Si avvicinano le scadenze fissate al 2030 per gli obiettivi Net Zero degli operatori mobile e la sesta edizione del rapporto Mobile Net Zero: State of the Industry on Climate Action, di Gsma, fotografa un comparto che è riuscita a separare la curva delle emissioni da quella della crescita della domanda, ma che avanza più lentamente di quanto richieda il percorso. In particolare, l’analisi copre 116 rendicontazioni pubbliche, pari all’85% delle connessioni mobili globali e il risultato principale è proprio la conferma di un disaccoppiamento virtuoso ma non sufficiente.

Le emissioni operative, cioè Scope 1 e Scope 2 market-based, sono diminuite del 5% nel solo 2024, il ritmo annuo più elevato da quando il monitoraggio è iniziato, e del 13% fra 2019 e 2024. Nello stesso periodo le connessioni sono cresciute del 10% e il traffico dati è più che quadruplicato, con una riduzione del 16% delle emissioni per connessione e del 20% di quelle per unità di ricavo.

Net Zero, dove e perché gli operatori mobile rallentano

Il problema è da leggere in proiezione. Estrapolando l’andamento del triennio 2022-2024, il settore arriverebbe al 2030 con una riduzione del 33%, contro il 45% previsto dal percorso Sbt. I dati preliminari sul 2025, che coprono il 67% delle connessioni, indicano un ulteriore calo del 3%: un rallentamento che allarga il divario. Per rientrare nell’obiettivo servirebbe un taglio medio annuo vicino al 7%, con un contributo determinante dell’Asia.

Le differenze regionali restano marcate: Europa e Nord America hanno superato il ritmo richiesto, con riduzioni del 54% e del 50% dal 2019, mentre l’America Latina si ferma al 40%, l’Africa subsahariana al 30% e il Medio Oriente e Nord Africa sotto il 10%. Il segnale più rilevante arriva però dalla Greater China, che pesa per oltre la metà delle emissioni operative globali del comparto e nel 2024 ha registrato la prima flessione della sua storia, pari al 7%. Nel complesso le emissioni operative valgono 115 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, lo 0,2% del totale globale; la Scope 3 ne aggiunge 310 milioni, tre quarti dell’impronta di settore.

Il percorso dell'industry mobile verso gli obiettivi Net Zero
Il percorso dell’industry mobile verso gli obiettivi Net Zero

Il contributo delle energie rinnovabili

Quasi il 60% della riduzione fra 2023 e 2024 è attribuibile all’aumento del consumo di energia rinnovabile. Nel 2024 gli operatori hanno acquistato o autoprodotto circa 70 TWh di elettricità pulita: senza quei volumi le emissioni operative sarebbero state superiori di 23 milioni di tonnellate.

John Giusti, chief regulatory officer del Gsma
John Giusti, chief regulatory officer, Gsma

La quota sul consumo elettrico complessivo è passata dal 10% del 2019 al 24% del 2024, con 14 operatori a copertura integrale. L’Europa si attesta intorno al 70%, il Nord America al 50%, l’America Latina al 45%, mentre la Greater China resta al 6% nonostante acquisti quadruplicati, a fronte di una rete già rinnovabile per un terzo. Il perimetro energetico dimensiona la posta in gioco: circa 300 TWh consumati nel 2024, l’1% della domanda elettrica mondiale, per una spesa stimata in 50 miliardi di dollari. “L’accesso all’energia rinnovabile resta uno dei principali fattori che determinano la velocità di decarbonizzazione degli operatori”, osserva John Giusti, chief regulatory officer di Gsma, indicando nella modernizzazione dei mercati elettrici e nella semplificazione dei permessi le condizioni abilitanti di competenza dei governi.

Il consumo elettrico per connessione è sceso a 29 kWh l’anno, in calo del 3% rispetto al 2019. La dismissione delle reti legacy si conferma una leva concreta: su 14 operatori che hanno completato lo spegnimento del 3G i consumi sono calati in media del 4,5% l’anno dopo lo shut-down, contro il 2% dei due anni precedenti. Perde invece capacità informativa l’indicatore più diffuso, l’intensità energetica per unità di dato trasmesso: il miglioramento medio annuo si è dimezzato dal 25% del 2020 al 12% del 2025, ma riflette soprattutto il rallentamento della crescita del traffico.

