La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) rappresenta uno dei principali corpi intermedi del sistema produttivo italiano. Fondata nel 1946, Cna associa oltre 620mila imprenditori e imprenditrici ed è presente su tutto il territorio nazionale con un ruolo di rappresentanza, supporto e accompagnamento delle micro, piccole e medie imprese nei processi economici, organizzativi e di trasformazione tecnologica.
Tra le trasformazioni in corso che hanno bisogno di supporto, in primo piano c’è quella dell’intelligenza artificiale. Per studiare a che punto siamo, la ricerca il Rapporto tra Micro e Piccole Imprese Italiane e Intelligenza Artificiale, condotta dall’Area Studi e Ricerche di Cna, si è posta come obiettivo quello di misurare il livello di diffusione delle soluzioni di AI, il grado di conoscenza della tecnologia, le percezioni degli imprenditori, i benefici riscontrati, gli ostacoli incontrati e i bisogni di supporto espressi dal tessuto produttivo

La metodologia

L’indagine Cna rappresenta un’evoluzione rispetto alla precedente rilevazione svolta nel 2024, allora limitata al solo comparto manifatturiero, e si caratterizza per un approccio ad ampio spettro che ha coinvolto imprese di tutti i settori economici, comprese costruzioni e servizi. La metodologia adottata si fonda su un questionario strutturato somministrato a oltre 2.500 imprese associate, con un campione ex-post considerato equilibrato e rappresentativo dell’universo delle micro e piccole imprese italiane, incluse quelle con meno di dieci addetti, generalmente escluse dalle statistiche ufficiali. La raccolta dei dati è avvenuta nell’autunno del 2025 e ha consentito di disporre di un patrimonio informativo particolarmente ricco, pensato non solo per fotografare lo stato dell’arte, ma anche per orientare le future iniziative formative e di supporto dell’associazione e per alimentare il confronto con i decisori pubblici sulle politiche di accompagnamento alla transizione digitale. Il profilo delle imprese coinvolte restituisce l’immagine di un tessuto produttivo frammentato ma trasversale ai settori. Oltre il 64% delle aziende opera nei servizi, mentre la manifattura rappresenta circa un quarto del campione e l’edilizia poco meno del 10%. Dal punto di vista dimensionale prevalgono nettamente le microimprese, con oltre il 63% sotto i cinque addetti, affiancate da un 30% di imprese tra cinque e diciannove addetti. Il campione riflette anche le caratteristiche demografiche tipiche dell’imprenditoria italiana, con una forte concentrazione di titolari nella fascia tra i 50 e i 70 anni, ma con una presenza non trascurabile di laureati, superiore alla media nazionale.

Intelligenza artificiale, conoscenza diffusa

Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda la rapida crescita del livello di conoscenza dell’intelligenza artificiale. Più di un quarto degli imprenditori intervistati dichiara oggi di possedere una buona o ottima conoscenza dell’AI, con un incremento di oltre dieci punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Questo dato segnala un’accelerazione significativa dei processi di alfabetizzazione tecnologica, pur in presenza di forti differenze generazionali. I giovani imprenditori mostrano livelli di familiarità più elevati, ma anche tra le fasce di età più avanzate si osserva un progressivo avvicinamento alla tecnologia, a conferma di un interesse che non può più essere considerato marginale o limitato a una ristretta élite digitale.

Livello di conoscenza dell’AI – Confronto indagini 2024 e 2025
Livello di conoscenza dell’AI. A confronto le indagini 2024 e 2025 (fonte: Rapporto tra Micro e Piccole Imprese Italiane e Intelligenza Artificiale, Cna, 2025)

Accanto alla conoscenza cresce anche la consapevolezza del valore dell’intelligenza artificiale. Il sentiment complessivo espresso dagli imprenditori è in sostanza positivo, con oltre il 57% che valuta favorevolmente l’impatto potenziale dell’AI sulla propria attività. La quota di giudizi negativi si attesta su livelli contenuti, mentre una parte significativa del campione mantiene un atteggiamento di prudente neutralità, indice di una fase di osservazione e valutazione. Un dato di particolare interesse riguarda il fatto che l’orientamento positivo non risulta confinato alle generazioni più giovani, ma si estende anche agli imprenditori più anziani – quasi il 54% dei titolari d’impresa tra 50 e 70 anni e il 52,2% tra gli over 70 -, suggerendo che la percezione dell’AI come strumento utile sia legata più a valutazioni pragmatiche sui benefici concreti che a competenze tecnologiche avanzate.

