Le tensioni geopolitiche, le guerre commerciali e il ritorno dei dazi dominano le agende dei governi e campeggiano nei dibattiti sui media. Il tema della transizione climatica sembra scivolato in secondo piano. Eppure, sotto la superficie del “rumore” politico, la green economy vive una fase di espansione importante. A certificarlo è il report Already a Multi-Trillion-Dollar Market: A Ceo Guide to Growth in the Green Economy, pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Boston Consulting Group: non è un semplice esercizio di advocacy ambientale, ma un’analisi granulare basata su dati indipendenti e sull’esame di migliaia di aziende quotate, che restituisce la fotografia di un comparto ormai pienamente operativo e in espansione strutturale.

Il dato centrale del report: la green economy vale ogni anno più di 5mila miliardi di dollari. Per dare una dimensione, si tratta di una cifra paragonabile al Pil del Giappone, terza economia mondiale. Le proiezioni indicano una crescita media annua del 6%, che porterebbe il comparto a superare i 7mila miliardi di dollari entro il 2030. Nell’ultimo decennio, la green economy si è affermata addirittura come il secondo settore in più rapida crescita a livello globale, superata soltanto dal comparto tecnologico.

All’interno di questa macrocifra, il report distingue due grandi aree. Le soluzioni di mitigazione, ovvero quelle finalizzate alla riduzione delle emissioni, rappresentano il 78% del valore complessivo, con il segmento trasporti e mobilità che da solo pesa circa un terzo della crescita totale. Le soluzioni di adattamento e resilienza climatica coprono il restante 22% e valgono circa 1.100 miliardi di dollari l’anno, un dato in forte crescita che riflette l’impatto degli eventi climatici estremi anche nelle economie avanzate. In Europa, questa dinamica si traduce in domanda crescente di materiali edilizi resilienti, sistemi di raffrescamento e tecnologie per la gestione del rischio climatico.

Come cresce la green economy
Come cresce la green economy (Already a Multi-Trillion-Dollar Market: A Ceo Guide to Growth in the Green Economy, Wef con Bcg, 2026)

La metodologia 

La solidità delle conclusioni del report poggia su una base analitica ampia. L’analisi dei ricavi è stata condotta su oltre 6.500 società quotate a livello globale, utilizzando dati forniti dal London Stock Exchange Group, e copre il periodo 2020-2024. La definizione stessa di “green economy” adottata dal report è volutamente rigorosa: si intendono le soluzioni commerciali con un chiaro scopo ambientale o che rappresentano una risposta diretta a sfide ambientali, includendo sia la mitigazione sia l’adattamento e la resilienza. Per la componente qualitativa, 14 membri dell’Alliance of Ceo Climate Leaders del Wef hanno aperto i propri bilanci ai ricercatori, fornendo dati dettagliati su strategie, investimenti e performance. I risultati aggregati di questo campione mostrano che il gruppo ha ridotto le emissioni assolute del 12% tra il 2019 e il 2023, aumentando contemporaneamente i ricavi del 20%, a dimostrazione che strategia climatica e obiettivi di profitto possono rafforzarsi reciprocamente.

I ricavi green premiati dai mercati finance

Uno degli aspetti più significativi del report riguarda la performance finanziaria delle imprese attive nei mercati green. Tra il 2020 e il 2024, i ricavi legati ad attività low carbon sono cresciuti in media del 12% annuo, il doppio rispetto ai ricavi convenzionali. Nel settore energetico il divario è ancora più marcato: i ricavi green sono cresciuti con un tasso annuo composto del 33%, contro il 14% di quelli tradizionali.

Ma il vantaggio competitivo non si esaurisce nella crescita del fatturato. Le aziende con una quota significativa di ricavi green accedono mediamente a capitali a condizioni più favorevoli. L’analisi del Wef, che copre il periodo 2016-2024, evidenzia che le società con circa il 20% di ricavi green registrano multipli di valutazione superiori del 6% rispetto ai concorrenti tradizionali. Per le aziende in cui la componente green supera il 50-60% dei ricavi, il premio di valutazione sale al 12-15%, un segnale chiaro di come investitori e mercati stiano già incorporando nelle loro valutazioni la capacità di queste imprese di operare in segmenti strutturalmente espansivi.

