Gli aeroporti hanno smesso da tempo di essere semplici luoghi di transito. Sono piuttosto sistemi complessi, chiamati a conciliare crescita del traffico, sicurezza, sostenibilità, comfort dei passeggeri e, tema sempre più pressante, la capacità di reggere agli effetti del cambiamento climatico. Tutto questo conciliando le esigenze di business. In questo intreccio, una parte crescente del lavoro progettuale si gioca lontano dagli occhi di chi viaggia: nelle simulazioni ambientali, nei modelli energetici, nell’analisi dei flussi. È lì che si decide gran parte dell’esperienza percepita in un terminal.

Il contesto 

Secondo le stime di Aci World, l’associazione internazionale degli aeroporti, il traffico globale potrebbe toccare i 10,2 miliardi di passeggeri già nel 2026. A crescere, però, non è soltanto il numero delle persone che si spostano: cambia anche ciò che i viaggiatori chiedono. L’indagine Asq Global Traveller Survey della stessa Aci World segnala una domanda di scali più a misura di persona, progettati non solo per essere efficienti ma per ridurre ansia, tempi di attesa e sovraccarico sensoriale. Parallelamente accelera la spesa in tecnologia.
Nel 2025 la spesa informatica aeroportuale a livello globale ha raggiunto i 14,8 miliardi di dollari, secondo i dati Sita, e quasi il 90% degli scali considera ormai strategiche le decisioni basate sui dati. Biometria, gestione intelligente dei flussi, sistemi predittivi e simulazioni energetiche diventano gli strumenti con cui aumentare capacità operativa e comfort senza dover ampliare le infrastrutture, in una logica che punta a governare la crescita più che a inseguirla con nuovi metri quadri.
In parallelo procede la trasformazione sostenibile del settore, in cui l’attenzione si sposta dalla semplice riduzione dei consumi a un equilibrio più ampio tra energia, comfort, impronta di carbonio e resilienza. La qualità dell’esperienza smette così di essere un fatto estetico e diventa un parametro tecnico, misurabile al pari dell’efficienza operativa. È su questo terreno, dove la crescita va assorbita senza moltiplicare metri quadri e consumi, che la progettazione degli scali si sta ridefinendo.

Il bisogno tra sfide climatiche e digitalizzazione

Il baricentro della progettazione si sta spostando. Per anni la priorità è stata l’efficienza operativa; oggi entra con forza il tema della resilienza climatica.
Ondate di calore, piogge intense e stress termico incidono in modo sempre più concreto sulla continuità operativa degli scali, e chiedono sistemi di monitoraggio, simulazioni climatiche, nuove strategie di drenaggio e soluzioni capaci di adattarsi a scenari mutevoli. 

Alla sfida climatica si somma quella della digitalizzazione. Software di analisi dei flussi, sensori, simulazioni avanzate e strumenti di intelligenza artificiale stanno cambiando la gestione degli scali. E cambia anche l’idea stessa di esperienza del passeggero: sempre più progetti lavorano su comfort acustico, luce naturale, qualità dell’aria, biofilia e riduzione dello stress percepito, fino al concetto di terminal silenzioso — spazi meno rumorosi e più fluidi – e alla riscoperta degli spazi esterni come estensione – funzionale del terminal, con verde urbano, ventilazione naturale e mitigazione delle isole di calore. Sul fronte dell’accesso, identità digitale e tecnologie biometriche vengono indicate tra le principali risposte a code e congestioni, con procedure di controllo pensate per essere il più possibile prive di contatto e di attriti.

Il metodo e la scelta

È nell’equilibrio tra energia, comfort, impronta ambientale e resilienza che si colloca l’approccio portato in due terminal italiani (Napoli Capodichino e Salerno) e in uno straniero (Vilnius) dall’azienda scelta, Deerns Italia con il suo approccio di ingegneria invisibile. L’idea non è nascondere la tecnologia, ma farla operare alla base del progetto con simulazioni ambientali, fisica dell’edificio, modelli energetici, analisi microclimatiche che lavorano di concerto senza che l’utente la percepisca in modo diretto. Il risultato a cui si punta è un ambiente in cui il benessere appare naturale: il passeggero non vede la complessità che lo rende possibile, ma ne raccoglie gli effetti attraverso una migliore qualità dello spazio. E a rendere possibile questo esito sono strumenti che lavorano sui dati fin dalle prime fasi, quando le scelte costano meno e incidono di più.

