I pilastri della strategia di Micro FocusEnterprise DevOps, Hybrid IT management, sicurezza e analytics sono anche i temi cardine di Micro Focus Summit 2019, al Museo Alfa Romeo di Arese. Vi partecipano circa 300 persone tra clienti e partner, e il claim Full Speed to Digital Innovation del tutto si accorda con la location, ma Andrea Viola, country sales manager di Micro Focus Italia sottolinea subito: “Si respira il bisogno di trasformare le aziende in velocità ma i piloti migliori valorizzano le esperienze del passato, sono concreti nel presente e guardano al futuro consapevoli degli investimenti già fatti negli anni”.

Micro Focus (da oltre 43 anni sul mercato), con i partner vuole quindi aiutare le aziende a vincere le sfide della digital innovation proprio a partire da qui. Prosegue Viola:“La trasformazione digitale si traguarda solo valorizzando esperienze e investimenti del passato”. Le aziende la seguono, lo confermano i numeri.

Il 31 ottobre si è chiuso l’anno fiscale con questi risultati relativi: l’azienda è cresciuta sul mercato italiano del 20% nell’ambito Application Modernization, del 50% su Enterprise DevOps, del 30% per le soluzioni di Application Security e del 25% (anche con la soluzione Voltage) per la Data Security.

Micro Focus, gli obiettivi 2020

Mentre gli analisti di Forrester riconoscono Micro Focus come innovativa nella sfera delle soluzioni enterprise service management, e Gartner conferma l’azienda in alto a destra nel mondo del testing e dell’application security. Viola lancia gli obiettivi per il 2020: “Portare sul mercato il valore dei nostri professional services, affiancare i loro sforzi con i partner per crescere ancora di più. Digital trasformation, robot process automation, DevSecOps (la sicurezza integrata con i DevOps), predictive security i principali ambiti su cui lavorare…”.

Micro Focus Summit 2019 - Andrea Viola
Micro Focus Summit 2019 – Andrea Viola, country sales manager di Micro Focus Italia

E Jorge Dinarés, president international (Emea & Latam) sales, prosegue: “…per fare meglio prima di tutto bisogna rispettare gli impegni con i clienti. La nostra crescita organica in questi anni si affianca alla crescita per acquisizioni (in 11 anni una ventina). Lo sforzo di integrare le tecnologie su cui i clienti hanno investito negli ultimi anni, perché possano essere valorizzate anche in uno scenario di digital transformation, è per noi mandatorio, e per loro funzionale ad incrementare il Roi.

Per esempio, su Novell lavorano ancora 4mila clienti in Germania, come a dire “se una tecnologia funziona bene merita di essere valorizzata anche per gli anni futuri”. Tanto più in uno scenario di complessità dove si sfruttano architetture mainframe, on-premise, off-premise, il cloud ibrido, e sempre di più il mobile.

Secondo Gartner il 50% dei Ceo è consapevole che il proprio business cambierà da qui al 2020, l’80% dei decision maker è convinto che la flessibilità delle risorse IT e le scelte di hybrid cloud sono elementi cardine, ma oltre l’84% dal digitale si aspetta un’unica cosa: la possibilità di incrementare margini e profitti.

Micro Focus Summit 2019 - Jorge Dinarés
Micro Focus Summit 2019 – Jorge Dinarés, president international (Emea & Latam) sales

Quindi Dinarés prosegue: La nuova normalità si gioca tutta sulla capacità di bilanciare una serie di elementi. Analytics, customer experience, la consumerizzazione dell’IT – con risorse prima poco accessibili ora quasi commodity – e l’accesso a risorse, dati, informazioni, attraverso il mobile. Se velocità, agilità, sicurezza e insight sono irrinunciabili, lo è anche linkare tecnologie e processi all’esistente, senza trascurare cosa oggi fa andare avanti il business, capire quanto si dipende dalle risorse attuali. In una parola “integrare”. E’ un aspetto fondamentale. Non serve solo sviluppare il nuovo, serve capire come ridurre i costi, trasformare minimizzando i rischi e preservare gli investimenti”

