Chiuso gennaio, i risultati finanziari delle ultime trimestrali delle big tech raccontano l’aumento del peso dell’AI nei fatturati, confermandola motore di crescita per i vendor ma anche di aspettative sulla redditività per gli analisti.
Positivi i dati e i commenti da parte delle aziende (i comunicati ufficiali registrano buone crescite e soddisfazione per tutte le big tech) ma emerge un elemento di maggiore consapevolezza sulla redditività del business AI, che si riflette anche nell’accoglienza tiepida in borsa di alcuni risultati finanziari. Stare al passo con le richieste computazionali dell’AI significa investimenti in cloud computing, infrastrutture data center, potenza di cui si anela il ritorno.
Microsoft
La prima a mettersi a nudo è Microsoft, in forte crescita.
Il suo secondo trimestre fiscale 2026 conferma ricavi per 81,3 miliardi di dollari (+17% anno su anno) con un utile netto di 38,5 miliardi. Trainano la crescita regolare dei servizi cloud (Azure +38%, Microsoft Cloud +26%) legata alla crescita dell’AI (grazie anche alla partnership con OpenAI) ma le preoccupazioni per gli elevati investimenti per infrastrutture AI e data center (quasi 35 miliardi di dollari in un trimestre) alimentano timori tra gli investitori sui margini futuri e sulla capacità dell’azienda di Redmond di stare al passo con le promesse e le richieste del mercato. Un aspetto che anche il management riconosce essere critico, consapevolezze. Ma la borsa non premia Microsoft nonostante l’exploit. “Il fatturato di Microsoft Cloud ha superato i 50 miliardi di dollari in questo trimestre, a dimostrazione della forte domanda per il nostro portafoglio di servizi – ha affermato Amy Hood, vicepresidente esecutivo e direttore finanziario di Microsoft -. Abbiamo superato le aspettative in termini di fatturato, utile operativo e utile per azione”.
La sfida a medio termine per l’azienda è quella ben rimarcata da Satya Nadella, Ceo di Microsoft, a Davos: se i grandi investimenti in AI serviranno a creare un’offerta tecnologica che porta benefici economici e operativi solo alle grandi aziende tech, senza generare una domanda reale utile per la società, rischiano di dare vita a una bolla finanziaria. Da qui la necessità di diffondere i vantaggi degli investimenti in AI in tutti i settori, dalla sanità all’educazione, dal pubblico al privato, non solo limitando la crescita di business al solo mercato tecnologico.
Meta
La seconda azienda a mettersi a nudo è Meta.
Superati i 200 miliardi di dollari per l’intero 2025. Nel quarto trimestre l’azienda di Mark Zuckerberg ha raccolto 59,9 miliardi di dollari (+24% anno su anno) grazie al business della pubblicità online potenziata dall’AI (sistemi di targeting e raccomandazioni) a conferma che il business pubblicitario rimane solido per Facebook, Instagram, Whatsapp. Ma anche Meta è osservata dagli investitori per l’aumento degli investimenti in infrastrutture AI e data center stimati tra i 115 e i 135 miliardi di dollari l’anno (facendo crescere le spese totali del 40% su base annua, superando 160 miliardi di dollari tra costi infrastrutturali e operativi). L’obiettivo del Ceo Zuckerberg è lavorare alla “superintelligenza per tutti nel 2026”. Ma anche in questo caso la questione rimane capire quanto il business pubblicitario sosterrà la capacità degli investimenti infrastrutturali necessari.
Ibm
La terza è Ibm che chiude il quarto trimestre con ricavi di 19,7 miliardi di dollari e l’anno fiscale con 67,5 miliardi di dollari (+8% rispetto al 2024) registrando una crescita in tutte le componenti oltre le aspettative, trainata da una forte domanda di software e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale: software (+11%), consulenza (+2%), infrastruttura (+12%).
A conferma che, nel contesto enterprise, la nuova generazione di mainframe può convivere con la parte di cloud e AI che si focalizza in modo particolare su gestione dati e automazione dei processi. “Il nostro portafoglio di attività di intelligenza artificiale generativa ammonta ora a oltre 12,5 miliardi di dollari” ha precisato il Ceo, Arvind Krishna, rimarcando il focus su software e cloud ibrido, due componenti del business che oggi costituiscono circa il 45% del giro d’affari di Ibm, previsto complessivamente in crescita del +5% nel 2026.
Sap
Un cenno anche ai risultati di Sap, che ha chiuso il 2025 con ricavi totali di 36,8 miliardi di euro (+11% anno su anno), dove il cloud (+26%) si conferma la principale fonte di ricavi grazie alle sottoscrizioni ricorrenti, un passaggio che evidenzia la trasformazione cloud avviata da anni da Sap, prendendo le distanze dal modello di licenza tradizionale.
Con un Q4 da 9,68 miliardi di euro (+3% anno su anno) e una crescita del cloud backlog inferiore alle aspettative degli analisti (25% invece che 26%), il management conferma la strategia di una AI di fascia enterprise integrata nativamente nelle soluzioni per il 2026. Gli investimenti necessari in infrastrutture e sviluppo dei prodotti AI dovrebbero generare nel 2026 ricavi in crescita del 23-25% a fronte anche di una forte domanda di Sap Business AI, già oggi inclusa nel 66% degli ordini in arrivo. “Il 2026 sarà l’anno in cui l’AI mostrerà il suo Roi a livello aziendale” ha dichiarato il Ceo, Christian Klein. Ma anche in questo caso cautela dal mercato azionario sugli obiettivi futuri.
All’appello del trimestre, tra le varie aziende del settore, manca Alphabet (Google) ma è questione di giorni (il 4 febbraio presenterà i suoi conti). Stando all’ultima relazione trimestrale (Q3) rilasciata il 29 ottobre 2025, l’azienda sta facendo bene. Ricavi superiori ai 102 miliardi di dollari (+16% su base annua), trainati dai servizi cloud e dall’integrazione dell’AI, con la parte di Google Cloud in crescita significativa del 34%, per un valore di 15,2 miliardi di dollari.
Una carrellata di numeri, forse troppi, ma indice dell’accelerazione impressa agli investimenti AI da parte di tutte le big tech per sviluppare infrastrutture e servizi. D’altro canto le tiepide reazioni degli investitori la scorsa settimana sottolineano come prevalga un atteggiamento di prudenza sulla redditività di questi investimenti, sulla loro fattibilità, sul rispetto delle roadmap. La posizione di Satya Nadella – esiste il rischio di bolla finanziaria se l’AI porta business alle sole big tech e non alla società intera – è condivisibile.
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