La percezione generale dell’AI - Analisi per classi d’età
La percezione generale dell’AI – Analisi per classi d’età (fonte: Rapporto tra Micro e Piccole Imprese Italiane e Intelligenza Artificiale, Cna, 2025)

Interesse per l’AI e benefici espressi

La fotografia dell’utilizzo effettivo delle soluzioni di intelligenza artificiale nelle micro e piccole imprese mostra una dinamica di diffusione estremamente rapida. Oltre il 35% delle imprese intervistate dichiara di utilizzare almeno uno strumento di AI, un dato che appare particolarmente significativo se confrontato con quello rilevato solo diciotto mesi prima, quando la quota si fermava poco sopra il 5%. Ancora più rilevante è il fatto che quasi un’impresa su cinque utilizzi più di una soluzione, segnalando un approccio che va oltre la semplice sperimentazione occasionale. A questo si aggiunge un ulteriore 15% di imprese che sta valutando l’adozione nel breve periodo, delineando uno scenario di ulteriore espansione nel prossimo futuro.
L’analisi dei benefici percepiti chiarisce come l’intelligenza artificiale venga oggi interpretata prevalentemente come una tecnologia di supporto operativo. Il risparmio di tempo emerge come il vantaggio più citato, indicato da oltre l’80% del campione, seguito dalla riduzione degli errori e dall’eliminazione delle attività ripetitive. Si tratta di benefici che incidono direttamente sull’efficienza quotidiana dell’impresa, liberando risorse e consentendo una gestione più fluida delle attività. Meno diffuse, ma comunque presenti, sono le percezioni legate a effetti più strutturali, come l’aumento della competitività o l’innovazione di prodotto e di processo, mentre appaiono marginali le aspettative di riduzione del personale, a conferma di una visione dell’AI come strumento complementare e non sostitutivo del lavoro umano.

Principali vantaggi che l’impresa ha ottenuto pensa di ottenere dall’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale
Principali vantaggi che l’impresa ha ottenuto/pensa di ottenere dall’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale (fonte: Rapporto tra Micro e Piccole Imprese Italiane e Intelligenza Artificiale, Cna, 2025) 

Le criticità e i bisogni

Sul fronte delle criticità, la ricerca evidenzia come i principali ostacoli all’adozione non siano di natura tecnologica, ma cognitiva e organizzativa. La difficoltà di comprendere quali soluzioni possano essere realmente utili per la propria attività rappresenta il primo freno (56,7% del campione), seguita dalla carenza di competenze interne (40,3%). I costi di accesso (18,2%) e le preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati assumono un ruolo secondario, così come le problematiche di integrazione con i sistemi esistenti (17,3%) o la mancanza di infrastrutture adeguate (7,9%). Questo quadro suggerisce che le imprese percepiscono l’AI come una tecnologia ormai matura e potenzialmente accessibile, ma necessitano di strumenti di orientamento per tradurre le opportunità in casi d’uso concreti.

Per questi motivi resta alta la domanda di supporto espressa dagli imprenditori. La maggioranza delle imprese dichiara interesse a partecipare a iniziative di formazione dedicate all’intelligenza artificiale, considerate il primo passo per affrontare la transizione in modo consapevole. Accanto alla formazione emergono esigenze di consulenza personalizzata, accesso facilitato a strumenti e servizi, e supporto nell’individuazione di incentivi e agevolazioni finanziarie. Meno centrale appare, almeno in questa fase, la richiesta di nuove figure professionali dedicate, a indicare una preferenza per percorsi di integrazione graduale che valorizzino le risorse già presenti in azienda.

Principali ostacoli all’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale
Principali ostacoli all’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale (fonte: Rapporto tra Micro e Piccole Imprese Italiane e Intelligenza Artificiale, Cna, 2025)

La ricerca restituisce quindi l’immagine di un tessuto produttivo che non percepisce l’intelligenza artificiale come una minaccia, ma come una leva concreta per migliorare l’efficienza e sostenere la competitività. La sfida che si apre riguarda la capacità di accompagnare questa domanda latente con strumenti adeguati, colmando i gap di competenze e riducendo l’incertezza che ancora frena una parte significativa delle imprese. In questo scenario, il ruolo delle associazioni di rappresentanza emerge come centrale nel fungere da ponte tra tecnologia e mondo produttivo, contribuendo a rendere la transizione digitale più inclusiva e coerente con le specificità delle micro e piccole imprese italiane.

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