Milano ospita la tappa italiana di Dynatrace Innovate Roadshow Tour 2026, appuntamento itinerante con cui l’azienda porta nelle principali città la propria vision sull’“observability”, intesa come capacità di monitorare e analizzare l’intero ecosistema IT aziendale. Ma anche un momento di confronto sui trend che stanno ridefinendo l’IT enterprise: oltre al ruolo crescente dell’observability basata su AI, la complessità delle architetture cloud e le sfide che le organizzazioni affrontano nel gestire le performance digitali su larga scala. In un contesto in cui l’adozione di intelligenza artificiale e le piattaforme cloud accelerano la trasformazione, la giornata milanese rappresenta allora l’occasione per clienti, partner e prospect per approfondire come le aziende possono fare per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi digitali, a partire dalla qualità e da un’effettiva “comprensione” del dato. Sul palco di Milano, quindi, davanti a oltre 300 persone, Dynatrace declina la sua analisi e la sua proposta con un filo conduttore preciso: spostare le operation da un approccio reattivo e proattivo allo step ancora successivo, quello che comprende la possibilità di “prevenire”, per fare meglio.
AI Observability, un metodo per valorizzare il dato…
Ad aprire i lavori è Emanuele Cagnola, regional vice president Italia & Svizzera di Dynatrace, che inquadra il momento storico: “L’AI non è più un esperimento, ma il motore che alimenta decisioni e strategie”. La risposta sull’opportunità di adottarla, osserva, è ormai scritta; “la vera domanda è come farlo in modo affidabile, con risultati concreti”.
A dare la misura dell’accelerazione, il dato citato da Cagnola e ripreso dal report di UN Trade and Development (Unctad): il mercato globale dell’AI valeva circa 189 miliardi di dollari nel 2023 e potrebbe raggiungere i 4,8 mila miliardi entro il 2033. Per questo, sottolinea, “il tema non è se adattarsi, ma decidere di farlo più o meno velocemente”.
La crescita dei workload cloud e AI fa esplodere dati, infrastruttura e, di conseguenza, complessità – “il problema numero uno segnalato dai leader IT, alle prese con la frammentazione dei tool e con la fatica ad affidarsi all’AI proprio quando ne avrebbero più bisogno”. È qui che entra in gioco l’observability basata su AI, l’unico modo, secondo Cagnola e Dynatrace, “per trasformare la complessità in comprensione e i dati in decisioni”, liberando risorse e budget da destinare ai progetti di intelligenza artificiale. Da sempre, ricorda, la missione dell’azienda è “realizzare un mondo nel quale i team non risolvono più i problemi, li prevengono facendo evolvere le operation da un approccio reattivo, oltre quello semplicemente proattivo fino a un modello preventivo”.

Il percorso poggia sulla proposta di piattaforma Dynatrace – con Dynatrace Intelligence come sistema operativo agentico -, integrata nell’IT già operativa in azienda, e su tre elementi che il manager qualifica come differenzianti: i dati nel contesto, gestiti su larga scala dal data lakehouse Grail (1); un’AI capace di processare miliardi di transazioni in tempo reale per fornire risposte precise e non ipotesi o allucinazioni (2); e un’automazione sicura a disposizione di ogni team, non solo di pochi specialisti (3). “È la combinazione di queste capacità, coniugando sia l”anima deterministica sia quella agentica dell’AI proprio in Dynatrace Intelligence, a condurre verso le autonomous operation: auto-prevenzione, auto-ottimizzazione e auto-risoluzione all’interno dell’ecosistema già in uso dal cliente, dai servizi degli hyperscaler così come in ServiceNow, GitHub e Atlassian”.
Un disegno in cui anche i system integrator giocano un ruolo cruciale. Quattro i concetti di sintesi allora: piattaforma unificata, dati, contesto in tempo reale e risposte azionabili. Una proposizione che vale a Dynatrace, da quindici anni consecutivi, la qualifica di leader nel Magic Quadrant di Gartner per le piattaforme di observability, con il posizionamento più alto per capacità di execution. E dai clienti arrivano due messaggi: “La piattaforma genera valore concreto e Dynatrace è scelta prima ancora che per “fornire tecnologie” come partner nella realizzazione dei progetti”.