L’evoluzione digitale dal basso per tanti aspetti è oggi molto più rapida di quella che le aziende sono in grado di metabolizzare, “ma – come spiega Giuseppe Mayer, chief innovation officer, Gruppo Armando Testanei prossimi anni sopravviveranno sì quelle realtà che utilizzeranno i dati per essere più reattive sul mercato, ma avranno più successo le data-company quelle per cui il dato sarà parte integrante del processo di business, quando non esso stesso l’oggetto del business. Le forze che cambieranno il paradigma saranno la legge di Moore ma applicata al costo delle tecnologie (sempre più economiche), le piattaforme esponenziali (lo sviluppo di servizi basato su piattaforme tecnologiche semplici), e le reti con IoT“. 

Micro Focus Summit – Giuseppe Mayer, chief innovation officer, Gruppo Armando Testa

Serve pertanto un approccio strategico per affrontare il momento di “disruption”. Quattro le linee guida che emergono al summit: aggiornare e accelerare (attraverso gli investimenti sugli asset, modernizzando i sistemi, accelerando feedback e analisi); ottimizzare e sperimentare (puntare sull’efficienza IT, monitorare le operations e supportare l’innovazione contando sul management intelligente); proteggere e gestire (consolidando i dati, lavorando su security, ridefinendo la governance); prevedere e automatizzare (monitorando sistematicamente l’analisi di pattern automation e definendo modelli predittivi).

Enterprise DevOps

Interviene sul tema Roman Schubiger, VP international presales manager Micro Focus, che sottolinea l’importanza della modernizzazione delle applicazioni sul mainframe. Spiega Schubiger: “Si tratta di un mercato in evoluzione, per Micro Focus in crescita quasi dell’80%, e poggia proprio sull’idea di investire sugli asset esistenti, modernizzarli, e utilizzare i dati per trasformarsi ulteriormente”.

Uno spunto che anticipa una delle sessioni verticali dedicata agli Enterprise DevOps, di particolare interesse e tra le altre, l’esperienza di Nexi. Emiliano Tizzoni, senior presales engineer di Micro Focus sottolinea: “In ogni processo DevOps quattro sono le parole chiave: costi, valore, qualità e velocità. La valutazione dei rischi e il controllo dei requisiti sono vitali per la riuscita del progetto. Significa valutare anche quando conviene modificare un’applicazione invece di riscriverla daccapo. E Micro Focus offre in questo ambito gli strumenti per permettere la buona riuscita dei progetti dall’avvio alla messa a terra”.

Micro Focus Summit 2019 - La piramide delle metriche DevOps
Micro Focus Summit 2019 – La piramide delle metriche DevOps

Nel percorso non mancano le criticità “nella catena di sviluppo DevOps, effort manuali, le difficoltà dati da applicazioni relazionate – specialmente nel mondo mainframe – sono alcuni dei problemi che rallentano il rilascio delle applicazioni, è fondamentale quindi la capacità di collaborare e il pieno controllo su test, rilasci, costi – lo spiega Paola Malafronte, senior DevOps presale team – e l’automazione, che riduce gli sprechi, è possibile anche sfruttando vecchie e nuove tecnologie insieme”.

La trasformazione di Nexi 

Il caso di Nexi con Micro Focus riesce a toccare nel concreto la maggior parte dei temi trattati. Marco Valioni, Cio e Cto del Gruppo Nexi, racconta il progetto di Data Segregation sui Mercury Payment Services (Mercury è controllata di Nexi Spa). Nexi può essere definita come la “paytech della banche italiane”, ci si muove quindi nell’ambito dei pagamenti digitali spingendo sulla trasformazione tecnologica dei sistemi attraverso le banche.

I prodotti/servizi di Nexi coprono quindi tutta la filiera dei pagamenti elettronici per esercenti, clienti finali e banche (l’80% del banking system italiano), in uno scenario in cui i pagamenti digitali in Italia sono solo appena il 26% del totale al momento e quindi si tratta di un mercato che attrae investimenti.

