Il legame tra l’apertura della nuova sede milanese e la strategia di crescita, dopo quattro anni dalla nascita, segna per Kyndryl un momento clou per spingere il proprio posizionamento sul mercato italiano.

Via dagli uffici di Segrate (eredità della vita precedente lo spin-off da Ibm) e apertura del nuovo headquarter a due passi dalla stazione di Milano, facendo dei nuovi uffici un luogo ospitale per clienti, partner, ecosistema. “Una vicinanza” che fa parte della strategia di affiancare le aziende italiane nel loro percorso di crescita e internazionalizzazione, con attenzione alla strategia globale dettata dalla corporation, non cambiata negli anni nonostante l’avvento di nuove tecnologie: focus sui servizi infrastrutturali. Con un go to market che abbina l’approccio consulenziale di Kyndryl con la relazione stretta con i principali vendor tecnologici e hyperscaler.

Esordisce Paolo Degl’Innocenti, presidente di Kyndryl Italia dalla nascita, incontrato nei nuovi uffici, sottolineando la vocazione all’innovazione: “Il nostro organico di 1.600 persone iniziali ha ampliato la propria struttura attraverso una crescita rilevante con l’inserimento di circa 1.000 nuovi professionisti dal 2021 ad oggi, che hanno portato competenze ed esperienze complementari al nostro portfolio. Il nostro impegno è quello di promuovere l’innovazione attraverso lo sviluppo dei talenti e oltre il 70% dei nuovi entrati è ancora con noi in un settore che ha un turn over elevatissimo. Questo significa cultura aziendale, condivisione di valori, riconoscimento della strategia”.

Un dettaglio della nuova sede Kyndryl
Un dettaglio della nuova sede Kyndryl

Tre pillar, la strategia

L’inaugurazione del nuovo headquarter il 4 novembre, stessa data di nascita nel 2021 – è un elemento di ulteriore trasformazione dell’azienda “che non ha snaturato la propria missione in un settore estremamente dinamico come quello dell’IT ma ha aggiunto nel tempo contenuti addizionali, ultimo quello dell’AI”, precisa Degl’Innocenti. 

La strategia, declinata in Italia, poggia su tre pilastri: le persone (“in quattro anni abbiamo creato cultura aziendale e nel 2025 siamo entranti nella classifica Best workplace to Work”), le competenze (“abbiamo triplicato le 880 certificazioni ereditate sui servizi infrastrutturali e ora abbiamo 2.400 competenze in aree cloud, workplace, network, mainframe, dati e AI,  con formazione continua per i dipendenti”), gli asset delle tecnologie che fanno leva sugli sviluppi della corporation e sulle partnership strette a livello globale. Tra gli asset Kyndryl Bridge, la piattaforma di automazione e digitalizzazione dei servizi che sfrutta meccanismi di machine learning avanzati e funzionalità di AI. “Ogni mese dà risposte a 12 milioni di insight in Italia, su possibili problematiche dell’infrastruttura e sulla qualità del servizio, gestendo le fasi più ripetitive che gravano i team per permettere loro di dedicarsi meglio allo sviluppo dell’infrastruttura dei clienti”.

Cambio di pelle in Italia

Paolo Degl'Innocenti, presidente di Kyndryl Italia
Paolo Degl’Innocenti, presidente di Kyndryl Italia

Un approccio trasformativo che Kyndryl ha vissuto sulla propria pelle. “Quando siamo diventati Kyndryl non avevamo il nostro sistema informativo, usufruivamo delle tecnologie attraverso contratti di servizio di Ibm, con 1.800 applicazioni custom che giravano su mainframe e una piattaforma collaborativa proprietaria. Dal 2022, solo dopo 9 mesi, avevamo optato per una piattaforma di posta e messaggistica Web, e nell’anno successivo abbiamo cambiato radicalmente il nostro parco applicativo: solo 300 applicazioni sono rimaste custom le altre sono sostituite da due applicazioni molto diffuse sul mercato basate su public cloud (Microsoft ma non solo), come l’adozione di Sap per il mondo operation o l’adozione di Workday come piattaforma HR. Non abbiamo avuto il dubbio se trasformarci o no. Lo abbiamo dovuto fare e questa trasformazione è apprezzata dai clienti”.

Anche i data center sono stati razionalizzati. “La nostra missione è quella di essere i maestri dell’infrastruttura tecnologia – continua – e questo ci ha portato a mettere in discussione anche i nostri asset. In Italia avevamo 5 data center nel 2021, ma abbiamo rivisto infrastrutture storage, mainframe e server, consolidando i 5 data center in 4. Questo ha comportato lo spostamento di 37 clienti in produzione da un data center a un altro, consolidando il passaggio senza neanche un minuto di disservizio”.

Gli asset di spinta: competenze, Labs e Soc

Nella trasformazione il peso delle competenze era determinante per avere un approccio aperto sul mercato. ”Quando siamo partiti avevamo solo certificazioni sullo stack tecnologico di Ibm da cui arrivavamo, oggi abbiamo certificazioni per tutte le tecnologie – precisa Degl’Innocenti -. Questo è un forte elemento di trasformazione anche grazie alle 600 nuove persone entrate in azienda subito all’inizio con nuove competenze. Perché la trasformazione non si fa solo con metodi e procedure ma molto con le persone che portano nuove idee e capacità”.

