“L’idea di Splittypay nasce da un’esperienza vissuta “sulla nostra pelle” per la raccolta delle quote per la prenotazione di un viaggio”, così racconta Matteo Anthony Destantini, founder di Splittypay. Come spesso accade nel mondo delle startup e delle aziende innovative “ci siamo resi conto dell’esistenza di un ‘pain’ forte dell’utente e, di conseguenza, di un probabile ‘need’ di mercato”.
Il timing poi ha fatto il resto. Il team di Splittypay, in piena fase di exit dall’idea ZZZleepandGo (anche in questo caso un’idea partorita “dormendo durante uno scalo sulle scomode panchine dell’aeroporto di Berlino”) si è trovato con alle spalle esperienza e consapevolezza di cosa comportasse avviare una nuova avventura e si è lanciato nella nuova sfida imprenditoriale.
Il bisogno del mercato è stato pre-validato attraverso la misura dell’abbandono medio del carrello sui siti di e-commerce (70% è il tasso misurato da Statista nel 2019) e con diverse interlocuzioni con potenziali merchant operanti nei mercati in cui lo use case del pagamento di gruppo è più forte. Con un obiettivo “creare uno strumento che migliorasse l’esperienza di pagamento di gruppo online“. 

Matteo Anthony Destantini, founder Splittypay
Matteo Anthony Destantini, founder Splittypay

“Dopo diverse valutazioni ed analisi delle soluzioni presenti sul mercato dei pagamenti online con focus sui gruppi – prosegue Destantiniabbiamo deciso di sviluppare un prodotto che fosse semplice, immediato e ‘on the go’ cioè innestato direttamente sul processo di acquisto dell’utente”, il che si è tradotto nella predisposizione di un vero e proprio sistema di pagamento alternativo.

Il cuore della tecnologia, sviluppato, inizialmente appoggiandosi su infrastrutture di pagamento di terze parti per velocizzare lo sviluppo, è un algoritmo capace di gestire in modo del tutto automatizzato qualsiasi scenario e qualsiasi combinazione del pagamento delle quote all’interno del gruppo. Grazie all’algoritmo, basato essenzialmente su inviti di pagamento, scheduler e pre-autorizzazioni, è così possibile massimizzare le probabilità che il pagamento vada a buon fine e, contestualmente, ottimizzare il conversion rate del merchant che ha integrato Splittypay nel proprio carrello.

Gli elementi distintivi di Splittypay rispetto alle altre soluzioni di pagamento di gruppo presenti sul mercato, prosegue Destantini, sono “l’immediatezza e il positioning”, oltre al fatto di rappresentare “un conversion rate booster per il merchant”. Lato consumer, invece, Splittypay è immediato e non richiede alcun download o registrazione: è una piattaforma aperta ed utilizzabile da qualunque utente in possesso di una carta di credito, debito o prepagata. Inoltre, la user interface su cui la startup ha lavorato molto in collaborazione con potenziali utenti “minimizza i passaggi necessari alla compilazione dei campi di pagamento offrendo la massima chiarezza di utilizzo a tutti i componenti del gruppo nella fase di checkout online”.L’algoritmo permette anche la notifica immediata al merchant dell’avvenuto pagamento, rispettando il timer del carrello, nonostante la piattaforma si trovi a gestire spesso pagamenti asincroni fino a 48 dopo l’apertura della transazione.

“Il positioning sul checkout (e quindi la scelta di un mercato b2b2c, con gli annessi pro e contro) -evidenzia il founderconsente di abbattere il costo di acquisizione cliente, veicolato direttamente dall’e-commerce, e di trovarsi nel posto giusto al momento giusto”, cioè quando il cliente si imbatte nel problema del pagamento ed eventualmente prova sulla propria pelle il fallimento della transazione per mancanza di plafond su una singola carta.

Una volta completato lo sviluppo della piattaforma sono stati condotti test su siti di e-commerce reali, registrando ottimi risultati in termini di miglioramento dei loro Kpi di vendita. Con i seguenti risultati:

  • Adoption 5,3%
  • Aumento carrello medio 3,1%
  • Incremento tasso di conversione 6,9%
  • Coefficiente “virale” 400%.

Oltre che come mero sistema di pagamento, Splittypay si configura anche come un innovativo strumento di marketing, capace di coinvolgere mediamente quattro persone nell’acquisto (invece che una), esponendole così al brand dell’e-commerce e abilitando per il retailer la possibilità di interagire direttamente con l’utenza grazie a delle call-to-action personalizzate e integrate negli inviti di pagamento.

Una piattaforma in crescita e infatti “l’ultima novità in termine di sviluppi della piattaforma è stata l’integrazione dei nostri sistemi sulle infrastrutture di Stripe, il leader mondiale dei pagamenti online”. In virtù di questa partnership, Splittypay ora è in grado di “superare facilmente le barriere di integrazione per i merchant che già lavorano con il provider statunitense”, dato che essi possono utilizzare il proprio account Stripe esistente, monitorare i pagamenti dalla medesima dashboard, sfruttando così le condizioni economiche sulle transazioni già definite in precedenza. 

Un’idea originale, anche in un contesto come quello attuale destinato ad avere un impatto su tutto il comparto FinTech. Concorda anche Destantini: “Come in tutti i settori anche le aziende operanti nel FinTech dovranno tenere in considerazione la pandemia come un fattore determinante all’interno della propria strategia di mercato”. Nel caso specifico, “la quarantena e il distanziamento sociale hanno impattato fortemente sia su Splittypay che su Splitted.it, la nostra piattaforma b2c di raccolta fondi online”.

Splittypay si rivolge infatti tendenzialmente al mercato travel, trasporti, ticketing, eventi, ossia i settori più colpiti dall’emergenza Covid-19. Il team quindi ha colto l’occasione “per declinare la tecnologia lanciando un progetto di open innovation con un provider nel mondo delle utilities per creare un servizio di cost-sharing della bolletta luce&gas tra coinquilini o conviventi nella stessa abitazione”. Splitted.it allo stesso modo ha subito un drastico calo delle raccolte fondi per l’organizzazione di eventi, party e liste nozze ma la flessibilità della piattaforma ha consentito di “focalizzare l’attenzione sulle raccolte fondi solidali per fronteggiare l’emergenza sanitaria collaborando con diversi ospedali e Onlus.

In entrambi i casi il team ha reagito adattando temporaneamente use case e target di mercato. Chiude Destantini: “cosa che ci è venuta piuttosto semplice e spontanea essendo la flessibilità una caratteristica intrinseca nel Dna di una startup per definizione”.  

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