Villa Erba, sul Lago di Como, diventa per un giorno il punto di riferimento per la comunità enterprise di Huawei in Europa. L’edizione 2026 della European Partner Conference, la terza a Cernobbio, riunisce circa 800 partecipanti tra partner, system integrator, esperti di settore e innovatori provenienti da tutto il continente e il claim – Advancing Together, Integrating Intelligence – ne rappresenta il filo rosso. L’evento offre una finestra prospettica sulla strategia enterprise del gruppo per il 2026, sulle attività dedicate al canale e sulle innovazioni tecnologiche che definiscono la transizione verso l’All Intelligence: un paradigma in cui l’intelligenza artificiale permea infrastrutture, reti, storage e servizi, ridefinendo il modo stesso in cui le imprese europee costruiscono e gestiscono i propri ambienti digitali.
La visione strategica
A delineare la cornice strategica è Willi Song, president of European Enterprise Business di Huawei, che apre il keynote pomeridiano ricordando la solidità complessiva del gruppo: “Nel 2025 il nostro fatturato annuale ha raggiunto circa 123 miliardi di dollari, con un investimento in ricerca e sviluppo pari al 21,8%. E a fine 2025, Huawei contava circa 165mila brevetti attivi a livello mondiale”.

Una base di innovazione che, sottolinea Song, “alimenta direttamente la competitività delle soluzioni offerte ai clienti europei e contribuisce a una crescita a doppia cifra del business enterprise nel continente nell’ultimo esercizio”. Sul versante delle soluzioni, Song cita risultati tangibili: la proposta Smart Retail ha permesso ai clienti di ridurre i costi di rete del 50% e i consumi energetici del 30%, mentre nei settori education e healthcare le proposte congiunte servono oggi oltre 1.000 istituzioni.
Il messaggio centrale riguarda però il ruolo dei partner. “Il nostro partner ecosystem è il pilastro della crescita di lungo termine in Europa”, spiega Song, annunciando un incremento degli investimenti dedicati nell’arco del prossimo triennio. Tra i riferimenti: la formazione di oltre 10mila ingegneri certificati, più di 20 milioni di dollari destinati ad attività di marketing e l’apertura di oltre il 90% dei servizi di prodotto ai partner. L’obiettivo dichiarato per il 2026 è ambizioso: superare il miliardo di dollari di fatturato enterprise in Europa, con oltre il 90% generato attraverso il canale.
Gli sforzi per i partner: incentivi, certificazione, logistica
Leon Zhang, director of European Enterprise Partner Development & Management di Huawei, traduce la visione strategica in tattica operativa, partendo da numeri che fotografano un ecosistema già maturo: oltre 5mila partner attivi in Europa, il 98% dei servizi enterprise erogato tramite canale, circa 50 milioni di dollari distribuiti in rebate nell’ultimo anno e più di 8mila ingegneri certificati Huawei sul territorio — in crescita di oltre mille unità rispetto all’anno precedente. In termini di dinamica commerciale, Zhang evidenzia quindi che “i settori manufacturing, retail, education e healthcare hanno registrato una crescita del 40% nell’ultimo esercizio, confermandosi le aree a più rapida espansione”. L’architettura degli incentivi si articola su più livelli: rebate commerciali superiori all’8% per i partner di vendita, rebate sui servizi post-vendita fino al 10,5% — un livello pensato per incentivare l’autonomia dei partner nella gestione del ciclo di vita — e il programma DR (Demand Registration), che attraverso sconti dedicati offre ai partner un vantaggio di prezzo tra il 10 e il 30% rispetto alla media di mercato.