…e per realizzare i progetti
“Un aspetto, quello di partner dei clienti nei progetti che si percepisce anche nell’impostazione per la condivisione delle competenze”, si innesta Trevor Ealy, vice president Systems Integration Consulting di Dynatrace, con un messaggio diretto: serve rendere disponibili a tutti i clienti ed ai partner le best practice, le competenze e la proprietà intellettuale finora riservate a chi acquistava servizi professionali.

“Non ha senso nascondere il know-how dietro un paywall”, spiega. Per questo la strategia ruota attorno a tre pilastri. Il primo è una sorta di navigatore, “una mappa che permette di sbloccare il vero valore di Dynatrace“; è da intendere come un percorso che guida passo dopo passo dall’avvio del progetto fino agli obiettivi, sia per chi parte da zero sia per chi migra da un’altra piattaforma o attiva nuovi moduli come quelli per il Log Management o l’Application Security. Il secondo è Dynatrace Education, completamente rivista come proposta di formazione virtuale con programmi di certificazione e un corso Essentials già lanciato in giapponese (l’italiano, ha promesso il manager, sarà tra le prossime lingue disponibili). Il terzo è l’automazione, con una proposta Dynatrace per velocizzare le migrazioni che, nelle sue parole, rende “le migrazioni rapide e prevedibili, anziché rischiose”.
A dimostrarlo, il caso di una compagnia aerea globale (circa 120mila dipendenti), passata da Splunk a Dynatrace in quattro settimane. Con l’automazione si sono migrate dashboard, alert e query senza intervento manuale e, soprattutto, si è riusciti a razionalizzare: delle 1.700 dashboard esistenti molte non erano usate da anni, e individuarle ha ridotto tempi, costi e debito tecnico. Perché l’obiettivo di fondo, ribadisce Ealy, non è vendere altri servizi “ma consentire ai clienti di riuscire nei loro progetti”, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere se procedere in autonomia, con un partner o direttamente con Dynatrace.
Ripensare l’approccio al log management
La prospettiva strategica nella declinazione delle tecnologie arriva invece da Mala Pillutla, global vice president Observability & Security di Dynatrace, che individua due trend di fondo. La prima è l’adozione delle autonomous operation, con l’AI che porta autonomia là dove un tempo operavano AIOps e ITops. La seconda è l’evoluzione dell’architettura applicativa: accanto al codice scritto dagli sviluppatori cresce quello generato dalle macchine, fino alle aziende AI-native in cui sono gli agenti a dialogare tra loro e a costruire applicazioni in autonomia. “Proponiamo per questo di fatto un control plane: perché se non si può vedere cosa fa l’AI, si introduce rischio nell’organizzazione”, spiega, riassumendo il ruolo che l’observability assume in questo scenario.

Pillutla articola la sua relazione attorno a tre aree di innovazione. La prima riguarda il log management ripensato per un mondo guidato dall’AI: un recente report dell’azienda, basato su un campione di 450 tra leader e professionisti IT, mostra che “le soluzioni tradizionali non riescono più a soddisfare le esigenze dei clienti in modo sostenibile sui costi, mentre cresce la necessità di un approccio prevedibile e prescrittivo, con log non più isolati in silos ma unificati e contestualizzati insieme alle metriche”. La seconda area è legata all’acquisizione di Bindplane, che offre una pipeline di telemetria interamente basata su OpenTelemetry: consente di gestire all’edge della rete i volumi crescenti di dati, mantenendo la piena fedeltà dell’informazione senza i campionamenti con cui oggi molte organizzazioni tagliano i costi ma compromettono i risultati. “Nessun altro vendor sul mercato offre oggi una soluzione così integrata”, rivendica, sottolineando come Dynatrace unisca pipeline e log management in un’unica piattaforma senza vincolare il cliente a un agente proprietario. La terza area è la sicurezza: con i modelli di frontiera lanciati da fornitori come Anthropic e OpenAI, il panorama delle vulnerabilità evolve rapidamente, perché le falle possono essere create e talvolta individuate dagli stessi modelli, con impatti anche sulle applicazioni che generano ricavi.
