Si è chiuso gennaio con indicatori importanti per il mercato, non solo per le grandi aziende dell’offerta (i vendor hanno registrato un trimestre in crescita), ma anche per le aziende della domanda, piccole e grandi che siano, che usano la tecnologia per fare business. Tre i fenomeni che credo valga la pena mettere in evidenza, tra orgoglio “nazionale” e preoccupazione.

Il primo. Secondo l’analisi di Markit Economics, gennaio 2018 ha registrato il record di crescita dell’indice Pmi, dove Pmi non sta per piccola e media impresa (come in molti hanno erroneamente ritwittato sul web) ma sta per Purchasing Managers’ Index, un indice che segnala la propensione alla spesa dei responsabili di acquisto e dei decisori aziendali dell’azienda manifatturiera italiana, che ritorna a spendere raggiungendo un livello mai visto dal 2011, crescendo con un tasso più alto di Francia e Germania. Il dato di produzione della manifatturiera italiana di gennaio ancora non c’è, ma l’indice Pmi è di per sé un segnale di investimenti che ripartono, si spera anche in ottica Industry 4.0.

Il secondo. Si conferma alta l’attenzione sul tema delle nuove competenze digitali (solo il 29% della forza lavoro in Italia ha competenze digitali, contro una media del 37% in Europa, si deve accelerare). Si è reso attuativo il bando per i nuovi competence center che tra le varie funzioni hanno quella di orientare le imprese, in particolare le Pmi. Si è posto l’accento sugli investimenti in formazione professionale anche a livello istituzionale (“scontiamo ancora oggi un divario troppo forte rispetto ai principali paesi europei” aveva rimarcato il capo dello stato nel discorso di fine anno). Si è ufficializzata l’alleanza tra EY, università, scuole secondarie, aziende per far fronte alla carenza di competenze e creare un network in affiancamento alle Pmi nel processo di trasformazione, con competenze nuove. Si è inaugurata a Napoli una nuova Cisco Networking Academy presso l’Università Federico II, come centro di co-innovazione… Insomma, un gennaio caldo per gli investimenti in nuovi progetti legati alla formazione digitale, con più attori coinvolti nel recuperare il divario italiano e che inevitabilmente coinvolgerà anche cambiamenti legati all’organizzazione del lavoro (un tema caldo per tutti in campagna elettorale). Vedremo dove si atterrerà.

Il terzo. Arriva da Bruxelles il monito per l’Italia in ritardo sull’adozione della legislazione nazionale che recepisce il GDPR, anche se è in buona (cattiva) compagnia con il resto d’Europa, dal momento che solo Austria e Germania hanno approvato le leggi necessarie per l’allineamento. Lato “sprono per il Paese”, la Commissione europea ha messo sul piatto 1,7 milioni di euro per i garanti della privacy nazionali, per assicurare l’implementazione del GDPR nei tempi e per formare le competenze necessarie delle persone negli enti preposti per il controllo. Lato “sprono per aziende”, la Commissione europea ha introdotto un nuovo strumento online per aiutare le imprese, soprattutto le Pmi, a conformarsi alle nuove norme. Ma sempre di ritardo si tratta.

Rammarica il nostro essere un passo indietro agli altri Paesi in molti settori, ma ora sembrano esserci tutti gli strumenti per promuovere la propensione alla spesa, colmare il divario sulle competenze, allinearsi alle normative. Senza perdere ulteriore tempo.

 

IHS Markit Italy Manufacturing PMI
IHS Markit Italy Manufacturing PMI – Propensione alla spesa dei responsabili di acquisto dell’azienda manifatturiera italiana
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