Quando si parla di AI, di progettualità e nuove trasformazioni, si dà per scontato che le fondamenta sulle quali poggiano i progetti AI siano solide. In particolare – oltre al tema caldissimo dei dati e della data platform – che sia diffuso il modello cloud, la scelta di una infrastruttura con forte capacità computazionale per garantire la realizzazione di progetti di intelligenza artificiale.
Ma qui il paradosso.
Nonostante l’AI abbia una strettissima dipendenza dal cloud e sia fondamentale per il suo modello operativo, le aziende mature nell’adozione del cloud computing sono ancora poche. “Sebbene il 99% delle organizzazioni afferma che l’AI sta aumentando la domanda di investimenti in questa direzione, l’88% sostiene che gli attuali livelli di investimento nel cloud stanno mettendo a rischio le iniziative relative all’AI, alle applicazioni cloud-native e alla modernizzazione”.
Lo afferma una ricerca – Cloud-led Innovation in the Era of AI: The New Rules for Driving Value with Cloud condotta da Ntt Data su 2.300 decision maker in 33 Paesi – che mostra alcune debolezze nell’adozione del cloud, dopo vent’anni che è sulla bocca di tutti. Solo il 14% delle organizzazioni ha una maturità elevata, tale da permettere di sfruttare appieno il potenziale di questa tecnologia.
Se questo è il primo dato non incoraggiante, il secondo non è da meno.
Chi adotta il cloud non è soddisfatto: meno della metà delle organizzazioni lo è, valutando non sufficienti gli effetti dei propri progressi in materia di modernizzazione. C’è ancora un divario tra aspettative e realtà. “L’AI sta accelerando più rapidamente della maturità del cloud enterprise – sintetizza Charlie Li, president Global Head of Cloud and Security di Ntt Data –. Il cloud è andato ben oltre l’infrastruttura ed è ora il livello di esecuzione per l’AI. Le organizzazioni che non riescono a far evolvere le proprie fondamenta rischiano di limitare la crescita e il valore dei loro investimenti nell’AI” . Un approccio che vede il cloud come un creatore di valore non come un’iniziativa tecnologica.
Come agire? Da qui sei regole per ridurre il paradosso.
1 – Le strategie relative al cloud e all’AI devono essere sviluppate in sinergia. Oggi non c’è allineamento: i chief AI officer (Caio) sono il 22% più propensi dei Cio e dei Cto a ritenere che l’AI aumenti la necessità di investimenti nel cloud.
2 – Le scelte relative all’architettura sono determinanti. Oggi si opta per una combinazione di modelli di cloud pubblico, privato, ibrido e sovrano. Per i prossimi due anni si stima una crescita di quello privato e l’adozione del cloud sovrano aumenterà del 50%.
3 – La modernizzazione delle applicazioni non si può rimandare: la metà degli intervistati afferma che applicazioni legacy e piattaforme dati non moderne frenano l’adozione del cloud.
4 – Un approccio basato sulla piattaforma non è più facoltativo, perché gli ambienti sono sempre più complessi: più della metà degli intervistati cita le sfide legate alla gestione dei costi del cloud, prevedendo un triplicarsi delle piattaforme completamente gestite.
5 – Urgente definire Kpi per la trasformazione cloud, utilizzando anche l’AI.
6 – Rendere prioritari gli investimenti in sicurezza per un cloud sicuro. La fiducia deve crescere man mano gli ecosistemi tecnologici diventano più complessi.
Ma i paradossi non si fermano qui.
Mentre la ricerca di Ntt Data mostra come l’adozione del cloud sia alla base di progetti AI e di modernizzazione applicativa, se guardiamo il dibattito italiano siamo in una fase in cui si teme che il governo metta una vera e proprio tassa sul cloud storage capace di penalizzare gli investimenti in innovazione e creare ulteriori oneri lungo la filiera tecnologica, fino a ricadere sui consumatori.
E’ di oggi il comunicato congiunto delle principali associazioni Ict – Aiip, Andec, Anitec-Assinform, Asmi e Assintel – a valle della risposta giudicata non sufficiente del Ministero della Cultura Giuli all’interrogazione parlamentare sull’aggiornamento delle tariffe per l’equo compenso per copia privata. Un tema che porta con sè riflessioni sull’introduzione di un meccanismo che preveda l’applicazione del compenso anche sui dispositivi e servizi di memorizzazione cloud, di cui abbiamo più volte scritto.
Il timore è che possa impattare sullo sviluppo in generale del cloud, sia un freno. “Da un lato, è fondamentale garantire una giusta remunerazione per autori, artisti e produttori; dall’altro, è altrettanto importante assicurare che il meccanismo di prelievo risulti proporzionato e ragionevole e che non sia in contraddizione con gli obiettivi di digitalizzazione, crescita e inclusione perseguiti dal Governo – recita il comunicato -. In questo contesto ribadiamo che, nel rispetto della giurisprudenza europea, non è necessario estendere il prelievo al cloud: l’attuale sistema già remunera la copia privata tramite i dispositivi. Sosteniamo una soluzione più equa e trasparente e auspichiamo la revisione delle tariffe allo scopo di favorire una raccolta più efficiente delle risorse per gli autori e la Siae, senza danneggiare i consumatori e le imprese italiane, con interventi di contrasto all’evasione dell’equo compenso e di tutte le relative imposte in un contesto di competitività leale e legale”. In assenza di ulteriori chiarimenti su questi aspetti e alla luce delle considerazioni emerse l’unica strada percorribile dalle associazioni sarà quella del ricorso amministrativo.
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