Il mondo dei media ha subito nell’ultimo decennio un cambiamento molto forte e veloce, impattato dall’avvento del digitale in tutte le sue pieghe. Oggi una media company ragiona come una qualsiasi altra azienda con logiche, metriche, business model, palinsesti che mettono al centro i dati, l’analisi dei comportamento dei propri utenti, telespettatori, lettori, acquirenti. O chiunque essi siano.
Massimo Rosso, direttore ICT di RAI, conosce le problematiche di una media company da tempo, in Rai dal 1990 e ICT Director dal 2013, seguendo la trasformazione ICT dell’azienda.

Cambia il ruolo dell’innovatore in una media company, sostiene, ospite del nostra rubrica Cio Cafè che incontra gli innovatori.  “Ci stiamo rendendo conto che stiamo diventando un’azienda di dati, rispetto al passato ci stiamo rimodellando come tutte le altre aziende. Oggi il dato è un asset fondamentale anche per RAI e imparare a gestirlo è uno degli elementi di maggiore informazione. Non solo per sviluppare conoscenza di utenti e clienti ma per immaginare nuovi modelli di business”.

Quali le tecnologie innovative aiutano questo percorso?

“Da un parte dobbiamo mettere insieme i dati che definiamo di “confort” che abbiamo storicamente sempre gestito perché erano nell’ambito dei sistemi informativi dell’azienda, con dati da ambiti completamente nuovi. In particolare, abbiamo la possibilità di aggiungere nuovi dati da tre ambiti: il mondo delle cose, dall’integrazione delle nostre piattaforme con piattaforme di terzi che diventano interoperabili e, infine, dal comportamento degli utenti che lasciando le loro impronte digitali permettono di costruire modelli di business diversi”. Un’analisi condotta nel rispetto delle nuove norme a tutela della privay e in particolare del GDPR.

Il cambiamento annovera anche una nuova relazione con i capi delle altre funzioni di business. “In particolare con il marketing, che sta cambiando approccio: da broadcaster abituato a definire un prodotto in un rapporto uno a molti, a un approccio con la possibilità di correlare l’offerta televisiva con le conversazione cross-multimediali degli italiani, per capire  quanto l’offerta televisiva e i temi dibattuti riverberino nella conversazione degli italiani, ad esempio sui social network, sia contestualmente alla messa in onda del programma sia in momenti successivi. Abbiamo la possibilità di allungare la vita di una programma: il palinsesto non è più lineare, basti pensare alla piattaforma Reply”.

Come è il rapporto con i vendor di tecnologia per abilitare questi cambiamenti?

Difficile. Sono tematiche di frontiera e la tecnologia non sempre in maniera nativa le supporta. Se in passato era l’intelligenza umana che governava i palinsesti, oggi il grande lavoro è automatizzare tutte le correlazioni, ma la tecnologia deve sposare il lavoro umano. Parliamo di algoritmi, analytics ma l’importante è non farsi abbagliare dal fatto che la tecnologia ti possa risolvere questi problemi: se prima non li hai risolti concettualmente difficilmente la tecnologia lo fa per te”.  

Una chiacchierata che arriva a delineare le sfide ICT per RAI. Due sintetizza il manager. La prima sul mondo dell’operation (“Lo sforzo dal punto di vista dell’operation diventa sempre più importante e non sempre le tecnologie sono così mature. Il fatto che abbiamo spostato sulle infrastrutture IT processi che una volta erano analogici, sposta la nostra attenzione sulla capacità di governare processi”) la seconda sul mondo marketing (“Siamo una media company che deve sapere leggere i dati con la possibilità di vedere su piattaforme diverse il futuro anche della televisione”). Nella videointervista tutti i dettagli.


Videointervista – Massimo Rosso, ICT Director di RAI & Emanuela Teruzzi, Direttore responsabile di Inno3 al CIO Cafè

 

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