anche qui”, racconta Salvatore Giannetto. “Ma il tema resta importante perché l’hyperscaler può anche tenere i dati in Italia ma è comunque un soggetto americano — il concetto di privacy in Europa e America è molto diverso”. Le tensioni geopolitiche hanno accentuato ulteriormente la sensibilità: “E le realtà europee vogliono non solo che i dati stiano nella comunità europea, ma anche mantenerne la governance, gestirli in autonomia”. Reevo risponde con certificazioni per Paese — Acn in Italia, Hds in Francia, Ens in Spagna — e con un principio che Antonio Giannetto formula in modo netto: “Non conta solo dove posiziono i dati — ma anche chi e come garantisce la protezione cyber, perché di fatto è il garante dell’integrità dei dati. E si vuole che sia un’azienda europea”.

Repatriation, cloud privato e no lock-in

Il concetto di cloud repatriation è allora tema su cui i Giannetto leggono opportunità concrete di business. “Diversi player vogliono riportare le infrastrutture in Italia o in Europa e ci stanno già ingaggiando per progetti”, conferma Salvatore Giannetto. Gli osservatori del Politecnico di Milano stimano che il 35% delle aziende stia valutando il percorso, ma solo il 5% abbia avviato progetti concreti. “Il nocciolo è che spostare un’infrastruttura è come il trasloco di casa — tutti vogliono farlo ma è impegnativo”. Sulla Pa il fenomeno cresce tuttavia “in forma esponenziale: per le amministrazioni è proprio un must”.

Salvatore Giannetto
Salvatore Giannetto, founder e co-Ceo di Reevo

La domanda che emerge dal mercato è quella di un cloud privato: “Le aziende vorrebbero una piccola infrastruttura Reevo dedicata”, sintetizza Salvatore Giannetto. Ma ci si è anche resi conto che “nel passaggio al cloud si sono sacrificate risorse anche infrastrutturali per altri obiettivi nonché le relative competenze per la loro gestione. Oggi le aziende devono quindi bilanciare il desiderio di avere di nuovo una propria infrastruttura e un provider europeo che possa offrire il giusto mix”. La risposta di Reevo sono soluzioni ibride — computing dedicato, storage e cyber multitenant — con un modello di pricing verificabile “ante”.

E un altro problema resta il lock-in ecosistemico, che Antonio Giannetto collega direttamente alla sovranità: “Se si inizia a utilizzare componenti esclusive di un service provider e non è possibile tornare indietro, in realtà non si può parlare ancora di cloud sovrano. Si può anche disporre di dati e infrastruttura in Italia, ma se si è bloccati non si beneficia di un’effettiva governance, di fatto non si possono gestire le risorse come desiderato e non si risponde alle tematiche della sovranità e cyber. Lo sforzo di Reevo è stato completare il ‘catalogo’ dell’intero ecosistema, dal cloud native ai container, per garantire portabilità reale e sicurezza. Un esempio concreto della strategia in azione è il caso Txt, il più grande distributore di libri scolastici in Italia: oltre 700mila ordini e-commerce, 3mila punti vendita Gdo, 1.500 librerie. Con Reevo e il partner Best Tool, Txt ha costruito un’architettura di sicurezza multilivello basata sul Soc 24/7 di Reevo, servizi Mdr, correlazione Siem e analisi comportamentale con AI. Reevo non si limita a gestire gli incidenti, ma intercetta schemi, deviazioni, possibili vettori d’attacco prima che diventino un problema. Evidenti i vantaggi

Synergy, partner program per il canale in evoluzione

Con oltre 400 business partner attivi — circa 350 in Italia — il canale è il driver principale della crescita, il braccio sul campo della strategia. “Per noi il partner è il trade union tra il mercato e Reevoha la piena conoscenza dell’infrastruttura dei propri clienti, ci aiuta a identificare gli asset strategici e supporta la migrazione”, spiega Salvatore Giannetto.

La Partner Reevolution è quindi l’occasione per il lancio di Synergy, il nuovo partner program che introduce due percorsi distinti. Reevo One è dedicato ai partner che sviluppano business ricorrente attraverso marketplace e modelli scalabili — “Msp che vogliono click and delivery, click and pay, abituati alle piattaforme con auto-delivery”. Reevo Value è pensato per system integrator che lavorano a progetto con clienti di dimensione maggiore. Il programma è senza fee di ingresso, meritocratico e orientato alle competenze, con formazione, deal registration, supporto progettuale e fondi di co-marketing. E il nome Synergy rappresenta bene un ecosistema in cui competenze, modelli di business e opportunità si integrano per generare valore condiviso. Tanto che con alcuni partner eccellenti Reevo ha anche vinto accordi quadro Consip per la PA.

Sul tema della readiness dei partner, Antonio Giannetto è diretto: “Il nostro partner magari è esperto di infrastruttura classica e se la ‘cucina’ senza neanche chiamarci, ma se deve parlare di continuous integration — che magari rappresenta il 15% del progetto — può aver bisogno della nostra competenza diretta ed è nostra preoccupazione fornirgliela”. Salvatore Giannetto aggiunge una dimensione di consapevolezza maturata: “Quando il mercato si è spinto nell’adozione del cloud un pochino hanno sbagliato tutti — il partner che non ha evidenziato che quell’elasticità si portava dietro un costo, e l’utente finale che stava comprando una scatola senza coperchio. Oggi entrambi hanno acquisito questa consapevolezza: il partner vuole sedersi intorno a un tavolo con un player come Reevo perché non vuole più sbagliare”.

Le aziende e l’AI, roadmap al 2030

Sull’intelligenza artificiale, i Giannetto mantengono un profilo pragmatico. La domanda di AI privata è ancora “molto poca” in termini infrastrutturali: “Le aziende non chiedono l’infrastruttura AI. Vogliono lo strato applicativo”, osserva Salvatore Giannetto. Ma sull’integrazione applicativa la domanda cresce: “Ci chiedono aiuto per progetti dove hai agenti che devono parlare con il Crm per esempio — e quindi li aiutiamo ad avere un Mcp server che gestisca le policy e l’accesso ai dati in modo sicuro e scalabile”, dettaglia Antonio Giannetto. I settori più sensibili alla componente sovrana dell’AIfinance, pharma — hanno progetti infrastrutturali, ma sono ancora relativamente limitati.
Compito di Reevo resta sempre “offrire la migliore infrastruttura possibile dentro il datacenter, che ha un’obsolescenza rapida e per questo la proprietà diretta dei “muri” del DC non può essere preoccupazione del cloud provider”. La flessibilità del modello permette di spostarsi in modo trasparente per il cliente se emerge una struttura migliore.

L’obiettivo ora resta triplicare i ricavi entro il 2030. La crescita organica del 24-25% annuo è il driver principale, le acquisizioni l’acceleratore. Sul mix tra le due leve, Antonio Giannetto è esplicito: “Il modello per acquisizioni ovviamente non può essere regolare — La crescita organica sarà il driver principale”. Restano solo nel radar al momento i mercati nordici e la Germania: “Siamo aperti, stiamo valutando. Ma stressare la struttura su quattro – come ora – o sette paesi non è la stessa cosa, richiede un impegno che cresce esponenzialmente non in modo lineare”. Un realismo che, in un mercato dove tutti annunciano rivoluzioni, sottolinea l’approccio pragmatico di Reevo.

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