Zhang richiama quindi “il programma di certificazione Hcsx – Huawei Optical Transmission Pre-sales –, che dal prossimo agosto affiancherà il percorso professionale tradizionale con un approccio orientato alla competenza pratica: configurazione dei prodotti, implementazione progettuale e condivisione di casi di successo tra partner”. Mentre l’apertura del portafoglio prodotti già raggiunge livelli quasi “totali”: 94% nel networking, 97% nel campus, 95% nell’optics e 84% nello storage.
Per il segmento dei “named account” strategici, Zhang delinea una strategia di focalizzazione, con una riduzione da 360 a circa 310 target, “privilegiando la qualità della relazione e la profondità dell’ingaggio”. Nel mercato commerciale, la previsione è di una crescita superiore al 30%, con il segmento e-commerce in accelerazione e prossimo al raddoppio. Sul fronte logistico, “la garanzia è di consegna entro due settimane per l’80% dei prodotti, grazie ai due centri logistici in Ungheria e Germania, con 210 modelli di prodotto pre-stoccati tra switch, storage e soluzioni ottiche, del 90% entro le 4 settimane. E anche sullo storage — il segmento oggi sotto maggiore pressione globale per la scarsità di memorie flash — Huawei assicura una consegna entro due mesi”. Grazie anche alla capacità del vendor, di fatto, di produrre la quasi totale dei componenti in casa (ma non le Ram).
Il contesto europeo tra regolamentazione e opportunità
Una prospettiva di scenario complementare arriva dall’intervento di Isabella de Michelis di Slonghello, imprenditrice software, già advisor del governo italiano sull’adozione dell’AI nella PA e conoscitrice delle dinamiche regolatorie europee. Il suo intervento traccia una mappa lucida delle opportunità e dei vincoli del mercato continentale, a partire da un dato cruciale: “il costo della compliance normativa, che per molte imprese europee assorbe tra il 10 e il 20% dei budget, condizionando pesantemente la capacità di investimento in nuove tecnologie”. De Michelis tuttavia evidenzia anche come la regolamentazione europea generi anche “domanda infrastrutturale concreta — dalla localizzazione dei data center all’efficienza energetica” — e sottolinea il ruolo emergente delle Pmi come primo fronte che ha bisogno di estendere l’adozione dell’AI: “Circa il 70% delle piccole e medie imprese europee ha già avviato una transizione verso soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, principalmente per compensare la carenza di manodopera qualificata e migliorare la produttività operativa”. L’Unione Europea, si osserva, sta inoltre valutando una preferenza nei bandi pubblici per soluzioni AI-based rivolte alle Pmi, “un segnale che potrebbe aprire un mercato significativo per l’intero ecosistema dei partner”.

Il tema della “data liquidity“ — ovvero la capacità di riutilizzare, condividere e rendere portabili i dati di prima parte tra sistemi diversi, attraverso architetture server-to-server e Api standardizzate — è indicato come “il secondo pilastro strategico dell’UE, con implicazioni dirette per chi costruisce infrastrutture cloud e piattaforme di integrazione”. De Michelis segnala quindi tre ambiti emergenti ad alto potenziale: “Il digital twin applicato all’urbanistica e al real estate europeo, la gestione autonoma di flotte di veicoli e, in misura crescente, la logistica basata su droni, un mercato in forte espansione che richiede piattaforme AI per la gestione del traffico aereo a bassa quota”.
La strategia di mercato in Italia: verticalizzazione e partnership
Il confronto diretto con Alexandre Grandeaux, Cto di Huawei Enterprise Italia, offre invece spunti di riflessione in relazione alla riorganizzazione commerciale avviata da gennaio, che segna “un passaggio strutturale da un modello organizzato per tecnologia e territorio a uno articolato su verticali di mercato”. I segmenti prioritari sono in concreto sei: healthcare pubblico e privato, pubblica amministrazione locale e regionale, retail, hospitality e manufacturing, finance — comprende banche, assicurazioni e fintech — e il comparto Isp/Msp.

“Questa verticalizzazione viene anche da esperienze in Europa e soprattutto in Cina, dove l’azienda ha creato soluzioni dedicate per ciascun segmento”, dettaglia Grandeaux, evidenziando come la tecnologia sottostante — networking, interconnessioni ottiche ad alta velocità, storage e virtualizzazione — venga “configurata in modo specifico per le esigenze di ogni verticale, compresa l’integrazione IoT”. Tema tecnologico trasversale è quello delle reti passive in fibra ottica: sia il settore hospitality sia il manifatturiero stanno convergendo verso soluzioni Pon (Passive Optical Network) che richiamano il modello Ftth degli operatori telecom. “È un denominatore comune a entrambi i verticali – osserva Grandeaux – e partendo da questo le soluzioni si sposano bene”. Il Cto conferma ancora quindi il modello commerciale rigorosamente indiretto: “Huawei Enterprise non ha un rapporto commerciale diretto con il cliente finale; in qualsiasi momento è presente un partner — a livello nazionale o regionale — che gestisce la relazione”. Sul quadro congiunturale italiano, Grandeaux però registra anche “una fase prudente per gli investimenti strutturali, con il settore privato — retail, finance, manufacturing — più dinamico in questo momento rispetto alla PA (anche in relazione agli aggiornamenti Consip in questa fase, gare – quelle Consip – cui Huawei partecipa, Ndr), e una pressione crescente sui prezzi dello storage e delle memorie, conseguenza diretta della domanda AI globale”. A ciò si aggiunge il vantaggio competitivo di Huawei nel controllo verticale della filiera dei chipset, che consente un miglior governo dei costi lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti.
L’evoluzione della proposizione tecnologica
In ultimo l’analisi sulla proposizione tecnologica che si innesta a tutto tondo nella strategia e nell’approccio sul campo. La dettaglia Christophe Batiard, Europe Cto di Huawei, che tocca l’intero spettro dell’offerta enterprise, partendo dalla visione Huawei sull’AI infrastructure e da AI Data Platform. Batiard declina un’architettura modulare articolata su più livelli: dall’architettura SuperPoD per il calcolo su scala massiva — con cluster che in Cina raggiungono già oltre 10mila Gpu — all’AI Fabric per inferenza su cluster di dimensioni più contenute, configurazione più pertinente al mercato europeo dove le esigenze si concentrano spesso su centinaia o poche migliaia di Gpu. Il tema della scalabilità si intreccia con quello della scarsità: “La domanda di memorie flash generata dai provider AI sta creando una shortage globale che impatta direttamente sullo storage enterprise”.

