Apple annuncia cambi ai vertici nella guida dell’azienda. John Ternus, attuale senior vice president of Hardware Engineering, assumerà il ruolo di chief executive officer a partire dal 1 settembre 2026, entrando nel board. Tim Cook, Ceo dal 2011, diventerà executive chairman del consiglio di amministrazione, che ha approvato all’unanimità la transizione. Cook continuerà a seguire alcune attività societarie, in particolare i rapporti istituzionali con i governi. Arthur Levinson, chairman non esecutivo da 15 anni, assumerà il ruolo di lead independent director. Con effetto immediato invece è la nomina di Johny Srouji a chief hardware officer. Entriamo nei dettagli.
La scelta di un ingegnere dell’hardware alla guida di Apple segna una continuità con l’impostazione tecnica che ha caratterizzato il quindicennio di Cook, ma interviene in un momento in cui la società deve recuperare posizioni su terreni diversi da quelli che ne hanno consolidato il primato.
John Ternus, 25 anni di esperienza in Apple
Ternus è entrato in Apple nel 2001 nel product design team, è diventato vice president of Hardware Engineering nel 2013 ed è entrato nell’executive team nel 2021.
Ha coordinato lo sviluppo hardware su linee di prodotto diverse: iPad, AirPods, più generazioni di iPhone, Mac e Apple Watch, fino al recente MacBook Neo e, nell’autunno scorso, alla gamma iPhone 17 che comprende Pro, Pro Max e il modello Air. Sotto la sua guida sono state introdotte la capacità di AirPods di operare come dispositivo di supporto uditivo, l’uso di un composto di alluminio riciclato su più linee di prodotto e l’impiego del titanio stampato in 3D su Apple Watch Ultra 3.

Prima di Apple, Ternus ha lavorato come ingegnere meccanico in Virtual Research Systems e vanta una laurea in ingegneria meccanica alla University of Pennsylvania. Senza dubbio il contributo più importante di Ternus in Apple è quello portato per la transizione sui chip progettati internamente: l’elemento strutturale più rilevante della trasformazione tecnica dell’azienda nel periodo recente.
Apple Silicon, scelta architetturale a valore
A fine 2020, dopo 15 anni coni chip di Intel, Apple ha presentato i primi Macbook con Apple M1. La migrazione dei Mac dai processori Intel ai chip Apple-designed ha portato l’azienda a controllare direttamente il ciclo di progettazione del principale componente dei propri prodotti, allineando architettura Arm, acceleratori di calcolo, neural engine e Gpu a un set comune di requisiti di efficienza energetica e prestazioni per watt. L’estensione della famiglia M — fino all’attuale M5, integrato nell’aggiornamento del Vision Pro dell’ottobre 2025 — ha consentito di unificare l’architettura tra Mac, iPad e visore di realtà mista (un capitolo a parte). La scelta ha avuto impatti che vanno oltre il singolo prodotto. Ha ridotto la dipendenza da fornitori esterni, accorciato la catena decisionale tra software e hardware, liberato margine per investimenti in aree adiacenti come l’elaborazione on-device. Quest’ultimo aspetto è oggi particolarmente rilevante nel contesto dell’intelligenza artificiale, dove la capacità di eseguire modelli direttamente sul dispositivo è un terreno su cui il controllo del silicio rappresenta un vantaggio strutturale. Il fatto che a succedere a Cook sia il responsabile hardware che ha accompagnato questa transizione dice qualcosa sulla strategia con cui Apple intende valorizzare la propria piattaforma nei prossimi anni.
Il bilancio dell’era Tim Cook
Cook è entrato in Apple nel 1998 ed è diventato Ceo nel 2011. Durante il suo mandato la capitalizzazione è passata da circa 350 miliardi a 4.000 miliardi di dollari, un incremento superiore al 1.000%; il fatturato annuale è quasi quadruplicato, da 108 miliardi nell’anno fiscale 2011 a oltre 416 miliardi nel 2025. La divisione Services ha superato i 100 miliardi di ricavi, configurandosi come un business delle dimensioni di una Fortune 40. L’installato attivo supera i 2,5 miliardi di dispositivi; la rete retail conta oltre 500 negozi in più di 200 Paesi. Nell’era Cook sono state introdotte nuove categorie di prodotto (Apple Watch, AirPods, Vision Pro) e un ampio portafoglio di servizi (iCloud, Apple Pay, Apple Music, Apple TV+). Alla gestione finanziaria si sono affiancate la riduzione dell’impronta di carbonio, la posizione sulla privacy come diritto fondamentale e, appunto, la transizione al silicio proprietario. L’azienda che il Ceo uscente consegna al successore è solida dal punto di vista dei conti, meno compatta sul versante del posizionamento tecnologico in alcune evoluzioni recenti.
