Fujitsu ha annunciato i risultati di una recente ricerca che ha commissionato alla società di ricerche Pierre Audoin Consultants (PAC) per verificare l’approccio delle aziende verso gli ambienti workplace ed il suo impatto sulla produttività in risposta alle esigenze del futuro. Lo studio è stato condotto tra luglio e settembre 2017 attraverso interviste a circa 1.300 decisori in ambito business e tecnologia di organizzazioni pubbliche e private di medie e grandi dimensioni in Europa, Oceania e Stati Uniti.

I risultati dell’analisi hanno messo in evidenzia come ci siano già aziende che stanno affrontando il tema delle esigenze che la forza lavoro potrà avere nell’immediato futuro, ma nel quadro di una strategia più ampia, che tiene conto di un ambiente di business sempre in evoluzione, i progetti messi finora in campo sembrano non avere successo.

E’ emerso infatti che solo il 29% degli intervistati, per esempio, ha dichiarato di disporre attualmente di un approccio centralizzato alla gestione della sicurezza e dei servizi e meno della metà delle aziende (42%) si è dichiarata in grado di fornire servizi di supporto attraverso un portale web per consentire l’accesso ad applicazioni e servizi ovunque si trovi il dipendente.

Lo studio di Fujistu ha semmai messo in luce come molte strategie attualmente predisposte per il workplace stiano rivelandosi in realtà degli ostacoli piuttosto che dei fattori abilitanti. Molti intervistati hanno ammesso che l’approccio adottato attualmente sta avendo un impatto negativo sulla capacità delle aziende di adattarsi a uno scenario competitivo in cambiamento (il 23%); di accelerare il time-to-market dei nuovi prodotti e servizi (il 20%); di mantenere il personale e di attirarne di nuovo (il 18%).

Quasi due terzi degli intervistati (il 63%) considerano l‘interoperabilità con tecnologie obsolete una delle maggiori sfide alla produttività sul luogo di lavoro. Il 57% ha citato anche la complessità della tecnologia utilizzata attualmente per il workplace e la mancanza di accesso agli strumenti di produttività appropriati (55%). Solo il 17% ha dichiarato di avvalersi di strumenti analitici all’interno del business.

Il tema della sicurezza risulta quello che maggiormente rischia di porre un freno alla produttività: le criticità più importanti riguardano tecnologie legacy obsolete e ambienti di lavoro incapaci di supportare i nuovi modi di lavorare; le strategie attualmente adottate dalle aziende per i rispettivi workplace sembrano poi avere un effetto poco positivo sulla capacità di mantenere il personale attuale e saperne attrare di nuovo.

Gli intervistati vedono inoltre nella compliance rispetto a normative come il GDPR il principale problema inerente la sicurezza del workplace: il 59% considera la conformità come una sfida importante, più ancora dell’accesso location-based e della condivisione delle informazioni (58%) e della gestione delle identità (58%). L’analisi ha anche evidenziato come la preoccupazione sulla sicurezza impedisca spesso alle aziende di sfruttare completamente i nuovi tool basati sulla collaborazione, che potrebbero migliorare la produttività e l’integrazione. Secondo lo studio, infatti, il 41% delle aziende non ha ancora implementato questi strumenti, citando nel 46% dei casi proprio la sicurezza come principale motivazione.

Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia
Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia

“Il tema del ripensamento del workplace è più che mai attuale – ha dichiarato Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia commentando i risultati della ricerca, e aggiunto   “Aziende che, oggi, sapranno affrontare il cambiamento culturale che viene richiesto per abilitare un ambiente di lavoro più in linea con le esigenze dei dipendenti di domani saranno quelle che, nei prossimi anni, potranno avere un vantaggio competitivo. La non presa in carico di questo ripensamento infatti, non solo avrà ripercussioni a breve termine, ma avrà un impatto pesante sui costi di lungo termine, senza parlare della perdita di attrattività di un’azienda per i talenti”.

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