Giambattista Brizzi
Giambattista Brizzi, esperto di fisica dell’edificio di Deerns Italia

Questo approccio ridefinisce anche il rapporto con i committenti. Le simulazioni diventano strumenti di dialogo prima ancora che di verifica: permettono di confrontare scenari alternativi con i dati alla mano e di motivare scelte che a prima vista appaiono controintuitive. Per esempio, ridurre le superfici vetrate di un terminal per migliorarne l’efficienza energetica, anticipando criticità climatiche prima che si traducano in problemi operativi. «Progettiamo cercando di rendere irrilevante la nostra presenza», sintetizza Giambattista Brizzi, esperto di fisica dell’edificio di Deerns Italia. L’obiettivo è proprio che “l’ingegneria non si veda, ma garantisca un’esperienza positiva al passeggero”. Confermando allo stesso tempo che “gli aeroporti devono oggi essere progettati per funzionare bene anche in condizioni critiche”. La resilienza quindi “non come elemento accessorio, ma come parametro progettuale fondamentale”.

I casi Napoli Capodichino, Salerno, Vilnius 

I principi trovano riscontro in alcuni progetti concreti, portati da Deerns Italia come casi di studio al Passenger Terminal Expo, tra gli appuntamenti internazionali di riferimento per la progettazione dei terminal. A Napoli Capodichino, per la società di gestione Gesac, la simulazione è stata usata come strumento per migliorare un aeroporto già in esercizio. Le analisi hanno riguardato soprattutto il comfort termoambientale degli spazi interni e la gestione dei carichi energetici, con l’obiettivo di intervenire sull’esperienza del passeggero senza intaccare l’efficienza operativa. In un contesto dove i margini di manovra sono ridotti e la continuità del servizio è un vincolo, i modelli hanno permesso di valutare scenari alternativi sulla distribuzione degli spazi, sull’involucro e sulla climatizzazione, a sostegno di decisioni documentate. Un modo, in un’infrastruttura che non può fermarsi, per ridurre il margine di incertezza degli interventi.

Il progetto per l’aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi, sempre per Gesac, mostra un raggio d’azione più ampio. Qui la simulazione affronta insieme comfort degli spazi esterni, resilienza climatica e decarbonizzazione: coperture ombreggianti, sistemi passivi di ventilazione, pavimentazioni permeabili e verde urbano trasformano gli spazi aperti in veri dispositivi ambientali, capaci di migliorare il comfort anche in un clima mediterraneo. Il lavoro include l’analisi del potenziale di produzione da fonti rinnovabili e l’integrazione del fotovoltaico sulle coperture, adottando inoltre una lettura estesa all’intero ciclo di vita: la stima del carbonio incorporato e dell’impronta complessiva ha permesso di confrontare materiali e soluzioni costruttive a minori emissioni, spostando l’attenzione dal solo consumo dell’edificio all’impatto lungo tutta la vita dell’infrastruttura.

L'immagine interna del terminal di Vilnius (fonte: @image Oneworks)
L’immagine interna del progetto per il terminal di Vilnius (fonte: Credits OneWorks)

Il terzo caso porta lo sguardo fuori dai confini nazionali. Per l’aeroporto di Vilnius, in Lituania, il progetto — sviluppato insieme a OneWorks, ha impiegato le simulazioni ambientali fin dalle prime fasi come strumento per orientare le scelte architettoniche e impiantistiche. Al centro, il rapporto tra le grandi superfici trasparenti e la qualità percepita degli spazi: le analisi hanno cercato l’equilibrio tra luce naturale, controllo dell’abbagliamento, comfort visivo ed efficienza energetica, riducendo al tempo stesso i carichi del terminal. L’esame delle condizioni microclimatiche ha poi indirizzato la scelta di strategie passive e soluzioni impiantistiche coerenti con scenari di variabilità climatica futura. È l’impianto metodologico che accomuna i tre progetti: la simulazione non verifica il disegno a valle, ma lo orienta a monte.
Conta il metodo, più della singola tecnologia adottata, perché è ciò che consente di tenere insieme obiettivi spesso in tensione: efficienza e comfort, sostenibilità e continuità del servizio. L’esito, se il lavoro riesce, è una complessità che si trasforma in un’esperienza che il viaggiatore, semplicemente, non nota.

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