In questo contesto, Batiard illustra il concetto di KV (Key-Value) Cache, tecnologia che affronta il problema dell’overflow della cache Gpu durante l’inferenza, scaricando i token ad alto valore sullo storage ad alte prestazioni della famiglia OceanStor. Il risultato è un’inferenza più efficiente con minore dipendenza dalle Gpu, orchestrata da un Unified Cache Manager proprietario che gestisce il posizionamento dei dati su tre livelli — on-chip, Ram e Ssd — selezionando automaticamente quali dati sono critici in base a quanto appreso durante il training. La soluzione si declina in due modalità: greenfield, con l’adozione della piattaforma completa basata su OceanStor, oppure brownfield, con l’integrazione del cache manager su infrastrutture storage preesistenti.
Un capitolo altrettanto rilevante è la piattaforma Dcs (Dedicated Cloud Service), la risposta full-stack di Huawei all’ecosistema Vmware. Nata tre anni fa dall’esperienza cloud del gruppo, Dcs gestisce oggi compute, storage, rete, middleware e backup in modalità end-to-end, con un tasso di successo nella migrazione da Vmware del 95% e strumenti automatizzati di shift delle virtual machine. La piattaforma integra FusionCompute per la virtualizzazione, supporta carichi di lavoro di inferenza AI ed è compatibile con Gpu Nvidia.
Sul tema data center networking, Batiard presenta NetMaster come NetMaster è descritto come il primo “network foundation model” (modello di base di rete) del settore, proposto da Huawei per potenziare l’intelligenza e l’automazione nelle reti, in particolare all’interno delle infrastrutture dei data center. Di fatto un agente AI per l’O&M che attraverso modelli linguistici e tecnologia chain-of-thought fornisce analisi delle cause primarie entro tre minuti dal guasto, orchestrando in autonomia i sistemi di gestione di rete — inclusi quelli di terze parti. E ancora la piattaforma iMaster Nce garantisce visibilità end-to-end dal dispositivo al data center, tracciando in tempo reale quale access point, switch, server Dhcp e applicazione è coinvolto in ciascuna sessione utente, estendendo il monitoraggio anche ai servizi cloud di terze parti. Di fatto una piattaforma software per la gestione, il controllo e l’analisi intelligente delle reti, basata sul concetto di Intent-Driven Network (IDN)
Continua intanto l’evoluzione della proposta Wifi: gli access point AirEngine Wifi 7 integrano già tecnologie previste dallo standard Wifi 8; il coordinamento multi-AP (Icssr) per ridurre le interferenze e aumentare il throughput a parità di apparati; il beam tracking in tempo reale per mantenere la connessione ottimale durante il movimento dell’utente, e la tecnologia zero-wait già adottata nei magazzini automatizzati. La funzionalità Csi (Channel State Information) aggiunge il rilevamento di presenza senza telecamere, collegato al sistema di gestione AI per commutare automaticamente gli access point in standby quando gli ambienti sono vuoti — una funzione concreta di risparmio energetico, particolarmente rilevante per università, hotel e uffici. Una proposizione che, nel suo insieme, traduce concretamente il claim dell’evento: avanzare, integrando intelligenza a ogni livello dell’infrastruttura.









