Tra le nuove competenze quelle legate alle tecnologie di intelligenza artificiale, nodo cruciale per i progetti del futuro se si tiene conto delle resistenze ancora palesi. Il 95% delle aziende non porta in produzione i progetti di GenAI, come evidenziato da una ricerca del Mit, per diversi fattori tra cui il fallimento culturale: il gap tra l’outcome prodotto a fronte di un po’ di AI seminata”.

Un elemento che trova conferma anche nel Kyndryl Readiness Report sottolineando come una strumento generico di GenAI, decontestualizzato e non tarato sui processi di ogni singola azienda, sia oneroso da gestire e non porti ai risultati desiderati. 

“Da questa analisi la decisione di molti vendor di evolvere la GenAI verso gli agenti AI ed è la direzione che anche Kyndyl ha intrapreso – continua -. Gli Innovation Labs ubicati in Francia, Liverpool, Singapore e India sviluppano le categorie di agenti AI partendo dai processi – un approccio oltre lo use case classico – in modo che gli agenti svolgano attività specifiche, attraverso la definizione di un framework con capacità di ingestion di dati in un ambiente ben delimitato. I nostri servizi guardano all’ adozione responsabile dell’intelligenza artificiale, per questo il Kyndryl Agentic AI Framework si cala nei diversi settori”.

Laboratori che sono aperti anche per la formazione dei dipendenti italiani. Lo stesso vale per il Soc di Roma rivisitato nel 2023, che svolge tre attività: security operation center, network operation center e command center per un monitoraggio indipendente dal solo tema cyber a supporto della continuità operativa delle aziende. “Il prossimo passo sarà infondere capacità di AI in tutte le politiche di resilienza e prevenzione per i nostri clienti – aniticipa Degl’Innocenti -. Questo Soc era nato come investimento locale di Kyndryl Italia ma la corporation, dopo mesi di test, ha deciso di ritenerlo un asset globale con fondi stanziati ad hoc. Oggi abbiamo 230 certificazioni dalle 10 iniziali a testimonianza che le partnership hanno valore molto forte nell’erogare i servizi”.

La relazione con i clienti si costruisce attorno alla complessità del progetto che devono portare avanti, soprattutto perché il target  di riferimento è quello di grandi aziende di tutti i principal vertical di mercato, dal finance al manufacturing, con grandi asset proprietari da innovare. “I nostri clienti sono le 500 top aziende private con progetti complessi per il mercato in cui operano. Essere selettivi per noi con la clientela è fondamentale perché viviamo di qualità, un progetto sbagliato è un danno reputazionale incredibile”.

Vista su Milano dai nuovi uffici di Kyndryl Italia
Vista su Milano dai nuovi uffici di Kyndryl Italia

La riflessione sull’AI

La seconda edizione del Kyndryl Readiness Report – ricerca condotta su un panel di 3.700 c-level di 21 Paesi – evidenzia un momento di forte slancio sull’innovazione ma anche di profonda riflessione: è bene che le aziende inizino a registrare ritorni maggiori dagli investimenti in intelligenza artificiale, ma devono essere disponibili ad affrontare la crescente pressione per modernizzare le infrastrutture, scalare i progetti di innovazione, riqualificare la forza lavoro e gestire i rischi in un contesto normativo frammentato. Aveva commentato Martin Schroeter, presidente e Ceo di Kyndryl alla presentazione dei dati. “Esiste un divario tra ambizione e preparazione, con le imprese che cercano di trovare il valore trasformativo dell’AI. Il 90% delle organizzazioni ritiene di disporre degli strumenti e dei processi necessari per scalare l’innovazione, ma oltre la metà è frenata dal proprio stack tecnologico. Meno di un terzo ritiene che i dipendenti siano realmente pronti per l’AI. Colmare questo divario rappresenta al tempo stesso la principale sfida e la maggiore opportunità per il futuro”.

Nonostante la spesa in ambito AI sia cresciuta in media del 33% rispetto all’anno precedente e il ritorno di questi investimenti è in crescita (lo afferma il 54% del campione), l’AI resta in una fase sperimentale (il 62% non è ancora riuscito a superare la fase pilota dei progetti) e più della metà delle aziende è consapevole che il proprio stack tecnologico è spesso obsoleto, di ostacolo all’innovazione.

In Italia, gli investimenti in AI sono aumentati del 37% (contro il 33% globale) ma il report non nasconde la pressione percepita dai c-level sul ritorno degli investimenti in AI (il 77% la sente!). L’approccio è pragmatico: il 27% pensa di essere pronto ad affrontare la sfida, seppure il 62% ritiene che le infrastrutture IT non siano ancora adeguate e il 51% ammette che l’innovazione è spesso rallentata proprio da tecnologie legacy.
D’altro canto si osserva un movimento importante:  il 47% delle aziende sta già investendo nel rinnovamento delle infrastrutture, con un’attenzione crescente alla sicurezza informatica. 

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