Diverso il quadro dei combustibili. Gli operatori hanno consumato circa 2,5 miliardi di litri fra gasolio e benzina, per una spesa di 3 miliardi di dollari, cui si aggiungono i volumi delle tower company. L’Africa subsahariana assorbe da sola oltre un terzo del gasolio, che in alcuni Paesi vale metà dei costi operativi. La chiusura dello stretto di Hormuz ha spinto il greggio ad aprile 2026 oltre il 70% sopra la media del 2025, cambiando i termini della convenienza: chi ha già adottato soluzioni solari e ibride dichiara risparmi sul carburante intorno al 30%.

Tower company, il punto cieco della rendicontazione

Le prime 100 tower company gestiscono circa 4 milioni di siti, due terzi del parco mondiale, e nel 2024 hanno consumato circa 2 miliardi di litri di gasolio, poco più della metà del totale riferibile alle torri. Solo un quarto pubblica dati sulle proprie emissioni: circa 1,1 milioni di torri non compaiono né nel bilancio dei gestori né nella Scope 3 degli operatori clienti, e il fenomeno si concentra dove le reti elettriche sono più fragili. Il ritardo è attribuibile alla struttura contrattuale più che alla tecnologia. Negli accordi power-as-a-service con ribaltamento dei costi, diffusi in Africa subsahariana, India e America Latina, chi paga l’energia non controlla l’asset e chi possiede il generatore non incassa i risparmi del fotovoltaico. Le leve indicate agli operatori sono gli obblighi di disclosure nei master service agreement, il ritorno a schemi landlord-tenant e il coordinamento fra i soci delle torri in joint venture.

AI, memoria e circolarità

Sul capitolo AI il rapporto invita alla misura. Il traffico di inferenza generativa è quasi raddoppiato in un anno ma resta allo 0,2% del traffico mobile e l’impatto diretto sulle reti da qui al 2030 è giudicato contenuto. Più incerti gli effetti indiretti, dal consumo di video brevi indotto dagli algoritmi di raccomandazione al rischio di sovradimensionare la capacità. I data center degli operatori pesano meno del 10% del consumo del comparto, ma i progetti annunciati in Asia e Medio Oriente valgono il 12% della capacità AI pianificata. Un effetto è già visibile sui dispositivi. L’impronta di produzione degli smartphone, calata del 20% fra 2019 e 2023, è risalita dell’8% fra 2023 e 2025 per l’aumento delle memorie e dell’hardware dedicato all’AI. La carenza di memoria innescata dalla domanda dei data center dovrebbe far scendere del 15% le spedizioni di apparecchi nuovi nel 2026, a fronte di una crescita dell’8% del ricondizionato: una spinta involontaria alla circolarità, che il 45% dei consumatori dice di considerare ma che resta sotto il 10% delle vendite.

Il perimetro delle politiche pubbliche

A giugno 2026 gli operatori con obiettivi near-term science-based sono 81, 77 dei quali validati: coprono il 49% delle connessioni e il 69% dei ricavi. Cinquanta hanno presentato obiettivi Net Zero e metà di quelli validati punta al 2040 o prima. Ai governi il rapporto chiede liberalizzazione dei mercati elettrici, permessi più rapidi per le rinnovabili, rimozione dei sussidi ai fossili e riconoscimento delle reti mobili come infrastruttura critica nei piani di resilienza. Non è un punto privo di peso: 54 operatori hanno già individuato rischi climatici fisici e 40 ne hanno quantificato l’impatto potenziale, fino a 11 miliardi di dollari. Il rapporto, annota Alix Jagueneau, head of external affairs della Gsma, è “una valutazione onesta di dove siamo oggi”, e riconosce come il ritmo della transizione non sarà identico in ogni mercato.

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