Compie 20 anni Mobile World Congress 2026, a Barcellona, con oltre 100mila partecipanti e poco meno di 3mila espositori, e delinea uno scenario di sviluppo tecnologico per l’ecosistema mobile globale, tra AI, il 6G a fare capolino atteso per il 2029, e l’evoluzione delle reti autonome.
I dati presentati da Gsma nel rapporto The Mobile Economy, pubblicato alla vigilia dell’evento, fotografano un settore che nel 2025 ha contribuito per 7.600 miliardi di dollari al Pil mondiale, pari al 6,4% del totale, e che punta a raggiungere gli 11.300 miliardi entro il 2030, portando la propria incidenza all’8,4%. I ricavi degli operatori, stimati in 1.190 miliardi di dollari nel 2025, dovrebbero salire a 1.360 miliardi a fine decennio. A trainare questa espansione sono ancora il 5G — entro il 2030 rappresenterà il 57% delle connessioni mobili globali, mentre le reti 2G e 3G scenderanno rispettivamente all’1% e al 5% — e, soprattutto, l’adozione massiccia di intelligenza artificiale, piattaforme digitali e servizi enterprise da parte degli operatori.
Non si tratta più soltanto di connettività: la partita si gioca sulla capacità di trasformare le reti in piattaforme intelligenti capaci di generare valore ben oltre il tradizionale business della telefonia.

L’evoluzione delle Ran alimentata dalle alleanze e dall’AI 

È proprio questo il filo conduttore che attraversa i padiglioni della Fira Gran Via in questi giorni: l’AI non è più un argomento da keynote “per qualcosa che deve ancora dimostrare la sua utilità”, ma il motore di trasformazione delle infrastrutture di rete, dalle Ran Autonomous Radio Access Networks (Ran) al core, dall’edge al data center. E le alleanze annunciate a Mwc 2026 lo dimostrano.

Anders Vestergren
Anders Vestergren, head of Solution Area Network Management di Ericsson

Un segnale forte arriva dalla collaborazione tra Ericsson e Nokia sulle reti autonome. I due colossi scandinavi, storicamente rivali nella fornitura di apparati Ran, hanno deciso di unire le forze per accelerare la diffusione dell’automazione intelligente nelle reti dedicate, cloud Ran e open Ran. In concreto, Ericsson entra nel marketplace Smo (Service Management and Orchestration) di Nokia, mentre Nokia si unisce all’Ericsson rApp Ecosystem, il network aperto costruito intorno alla piattaforma Ericsson Intelligent Automation Platform. L’obiettivo condiviso è promuovere l’interoperabilità delle applicazioni rApp attraverso l’interfaccia standardizzata R1, che consente alle applicazioni software di interagire con le piattaforme di orchestrazione multi-vendor.

Ari Kynaslahti Cto Nokia
Ari Kynaslahti Cto Nokia

Come sottolinea Anders Vestergren, head of Solution Area Network Management di Ericsson, l’accordo “dà agli operatori più scelta e flessibilità per realizzare le loro strategie di trasformazione verso le reti autonome”. Gli fa eco Ari Kynaslahti, Cto di Nokia, secondo cui la partnership “definisce il modo in cui sarà realizzata la prossima generazione di reti autonome”, accelerando l’evoluzione verso ambienti rAapp robusti e interoperabili su scala globale. Con l’analista Dimitris Mavrakis di Abi Research a confermare che il settore converge sull’architettura Smo come framework di automazione a lungo termine.

Ma l’evoluzione del comparto Ran non passa solo dall’interoperabilità tra i due vendor europei. Samsung e Nvidia hanno portato al Mwc la dimostrazione di come l’intelligenza artificiale possa estrarre più capacità dallo spettro esistente, senza richiedere agli operatori di acquistare nuove frequenze. Le due aziende hanno completato con successo un test multi-cella presso il centro ricerca e sviluppo di Samsung, integrando il software vRan Samsung con la piattaforma Arc Compact di Nvidia equipaggiata con processore Grace Cpu e Gpu L4.

Soma Velayutham
Soma Velayutham, VP AI and Telecoms di Nvidia

A Barcellona in mostra un sistema AI-Ran con beamformer AI Mimo in grado di ottimizzare il beamforming attraverso algoritmi di machine learning, migliorando throughput e efficienza spettrale in tempo reale. La collaborazione tra i due gruppi si estende anche allo sviluppo di processori unificati Cpu-Gpu che consentano scambi di dati più rapidi ed efficienti, bilanciando prestazioni e costo totale di proprietà per gli operatori. E come ha evidenziato Soma Velayutham, VP AI and Telecoms di Nvidia, “gli operatori oggi necessitano di infrastrutture software-defined e AI-native più che mai per restare al passo con la crescita del traffico”. Un approccio complementare è quello proposto da Qualcomm che a Mwc 2026 porta l’Agentic Ran Management Service all’interno della suite Dragonwing Ran Automation. Si tratta di un layer intelligente composto da agenti software specializzati che monitorano continuamente le prestazioni della rete, diagnosticano anomalie e implementano autonomamente azioni correttive.
Gli agenti coprono ambiti come il monitoraggio delle performance, i digital twin, l’esperienza cliente e la configurazione, intervenendo su aspetti critici quali uplink, beamforming e calibrazione radio. L’obiettivo dichiarato è raggiungere operazioni “autonome” di Livello 4 già nel 2026, con una riduzione dei costi operativi stimata intorno al 25%, per poi arrivare all’automazione completa di Livello 5 entro il 2028. Il punto di forza della proposta Qualcomm è che queste funzionalità AI possono essere attivate sulle piattaforme già in uso dagli operatori, senza sostituire l’hardware esistente. È un passo concreto verso reti mobili autonome, in linea con la visione 6G che Qualcomm ha delineato a Barcellona annunciando una coalizione strategica con partner industriali per portare i sistemi 6G commerciali a partire dal 2029.

