Esaurite le risorse, il Piano Transizione 5.0 chiude i battenti. Un decreto del ministero del made in Italy (pubblicato in Gazzetta il 7 novembre) ha disposto la chiusura della piattaforma Gse deputata alla presentazione delle domande da parte delle imprese per accedere ai crediti di imposta per il biennio 2024-2025 previsti dal Piano Transizione 5.0, lasciando l’amaro in bocca alle aziende intenzionate a realizzare progetti di trasformazione digitale ed energetica.
Un provvedimento che ha suscitato preoccupazioni da parte di associazioni di categoria e delle imprese che confidavano nella misura per la propria innovazione. Nonostante il Piano Transizione 5.0 abbia avuto una genesi faticosa (partito in ritardo ad agosto 2024 per slittamento del decreto attuativo), fosse stato criticato per la sua complessità rispetto al precedente Transizione 4.0 ma che, dopo una partenza in sordina, era cresciuto a buon ritmo negli ultimi mesi, vuoi per le semplificazioni normative introdotte, vuoi per la pubblicazione di chiarimenti tecnici da parte del Mimit che hanno aiutato le aziende a capire come gestire la verifica dei loro piani energetici.
Cosa è successo? Dai 6,3 miliardi, il governo ha deciso di fissare a 2,5 miliardi il nuovo obiettivo di spesa per Transizione 5.0, in accordo con Bruxelles nella partita Pnrr, chiudendo di fatto la piattaforma con il consolidamento delle sole pratiche presentate. Solo le imprese già in lista beneficeranno degli sgravi (anche se complessivamente si andrà a superare il tetto dei 2,5 miliardi) mentre le altre potranno presentare tecnicamente la domanda (fino al 31 dicembre la piattaforma rimarrà viva) ma entreranno direttamente in una lista d’attesa che si sbloccherà solo se qualche azienda confermata rinuncerà alla sua misura (difficile).
Le risorse “bloccate” – pari a 3,8 miliardi di euro – saranno destinate ad altre misure Pnrr o a un prossimo piano di incentivi 2026 basato però sull’iper-ammortamento, un meccanismo che andrà definitivamente a cancellare l’impianto dei crediti di imposta introdotto da Transizione 4.0 e Transizione 5.0.
Due le fasce di aziende penalizzate oggi. Chi ha avviato i progetti con ordini già effettuati ma in attesa di completare la documentazione da inviare per prenotare i crediti d’imposta (rischiando di essere ingiustamente esclusi anche dagli incentivi 2026 se le spese sostenute dovranno partire dal 1 gennaio come da norma). Chi pensava di avviarli entro la fine dell’anno solare che, verosimilmente, congelerà la trasformazione digitale e attenderà il nuovo piano nel 2026 per potere fare affidamento sul nuovo super ammortamento.
Duro il commento del presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, pubblicato venerdì, che riportiamo nella sua integralità. “La comunicazione improvvisa, da parte del ministero delle Imprese e del Made in Italy, relativamente all’esaurimento delle risorse legate a Transizione 5.0, rappresenta un deludente segnale di incoerenza rispetto alla volontà dichiarata di sostenere lo sforzo delle imprese. Una scelta preoccupante, anche alla luce della difficile congiuntura economica. Assistiamo, infatti, a un ulteriore fattore di incertezza che penalizza le aziende che, con responsabilità e agendo nella cornice delle regole definite dal ministero, contavano di utilizzare l’ultimo periodo stabilito dalla misura. Le aziende, che all’inizio erano state scoraggiate dalla scarsa chiarezza delle regole previste da Transizione 5.0, si trovano adesso a fare i conti con una chiusura inattesa, che va in controtendenza rispetto alla necessaria pianificazione degli investimenti anticiclici promossi per agganciare la transizione digitale e per cogliere la grande sfida legata all’intelligenza artificiale. Anche in considerazione della recente Manovra, che ha destato più di una perplessità, reputo quanto stabilito dal Mimit come un ulteriore passo indietro mentre, invece, le imprese invocano, ormai da tempo, una politica industriale capace di dischiudere le enormi risorse e capacità del nostro sistema produttivo: politiche stabili, coordinate e accessibili, non misure a intermittenza, per assicurare continuità e trasparenza e beneficio del nostro sistema produttivo”.
Un pensiero che amplifica il malessere di altre associazioni ma che sprona una proroga o un nuovo piano Transizione 5.0 per il 2026. Pianificare gli investimenti per le imprese è sempre più complicato e legato al monitoraggio continuo delle misure disponibili, una fatica che deve però valere la fiducia nelle istituzioni.
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