Si approda così al tema del “codice” sviluppato dall’AI, non umano. Pillutla individua tre casi d’uso ricorrenti: il governo del consumo di token, dove “il token diventa il linguaggio del calcolo” e gli agenti, privi di guardrail, possono farne crescere l’uso in modo esponenziale; il controllo di allucinazioni e drift, per garantire coerenza nei risultati; e il presidio di governance, compliance e sicurezza sul codice prodotto dagli agenti. Proprio per gli scenari più avanzati Pillutla fa riferimento a Bluebox.ai, una private preview annunciata di recente e dedicata all’osservabilità della comunicazione agent-to-agent, quando sono gli agenti a interagire in tempo reale con la telemetria mentre costruiscono il codice. “La nostra visione è essere la piattaforma di observability per applicazioni umane, ibride uomo-agente e generate solo da agenti”, sintetizza. Un terreno che chiama in causa anche l’attenzione sull’azione delle identità: “Se gli agenti agiscono come proxy delle persone – osserva – servirà gestirne autenticazione e autorizzazione con logiche di tipo Iam, un ambito in cui Dynatrace prevede di muoversi insieme ad altri vendor”.
Dynatrace, una strategia per l’Italia
Il confronto con la stampa offre ancora a Emanuele Cagnola l’occasione di delineare la strategia italiana. “Dynatrace – ricorda – è presente nel Paese da oltre quindici anni con un team consolidato, che le ha garantito un radicamento nei settori più regolati e complessi, dai servizi finanziari alle utility, dalle telco alla pubblica amministrazione”, fino a coprire oggi praticamente ogni verticale. A livello globale l’azienda ha superato in questo anno fiscale i 2 miliardi di dollari di fatturato, e l’area Italia e Svizzera figura tra le sei principali region: “L’Italia continua a rappresentare un mercato prioritario, che negli ultimi cinque anni è sempre cresciuto più della media aziendale”.

L’applicazione di normative e regole relative alla compliance nel trattamento dei dati e nell’utilizzo delle risorse IT, ha aiutato Dynatrace a crescere nel Paese: “Regolamenti come Nis2 e Dora obbligano le aziende a strutturare i processi, dalla gestione del rischio all’apertura dei ticket, e Dynatrace li supporta automatizzando attività altrimenti manuali”. Sapere chi dialoga con cosa all’interno di applicazioni che si estendono dal cloud a Kubernetes fino all’on-premise diventa fondamentale per mantenere una mappatura aggiornata e una visibilità in tempo reale, a sostegno proprio dell’attuazione di norme come la Nis2. Centrale, nel go-to-market, il canale: “Qui in Italia trasferiamo circa il 70-80% del fatturato attraverso i partner”, quantifica Cagnola, tra programmi di enablement, eventi congiunti e collaborazione con gli hyperscaler. In questo quadro si colloca anche l’intesa con partner come Accenture e ServiceNow, sulle autonomous operations, con un’integrazione già attiva a livello agentico e una forte penetrazione comune sul mercato enterprise italiano. Guardando ai prossimi 12-18 mesi, Cagnola indica tre direttrici di sviluppo: il mercato delle realtà digital native, pur con dimensioni diverse rispetto agli omologhi statunitensi; la convergenza tra monitoraggio dell’infrastruttura e delle applicazioni con i log, ancora gestiti come silos separati in molte aziende italiane; e il tema della vulnerabilità zero day, troppo spesso affrontato in modo statico anziché in runtime, terreno sul quale la piattaforma punta a fare la differenza.
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