Il libro “Finanza agevolata e innovazione: strumenti di finanziamento per start up e Pmi, Open Innovation e M&A” di Giuseppe Lorizzo – Seo e founder di Fimap – tratteggia un percorso verso l’innovazione del tessuto imprenditoriale italiano, tramite un’analisi degli strumenti di finanza agevolata (regionale, nazionale e comunitaria) volti al cofinanziamento di investimenti in Ricerca & Innovazione. All’interno di questa trattazione viene inserito il paradigma dell’Open Innovation, quale modello principale per il perseguimento di soluzioni innovative in tempi rapidi e dinamici.

Riprendiamo tramite un breve excursus la strada per l’innovazione suddividendola per focus incentrati sulle tappe significative di tale processo, inquadrando in un primo momento il contesto di riferimento entro cui si sviluppano gli strumenti di finanza agevolata, passando ad un’analisi più dettagliata dei finanziamenti regionali e nazionali, di quelli europei, degli “spazi” dedicati allo sviluppo delle idee innovative di startup e PMI, per finire con l’Open Innovation e le sue declinazioni.

Quadro generale di riferimento

Il panorama delle strategie europee e nazionali di crescita ed innovazione del tessuto imprenditoriale, si apre sulla Strategia Europa 2020 adottata dall’Unione Europea per rispondere alla crisi economica e alle numerose e sempre nuove sfide globali. Gli obiettivi fondamentali sono la crescita e l’occupazione, per l’affermazione di un’economia di mercato sociale e sostenibile che comporti una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Per raggiungere il suo scopo la Strategia Europea si articola in 5 obiettivi quantitativi, connessi tra di loro che possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • Occupazione: aumento del tasso di occupazione fino al 75%;
  • R&S: crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo fino al raggiungimento del 3% del PIL dell’UE;
  • Cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: riduzione delle emissioni di gas serra del 20-30% rispetto al 1990, aumento dell’energia da fonti rinnovabili fino alla copertura del 20% del fabbisogno energetico, crescita del 20% dell’efficienza energetica;
  • Istruzione: riduzione al di sotto del 10% del tasso di abbandono scolastico precoce e aumento al 40% di giovani con istruzione universitaria;
  • Lotta alla povertà e all’emarginazione: riduzione di almeno 20 milioni di persone che si trovino in una situazione di povertà ed emarginazione.

Quando si parla di strategie e politiche dell’Unione Europea, non si può non considerare il quadro finanziario all’interno del quale si articolano le voci di spesa principali della pianificazione europea, rappresentato dal Bilancio dell’Unione Europea. Si tratta di uno strumento in cui Consiglio, Commissione e Parlamento definiscono la ripartizione delle risorse sulla base di sei categorie principali:

  • Crescita intelligente e inclusiva;
  • Crescita sostenibile: risorse naturali;
  • Sicurezza e cittadinanza;
  • Europa globale;
  • Amministrazione;
  • Altro al di fuori del quadro finanziario pluriennale.

La quota maggiore di bilancio è rivolta alle attività volte ad incentivare la crescita e l’occupazione, nonché a ridurre le disparità economiche tra gli Stati membri; subito seguono altri settori di grande interesse quali l’agricoltura, lo sviluppo rurale, la pesca e la tutela dell’ambiente, la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina.

Tutti gli Stati membri contribuiscono al bilancio europeo e l’Italia risulta tra i paesi più “generosi” versando nelle casse comunitarie una quota pari a 12 miliardi di euro l’anno, a fronte di finanziamenti ricevuti da fondi europei per un importo di 9,8 miliardi di euro. Nello specifico, considerando le prime 3 macrocategorie di spesa elaborate in sede comunitaria, l’Italia risulta il quinto paese per aver ricevuto risorse per un ammontare pari a 3 miliardi di euro per la crescita intelligente e inclusiva; si aggiudica il quarto posto, grazie alla concessione di 4,9 miliardi di euro per la crescita sostenibile, consentendo finanziamenti significatici nei settori dell’agricoltura, della pesca e dello sviluppo rurale; infine, raggiunge la terza posizione tra i Paesi che hanno ricevuto maggiori contributi in ambito di Sicurezza e cittadinanza, per un ammontare di 321,89 milioni di euro.

Rielaborazione dati da Il Sole 24 ore, 5 settembre 2018
Rielaborazione dati da Il Sole 24 ore, 5 settembre 2018

Per raggiungere gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020, l’UE fa leva su differenti tipologie di strumenti finanziari che possono essere suddivisi in due categorie:

  • Fondi diretti: sono gestiti direttamente dalla Commissione europea che ne definisce il work programme annuale, ne pubblica i relativi bandi, valuta e seleziona le proposte e ne gestisce amministrativamente e finanziariamente il finanziamento;
  • Fondi indiretti: si tratta di strumenti a sostegno delle politiche regionali che vengono definiti nei Piani Operativi nazionali e regionali, e gestiti in maniera congiunta dalle autorità degli Stati membri e dalla Commissione europea.

Spesso vengono ammesse sinergie tra i diversi fondi dell’Unione al fine di aumentare gli investimenti in attività di ricerca e innovazione e rendere più incisive le diverse forme di sostegno alla competitività, all’occupazione e alla crescita. Le sinergie tra programmi indirizzano gli sforzi comuni verso un medesimo obiettivo per ottenere un maggiore impatto e fronteggiare la pressione competitiva dei mercati globali, massimizzando l’efficienza dei fondi stessi.

Per concludere questo quadro generale nel modo più completo possibile, è necessario soffermarsi sul regime di ammissibilità degli aiuti di Stato per imprese e produzioni, così come disciplinato dalla normativa europea. In linea di principio, gli aiuti di Stato sono incompatibili con il mercato interno, in quanto possono falsare la concorrenza avvantaggiando indebitamente alcune imprese o produzioni rispetto ad altre. Tale principio, però, non è assoluto e ammette deroghe per il perseguimento di determinate finalità, definite dalle norme europee.

Per configurarsi come aiuto di Stato il provvedimento agevolativo deve presentare le seguenti condizioni:

  • L’origine statale dell’aiuto;
  • L’esistenza di un vantaggio a favore di talune imprese o produzioni;
  • L’esistenza di un impatto sulla concorrenza;
  • L’idoneità ad incidere sugli scambi tra gli Stati membri.

In presenza di queste condizioni, i finanziamenti statali devono essere notificati alla Commissione europea per una valutazione ed eventuale verifica ed ammissione degli stessi.

La normativa fondamentale che regola l’ammissibilità degli Aiuti di Stato è costituita da:

  • Il Regolamento CE n. 651/2014 del 26 giugno 2014: tale regolamento elimina l’obbligo di notifica alla Commissione per alcune categorie di finanziamenti statali, in settori specifici, ai fini di uno snellimento ed una maggiore flessibilità delle procedure di concessione, definendo le condizioni generali per ogni categoria;
  • Il Regolamento CE n. 1407/2013 del 18 dicembre 2013: tale regolamento rende esenti dall’obbligo di notifica i cosiddetti aiuti “de minimis” che non superano un importo prestabilito, concessi in un determinato arco temporale (200.000,00 € in tre anni – 100.000,00 € per le imprese che operano nel settore dei trasporti su strada per conto di terzi) ad un’unica impresa.

Questo articolo è solo il primo di una rubrica che ci guiderà alla scoperta degli strumenti di finanziamento per start up e Pmi

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