La novità principale per l’ecosistema SPID dopo la pubblicazione del nostro articolo precedente è venuta dal parlamento stesso!

Alcuni emendamenti proposti al decreto crescita, in particolare 29.1 (di probabile approvazione), porterebbero a ridefinire drasticamente il modello di business di SPID. La Presidenza del Consiglio potrebbe infatti concordare con Poste Italiane, in quanto fornitore del servizio universale, l’erogazione di servizi di accesso ai servizi digitali delle pubbliche amministrazioni, da remunerare con fondi pubblici secondo un meccanismo profondamente diverso da quello attuale di SPID; oggi sarebbero soprattutto le imprese private che usano SPID a pagare. Si veda questa descrizione e questa animata discussione sul tema nel Forum Italia, anche se dissentiamo da molte valutazioni dei loro autori sul modello operativo di SPID.

In attesa di comprendere fino in fondo gli obiettivi attuali del legislatore e come il regolatore li recepirà, ci sembra chiaro che tutti e due gli emendamenti confermano:

  1. quanto importante sia, e insieme difficile, far funzionare il modello organizzativo attuale di SPID o definirne uno diverso;
  2. che molti esperti e interessati esprimono forti critiche sul modello attuale, e sul futuro stesso di SPID. Alcuni auspicano una gestione pubblica centralizzata, o il suo abbandono completo.

Questa situazione mostra quanto sia importante che il regolatore faccia propria e, soprattutto, avvii una campagna di comunicazione sui tre temi che avevamo proposto in aprile, per chiarire a cittadini e imprese la direzione di SPID e incentivare le imprese ad adottarla come service provider privati.

Perché c’è un’altra grande novità, questo mese: la pubblicazione di un nuovo listino prezzi del servizio di autenticazione SPID per i service provider privati, molto ridotti rispetto a quelli di febbraio 2018.

Da questo listino ci si attende molto per stimolare l’interesse delle imprese. Ne conoscevamo una bozza che già circolava a giugno 2018, quando lavoravamo con tutti gli Identity Provider SPID (IdP) per esplorare l’adozione di SPID da parte di alcuni ospedali privati. Questi prezzi si erano rivelati molto più vicini a quelli che le imprese sostengono per soluzioni di mercato, anche se in quel caso le parti avevano rinunciato ad un accordo, per alcune specificità della sanità privata e per il sopraggiunto cambio organizzativo ai vertici dell’Agenzia.

Nel frattempo, continua la crescita numerica di SPID, che mantiene una velocità più che doppia di quella storica. L’unico parametro quantitativo disponibile, il numero dei profili attivati, continua da febbraio ad oggi a crescere di oltre 180 mila unità al mese, ben oltre gli 86 mila al mese medi dei 18 mesi precedenti, e questo dopo un balzo di 350 mila nuovi profili a gennaio.

Anche le attività su SPID del Club TI Milano, e in particolare del gruppo #ClubTI4SPID, hanno raggiunto un nuovo risultato. Abbiamo concluso la seconda delle attività intraprese a febbraio, uno studio su come accelerare lo switch-off delle identità digitali che alcune grandi pubbliche amministrazioni avevano realizzato prima di SPID. Questo switch-off aiuterebbe a rendere più evidente che davvero SPID è l’identità digitale riferimento per gli italiani.

Il risultato principale del nostro studio riguarda la situazione dei livelli di servizio di SPID, che a oggi rischia di scoraggiare l’adozione di SPID da parte di imprese private.

I livelli di servizio sono le prestazioni (disponibilità, velocità e simili) che l’erogatore di un servizio digitale promette alle organizzazioni che lo usano. Queste prestazioni sono un elemento di valutazione essenziale per qualsiasi impresa che debba scegliere tra SPID e i servizi di mercato alternativi.

I livelli di servizio attuali di SPID:

  • sono sparpagliati tra una decina di documenti distinti che converrebbe riassumere in un quadro unico di facile consultazione;
  • all’analisi si sono rivelati diversi tra un IdP e l’altro, suscettibili quindi di adeguamento verso il basso a discrezione di ciascuno di loro.

Soprattutto, la scelta di far erogare SPID a un insieme di operatori indipendenti rende difficile e costoso affiancare al servizio base, l’autenticazione, strumenti accessori ma essenziali per le imprese che vogliano adottarla, come ad esempio un servizio di assistenza ai clienti, o la capacità di calcolare e fatturare i costi con regole abbastanza ricche da venire incontro alle esigenze del mercato. Oggi SPID è quindi priva di questi servizi accessori, che pure ciascun IdP sa benissimo erogare autonomamente per i propri servizi commerciali. Un motivo in più perché le aziende preferiscano alternative di mercato.

Anche le vicende del nuovo listino appena pubblicato sottolineano la complessità di un modello dove fornitori indipendenti e diversi, ben nove oggi, devono arrivare all’unanimità su qualsiasi decisione. La discussione su questo listino è durata almeno un anno!

In attesa di indicazioni del regolatore, al quale abbiamo appena segnalato la questione dei livelli di servizio, stiamo continuando ad assistere alcune imprese di servizi finanziari nella valutazione di SPID come strumento per la registrazione di nuovi clienti (onboarding), anche grazie all’aiuto di alcuni IdP.

Abbiamo confermato la fattibilità di soluzioni di onboarding basate su SPID, resta da verificarne l’interesse e la convenienza per le imprese.

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