All’interno dei diversi progetti di trasformazione digitale Mercury (card company ufficiale di Intesa San Paolo) si trova a dover affrontare un processo di data segregation. Si tratta di un progetto di re-platforming che mira a a mettere a disposizione le stesse funzionalità disponibili per Mercury per tutto il gruppo Nexi. Il progetto partito a marzo è durato nove mesi. Lo start è previsto per il 25 novembre ed è composto da intense fasi progettuali affrontate con il system integrator Gft su piattaforma Micro Focus.

Sistema e piattaforma che gestivano gli esercenti per Intesa San Paolo vengono clonati e messi a disposizione di Nexi rispettando i vincoli di segregazione di piattaforma e dati, che ovviamente per Intesa sono mandatori. Vengono esaminate tutte le componenti architetturali e si decide di fare il porting da mainframe a server Linux (quindi una scelta open) sui data center del Gruppo Nexi con i relativi vantaggi di flessibilità e scalabilità.

Micro Focus Summit 2019 - Marco Valioni Cio e Cto Nexi Group
Micro Focus Summit 2019 – Marco Valioni Cio e Cto Nexi Group

Quattro le tappe fondamentali: viene clonata la componente di front end e dei gateway e quella dei portali (1), viene creata una nuova istanza del sistema di autorizzazione (2) con upgrade dei sistemi autorizzativi prima di Mercury, ma soprattutto viene effettuato il porting dei sorgenti (3) della piattaforma Mercury su ambiente Linux, con un’operazione di re-hosting volta a garantire piena conformità rispetto alla piattaforma di origine, e infine viene predisposto un nuovo data repository (4) a supporto dei processi analitici e di monitoraggio.

Il progetto permette la riduzione dei costi passando da un’architettura di data center proprietario a un sistema in outsourcing, ma anche il risparmio di licensing e maintenance dei sistemi open rispetto alla piattaforma mainframe, con un time to market relativamente veloce considerato il progetto grazie alle tecnologie Agile/DevOps migliorando l’efficienza operativa. 

La metodologia ha previsto una fase di assessment (mappatura di tutti gli oggetti compresi programmi e file), design (allestimento dell’infrastruttura abilitante l’attività di re-hosting e definizione del piano operativo), build & test (comprensiva di porting, conversion test dei programmi e migrazione dei dati – è molto più difficile migrare correttamente file e dati che applicazioni, sottolinea Vanioli), certification (con la validazione dell’intera soluzione non regression-test e piani di schedulazione) e infine il go live appunto nei prossimi giorni.

La mappa delle tecnologie ora adottate sembra chiudere il cerchio dei mantra di Andrea Viola e Jorge Dinarés per cui è importante mettere a valore gli asset. Nexi nel progetto ha mantenuto sostanzialmente il linguaggio di programmazione Cobol (da Ibm Enterprise Cobol a Micro Focus Cobol) e non ha rinunciato al dabatase Ibm DB2 pur passando dalla versione Z/OS (per mainframe) a Luw. In ambiente open ha scelto come target Red Hat Linux e per l’ambiente batch, utilizzando già Jes, sfrutta ora Micro Focus Enterprise Server Jes. 

Valioni: “Nel mondo finance e banking non sono molti i progetti di re-platforming, si inizia ora, ma la facilità di migrazione del dato è molto migliorata. La nostra decisione di mantenere DB2 pensiamo abbia estremamente facilitato il porting e mantenendo la codifica originale, abbiamo guadagnato in linearità e in velocità”.

Il progetto, dopo l’attività di re-hosting, evolverà con la migrazione dell’intero ambiente su piattaforma Micro Focus. L’adozione delle tecnologie del vendor Micro Focus, basate su Jde Standard con le metodologia DevOps si prevede accorceranno i tempi medi di rilasci. L’applicazione migrata su Micro Focus è predisposta ora per la migrazione in cloud e questo consentirà di scegliere la piattaforma target di deployment a vantaggio della scalabilità.

    

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