Eset Research pubblica il Threat Report relativo al primo semestre 2026, che raccoglie i dati di telemetria compresi tra dicembre 2025 e maggio 2026. Il quadro che ne emerge non è quello di minacce inedite, ma di tecniche consolidate che l’AI rende più rapide e alla portata di un numero maggiore di attaccanti.
Nel periodo l’azienda esamina circa 900mila AI skills – i piccoli componenti funzionali che gli agenti AI usano per svolgere compiti specifici – individuando circa 25mila istanze sospette e oltre 3mila classificate come malevole. È da qui che parte la lettura di Samuele Zaniboni, manager of sales engineering di Eset Italia: “Non entriamo nell’era dell’AI, ci siamo già, se si parla di cybersecurity”.

Le AI skill (competenze dell’AI, non quelle delle persone sull’AI) sono componenti aggiuntive o insiemi di istruzioni che indicano a un agente come eseguire un’operazione, quali servizi impiegare e a quali dati accedere. La telemetria di Eset ne segnala una diffusione rapida: tra marzo e maggio 2026 le skill uniche analizzate sono passate da 60mila a quasi 900mila. Tra quelle sottoposte ad analisi approfondita, l’84% esegue comandi non avviati dall’utente, il 31% scarica strumenti di terze parti e una quota analoga ricorre a tecniche di offuscamento; più contenute, ma ad alto rischio, le skill che caricano credenziali dal sistema (6%) o iniettano codice negli script (4%). Nei casi malevoli i ricercatori hanno individuato interfacce costruite per condurre attacchi ad Active Directory con strumenti come Mimikatz, Impacket o BloodHound, oltre a una skill in grado di auto-modificarsi tramite un meccanismo di persistenza e codice Python. Esistono poi skill innocue ma problematiche, presentate come scanner di sicurezza, che offrono solo funzioni di base e generano un falso senso di protezione. Su questo terreno Zaniboni sintetizza la portata del fenomeno: “L’AI non ha creato nuove tipologie di malware distruttivi particolarmente pericolosi, ma ha velocizzato gli attacchi: quello che già c’era, l’AI lo ha portato a una velocità molto più elevata”.

Social engineering

Il secondo fronte è quello del social engineering. I rilevamenti di ClickFix – la tecnica che presenta un falso problema e induce la vittima a lanciare da sé il codice dannoso – sono cresciuti del 108% tra il secondo semestre 2025 e il primo semestre 2026, con il Giappone (14%) e la Slovacchia (7%) in testa per volumi.

Samuele Zaniboni
Samuele Zaniboni, manager of Sales Engineering di Eset Italia

La tecnica si è ramificata: AI-fix confeziona finte guide su domini legati agli strumenti generativi, dalle pagine Artifact di Anthropic al Canvas di OpenAI fino a Copilot di Microsoft; CrashFix si nasconde dietro una falsa estensione ad blocker; ConsentFix punta al furto di token OAuth aggirando l’autenticazione a più fattori (Mfa). Il filo conduttore, per Zaniboni, resta lo stesso: “Gli attaccanti cercano da sempre di compromettere l’anello debole della catena, che è l’essere umano, con nuove tipologie di attacco”. La differenza è dove si gioca oggi la manipolazione, ovvero la familiarità crescente con gli assistenti generativi; l’obiettivo, spiega, è “portare l’utente a fidarsi di questi risultati, di guide operative, per portarlo a scaricare il malware”.

Quishing ai massimi storici

Sul versante del phishing, il quishing – l’inserimento di link malevoli nei codici QR – tocca i livelli più alti mai registrati dalla telemetria di Eset. Nel primo semestre circa l’11% delle email di phishing conteneva un codice QR, con una media di 100mila rilevamenti al mese e un picco ad aprile; nello stesso periodo Microsoft ha misurato una crescita trimestrale del 146%, indicando nel quishing il vettore via email in più rapida espansione. Lo schema sposta la vittima dall’ambiente aziendale, di norma protetto, a un dispositivo mobile spesso privo di controlli. Il fenomeno interessa anche gli attori pubblici: a gennaio 2026 l’Fbi ha diffuso un alert sull’uso di codici QR nelle campagne del gruppo Apt nordcoreano Kimsuky. I rilevamenti si concentrano negli Stati Uniti (19%), in Spagna (17%) e in Messico (6%), con l’Italia al 3%.

QR code Phishing il trend
QR code phishing, ovvero, il quishing: il trend

Ransomware, più attacchi, meno riscatti

L’ultimo capitolo riguarda il ransomware, che non arretra ma cambia equilibri. Gli attacchi rivendicati sono cresciuti del 50% secondo Chainalysis, mentre la quota di vittime che paga è scesa ai minimi storici, collocandosi tra il 14% e il 28% a seconda delle fonti di settore, a fronte di un riscatto mediano in crescita del 368%. Zaniboni indica dove si sposta il baricentro degli attaccanti: “L’attaccante non tenta più solo di nascondere il ransomware, ma di fermare gli strumenti che lo possono individuare, che sono gli Edr”. È il fenomeno degli Edr killer, di cui Eset ha censito oltre 100 esemplari: la tecnica prevalente resta il Byovd (Bring Your Own Vulnerable Driver), con oltre 60 killer che sfruttano più di 40 driver legittimi ma vulnerabili e nuove varianti a cadenza settimanale. Il leak del gruppo Gentlemen, tra i più attivi nel modello ransomware-as-a-service, ha confermato lo sviluppo interno di un arsenale dedicato, ribattezzato da Eset GentleKiller.

PromptSpy porta la GenAI dentro il malware

Vogliamo chiudere con le considerazioni riguardo PromptSpy, che Eset descrive come il primo malware Android a impiegare l’AI generativa in fase di esecuzione, sulla scia di PromptLock, primo ransomware dello stesso tipo. Il trojan invia a Gemini un prompt in linguaggio naturale insieme a un dump Xml dell’interfaccia e ne riceve istruzioni Json sui gesti da compiere, così da bloccarsi nell’elenco delle app recenti e garantirsi persistenza. Zaniboni lo inquadra per ciò che rappresenta: “è un malware per Android che sfrutta l’AI generativa per capire dov’è e decidere come attaccare il device”. Distribuito impersonando la filiale argentina di JPMorgan Chase, resta per ora un proof of concept: la telemetria di Eset ne ha registrato un solo rilevamento, in Ucraina, il 22 febbraio 2026. Un segnale più che un’epidemia, coerente con un semestre in cui i rilevamenti complessivi calano del 13% ma gli attaccanti guadagnano in velocità e capacità di adattamento.

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