Competizione globale: guida la Cina, Europa sotto pressione

Il quadro geopolitico della transizione è un altro elemento chiave del report. La Cina si afferma come il principale investitore mondiale nella green economy: nel solo 2024 ha destinato 659 miliardi di dollari all’energia pulita, un livello superiore di oltre il 50% rispetto a quello del secondo investitore.

Laura Villani
Laura Villani, managing director e senior partner di Boston Consulting Group

Pechino domina nei brevetti per solare, veicoli elettrici e batterie, e coprirà oltre il 60% della nuova capacità rinnovabile globale entro il 2030. Il baricentro dell’innovazione green si sta spostando progressivamente da Occidente a Oriente.

L’Europa, con 410 miliardi di dollari investiti nel 2024, mantiene un ruolo di primo piano ma si trova sotto crescente pressione competitiva. Gli Stati Uniti seguono con circa 300 miliardi. Questa asimmetria di scala pone all’Unione Europea una sfida strategica rilevante: trasformare ambizione regolatoria e capacità di innovazione in leadership industriale concreta. Come sottolinea Laura Villani, managing director e senior partner di Bcg, la vera sfida è “rendere questa traiettoria duratura, trasformando investimenti e potenziale in valore economico, innovazione e occupazione stabile lungo l’intera filiera”.

I Paesi in cui la green economy cresce di più
I Paesi in cui la green economy cresce di più (fonte: Iea e Bcg, 2025)

Tecnologie mature e frontiere da esplorare

Il calo dei costi accelera la competitività di molte soluzioni pulite. Il solare fotovoltaico ha registrato una riduzione di quasi il 90% dal 2010, le batterie al litio hanno seguito una traiettoria analoga e l’eolico offshore ha dimezzato i propri costi. Secondo il report, il 55% delle riduzioni di gas serra necessarie per lo scenario a 1,5 gradi può già essere ottenuto con tecnologie cost-competitive, e un ulteriore 20% è raggiungibile con premi di costo modesti. Non tutte le soluzioni viaggiano però alla stessa velocità: cattura della CO₂, idrogeno a basse emissioni e combustibili low carbon per trasporto pesante e aviazione richiedono ancora sostegno pubblico e modelli di finanziamento innovativi.

Guardando al futuro, il segmento della gestione del carbonio e del metano fa da traino con una crescita prevista superiore al 15% annuo, seguito dall’agricoltura e tecnologie alimentari (14% annuo) e dall’economia circolare e gestione dei rifiuti. I casi studio inclusi nel report illustrano strategie concrete: Schneider Electric ha portato il 90% dei ricavi 2024 in conformità con la tassonomia green UE, crescendo da 9 a 38,2 miliardi di euro in due decenni. L’indiana ReNew ha combinato capitali pensionistici e prestiti agevolati per costruire 28 gigawatt di rinnovabili con un tasso di crescita annuo del 18-20%. Heidelberg Materials commercializza cemento “net-zero” grazie a un impianto di cattura della CO2 in Norvegia.

Il messaggio per i Ceo 

Il report chiude con un interessante playbook per i Ceo che identifica quattro priorità: integrare la crescita green al centro della strategia aziendale; costruire proposte di valore reali per i clienti, superando il “green for green’s sake”; spingere sulla maturità tecnologica e sulla riduzione dei costi; lavorare su regolamentazione e partnership ecosistemiche per accelerare l’adozione.
Il messaggio di fondo è netto: la transizione climatica non è più una scommessa sul futuro, ma un sistema di mercati pienamente operativo e in espansione. In un contesto di competizione globale sempre più esplicita, con la Cina che investe, innova e produce su scala superiore a qualsiasi altro Paese, la capacità di presidiare questi mercati sarà determinante per la competitività industriale del prossimo decennio. Per l’Europa, e per le imprese europee, il tempo dell’attesa è finito.

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