Non tutto è oro… Cloud, AI, spatial computing
Sul cloud, la strategia Apple è rimasta circoscritta all’ecosistema iCloud destinato di fatto all’utente finale, anche quando questo è l’azienda: una piattaforma che privilegia controllo e integrazione con i dispositivi dell’azienda, ma che non ha sviluppato un’offerta infrastrutturale comparabile a quella dei cloud hyperscaler. L’architettura chiusa rafforza la coerenza dell’esperienza utente e i livelli di sicurezza, ma riduce la flessibilità per sviluppatori ed imprese, collocando Apple fuori dal ruolo di riferimento nell’infrastruttura abilitante della trasformazione digitale.
Sull’intelligenza artificiale, la distanza è più visibile. Apple Intelligence, annunciata nel 2024, ha visto diverse funzioni — in particolare il nuovo Siri con capacità conversazionali e integrazione profonda con le app — slittare al 2026. Nel dicembre 2025 è stato comunicato il pensionamento di John Giannandrea, responsabile dell’area AI, e un riassetto della struttura interna con alcune componenti riallocate verso team di prodotto. Il capex di Apple destinato all’AI nel 2026 si colloca intorno ai 14 miliardi di dollari, a fronte dei circa 700 miliardi combinati di Amazon, Microsoft, Meta e Alphabet. La scelta riflette una strategia di AI on-device basata sul silicio proprietario e su partnership per i modelli di frontiera, ma lascia Apple fuori dal perimetro delle società che stanno definendo l’infrastruttura dell’AI generativa.
Il capitolo spatial computing mostra un evidente percorso correttivo. Il Vision Pro di prima generazione, con chip M2, ha registrato vendite inferiori alle attese iniziali — secondo le stime di settore, meno di 370mila unità distribuite a fronte di un obiettivo di un milione — portando a una contrazione della produzione e della spesa in marketing. Nell’ottobre 2025 il dispositivo è stato aggiornato con il chip M5, mentre la seconda generazione a lungo ‘sospesa’ vede le risorse ingegneristiche riallocate verso il filone degli smart glasses. Un segnale che alcune scommesse dell’era Cook non hanno prodotto i risultati attesi sul mercato di massa, e che il posizionamento sui nuovi form factor è in fase di revisione. Probabilmente la critica più grande a Tim Cook nel tempo sarà non essere riuscito a “formulare” una nuova categoria di dispositivi mai pensata prima, per un vero effetto “wow”, come Steve Jobs con il primo iPhone… Una critica severa. Considerate le ere geologiche IT trascorse, probabilmente ci si sarebbe attesi da Apple il lancio del primo dispositivo AI-full based e questo non è accaduto.
Una nuova fase
Il profilo di Ternus colloca Apple su una traiettoria di continuità nell’eccellenza hardware. iPhone Air, iPhone 17, MacBook Neo e gli aggiornamenti della linea AirPods sono l’output di una squadra che ha mantenuto elevato il posizionamento premium dell’azienda anche nella proposta più economica. La domanda aperta riguarda la capacità di Apple di riavvicinarsi al ruolo di riferimento in settori dell’ecosistema digitale in cui oggi non guida: cloud e AI, con le implicazioni che entrambi hanno sull’esperienza dei prodotti consumer e, in misura crescente, sull’adozione in ambito enterprise. Il passaggio a Ternus avviene in un contesto in cui l’hardware/software eccellenti non sono più condizioni sufficienti. Le valutazioni degli investitori riflettono da tempo l’attesa di una strategia più “visibile” su AI e servizi cloud, capace di tradurre il controllo dell’hardware e del silicio in un’esperienza software e di piattaforma altrettanto distintiva. La continuità ingegneristica espressa dalla scelta del successore è una risposta coerente con l’identità di Apple. Se sarà anche la leva per tornare a un ruolo di riferimento nelle traiettorie di innovazione che oggi definiscono l’industria, è la questione che segnerà i prossimi anni.
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