Reti, l’infrastruttura torna al centro

La trasformazione AI-native delle reti richiede però anche un’evoluzione profonda dell’infrastruttura sottostante. E’ l’ambito su cui si attiva Hpe con una strategia ampliata per i service provider presentata proprio in occasione della fiera. Come spiega Rami Rahim, executive vice president di Hpe Networking, “l’infrastruttura AI è ormai l’elemento fondamentale per la crescita dei service provider”.

Rami Rahim, executive vice president di Hpe Networking

Hpe Cloud Ops Software riunisce virtualizzazione, container, AIOps e automazione DevOps in uno stack integrato per modernizzare i cloud privati e ridurre la dipendenza da hypervisor costosi. L’azienda, ha poi integrato nel proprio portfolio le tecnologie Juniper Networks e propone la nuova linea di router modulari (Juniper Ptx12000) per scalare il traffico AI e cloud senza dover riprogettare continuamente l’infrastruttura. Bassa latenza e scalabilità i focus. Sul fronte computing, i server Hpe ProLiant EL140 Gen12 raddoppiano la larghezza di banda fronthaul e aumentano del 20% i core disponibili, mentre l’integrazione di Juniper Cloud Native Router consolida le funzioni Ran ed elaborazione in un unico dispositivo, eliminando hardware dedicato nelle stazioni cellulari. 

Sempre lato infrastruttura, Broadcom con l’annuncio di Vmware Telco Cloud Platform 9, propone una piattaforma cloud privata per data center di telecomunicazioni che promette un risparmio cumulativo del 40% sul Tco quinquennale rispetto alle architetture a silos, unitamente a una riduzione dei consumi energetici stimata tra il 25% e il 30%. La novità più significativa è la capacità della piattaforma di supportare sia le funzioni di rete 4G/5G Core sia i carichi di lavoro AI ad alta intensità di dati su un’infrastruttura unificata. Tra le funzionalità annunciate spiccano il Private AI-as-a-Service, la virtualizzazione Gpu per eseguire simultaneamente carichi di lavoro AIOps e applicazioni Sovereign Edge, e un framework low-code Agent Builder per la creazione di agenti AI. 

Paul Turner
Paul Turner, chief product officer della divisione Vmware Cloud Foundation di Broadcom

Paul Turner, chief product officer della divisione Vmware Cloud Foundation di Broadcom, commenta che “i costi dell’hardware continuano a crescere e la domanda di memoria legata all’AI accelererà ulteriormente l’aumento dei prezzi dei server e la piattaforma Telco Cloud è pensata proprio per aiutare le telco a ridurre drasticamente sia il Capex sia l’Opex”. L’accento posto sulla sovranità digitale — con funzionalità di conservazione dei dati entro i confini nazionali e controllo esclusivo delle chiavi crittografiche — aggiunge una dimensione regolatoria e geopolitica che sta diventando sempre più centrale per gli operatori europei.

Mwc 2026, robot umanoidi e nuovi concept

Se il cuore pulsante del Mwc 2026 resta la trasformazione delle infrastrutture di rete, la superficie più spettacolare dell’evento appartiene senza dubbio ai dispositivi di nuova generazione e ai robot umanoidi. Honor in particolare ha catalizzato l’attenzione svelando la sua strategia per il robot umanoide (Humanoid Robot) pensato per ruoli di assistenza allo shopping, ispezione di ambienti lavorativi e compagnia domestica: una visione che sposta l’AI dallo schermo al mondo fisico. Come ha sintetizzato James Li, Ceo di Honor, “se lo smartphone è un’estensione della nostra mente, il robot sarà un’estensione delle nostre mani”.
Accanto al robot, Honor ha portato anche il Robot Phone, definito dalla stessa azienda come una “nuova specie di smartphone”: un dispositivo dotato di una fotocamera da 200 megapixel montata su un sistema gimbal a estrazione. Il lancio è previsto nella seconda metà del 2026. Motorola ha svelato il Razr Fold, il suo primo pieghevole a libro ad alta luminosità per sfidare Samsung nel segmento premium, ma anche Maxwell, un dispositivo concept con speaker e fotocamera integrati pensato per analizzare l’ambiente circostante attraverso l’AI. E Lenovo ha portato sei concept device, tra cui il Legion Go Fold, un handheld gaming pieghevole, e il ThinkBook Modular AI PC con doppio schermo intercambiabile. Infine Xiaomi ha presentato insieme all’ultimo smartphone Xiaomi 17 Ultra un’hypercar elettrica concept per il progetto Vision Gran Turismo. 

Mwc 2026 lascia soprattutto una sensazione: restituisce l’immagine di un’industria in piena accelerazione verso un modello in cui connettività, intelligenza artificiale e automazione convergono a tutti i livelli della catena del valore. Le reti del futuro non saranno solo più veloci, ma intelligenti, autonome e sempre più integrate con il mondo fisico. La strada verso il 6G, con il primo orizzonte commerciale fissato al 2029, è tracciata.

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