Z!ng, l’evento organizzato da Var Group che ha animato Rimini con 3.000 persone, a distanza di un mese fa parlare di sé. Vendor, partner di canale e ospiti confermano la nuova piega data da Var Group alla “sua” convention annuale: da momento aziendale aperto all’ecosistema, che da anni porta sul palco il management a dibattere di strategie e tecnologie, a un laboratorio dove è l’ecosistema il vero protagonista, con keynote tenuti da ospiti internazionali su economia, geopolitica, tecnologia. In un battibecco curioso anche con l’ultima arrivata, l’intelligenza artificiale umanoide, Ameca, un robot con capacità di riconoscimento facciale e comprensione del linguaggio naturale che fa toccare con mano l’avanzamento dell’AI in questi anni. Da tradizionale a generativa, agentica e robotica. Da qui il focus sull’innovazione nel nome Z!ng, acronimo di Zone of Innovation & Growth. 

Una svolta. Ma il “coraggio” di cambiare modello di convention (e di innovare Var Group, ne parleremo), già si intuiva dal titolo del libro, Braveship, che Francesca Moriani, Ceo di Var Group, aveva pubblicato la scorsa estate, mettendo al centro del cambiamento la forza dirompente dell’intelligenza artificiale. “Un’intelligenza che si fa plurale, che non è solo un progetto IT ma che obbliga le aziende a ripensare sé stesse, a ridefinire processi, modelli organizzativi e decisionali”. Un’AI integrata con l’intelligenza umana e organizzativa che ha obbligato anche Var Group a mettersi in discussione.

Z!NG – Zone of Innovation & Growth
Z!ng – Zone of Innovation & Growth – L’area espositiva 

L’intelligenza plurale

L’intervista con Francesca Moriani, per il nostro Ceo Café, parte proprio da questo trittico: intelligenza umana, artificiale e organizzativa.
Due assunti per le aziende.
Il primo: non c’è crescita, né continuità operativa se la tecnologia non è trasformativa.
Il secondo: la trasformazione ha bisogno degli esseri umani per definire il contesto in cui la tecnologia opera, non può essere delegata solo alla macchina.
Spiega: “L’intelligenza artificiale misura e elabora i dati dando informazioni strategiche, è un acceleratore. L’intelligenza umana è indispensabile perché l’uomo libero nelle sue scelte dà significato al contesto e prende decisioni anche nel dubbio. L’intelligenza organizzativa capisce come trasformare i processi traendo valore dall’uomo e dai dati. Ma applicare l’AI a un processo tradizionale non generà un cambiamento. Si deve avere il coraggio di cambiare il processo e la cultura che lo governa. Altrimenti continueremo ad avere il fallimento dei 95% dei progetti di GenAI, come sostiene la ricerca del Mit”

Z!NG – Zone of Innovation & Growth
Z!ng – Zone of Innovation & Growth – L’umanoide Ameca

Esemplifica dialogando con Ameca, il robot umanoide che mette in correlazione migliaia di dati in un secondo, parla diverse lingue, è disponibile 24 ore su 24 e non fa la pausa caffè. “Ma nel mondo delle aziende e delle relazioni la pausa caffè è in realtà uno spazio strategico dove un’idea informale può trasformarsi in un progetto geniale – sostiene Moriani -. Oggi usiamo l’AI per attività semplici come testi, email, report ma non sfruttiamo tutto il suo potenziale. Per questo vogliamo ragionare su come integrare l’AI nei processi aziendali, immaginando anche nuove forme di organizzazione del mercato del lavoro. L’AI può potenziare le persone, liberandole da attività ripetitive per sviluppare la loro creatività legata al contesto, che l’AI non potrà mai comprende appieno. L’AI è logica, non ha istinto, non sa giustificare i propri errori, per questa ragione la leadership rimarrà sempre umana. Ma l’integrazione tra le varie intelligenze è fondamentale”.

Il ruolo del business integrator

Le aziende oggi non sono pronte a lavorare con una intelligenza plurale, devono prendere confidenza. “Serve loro la conoscenza pratica acquisita sperimentando (primo passo), la capacità di misurare con molto rigore i risultati dei Poc (secondo passo) e la prontezza nel cambiare rotta velocemente imparando dagli errori se qualcosa non porta risultati (terzo passo). Solo così potranno capire i processi che vanno ripensati e quali casi d’uso valorizzare per il business, che non vanno misurati in termini di ritorno sugli investimenti ma di efficienza e velocità di sviluppo di nuove idee. Per fare questo percorso si devono affidare a partner che non siano semplici system integrator o fornitori ma business integrator”.

L’evoluzione di Var Group ricalca questa esigenza, con l’intento di “decodificare i bisogni inespressi dei clienti”, capire il contesto di business in un mercato complesso dal punto di vista socioeconomico, geopolitico, tecnologico “dove gli investimenti in trasformazione digitale sono diventati assolutamente necessari per la sopravvivenza delle aziende – puntualizza Moriani -. Ma non è più il bisogno tecnologico che guida il partner, ma è il bisogno di business che poi il partner deve tradurre in risposta tecnologica”.

La trasformazione di Var Group 

La decisione di trasformarsi in un business integrator sta impattando sulla struttura aziendale di Var Group stessa che, cresciuta per acquisizioni e focalizzata su linee di business e specializzazione tecnologiche, sta modificando la propria logica organizzativa ragionando per competenze trasversali fuori dai perimetri classici delle linee di business.

Z!NG – Zone of Innovation & Growth - Francesca Moriani, Amministratrice delegata di Var Group
Z!ng – Zone of Innovation & Growth – Francesca Moriani, Amministratrice delegata di Var Group

“Il mercato oggi ci sta dando un messaggio chiaro. La verticalità delle competenze va bene, ma l’indipendenza delle aziende no. Le aziende vogliono un partner che riesca a collegare tutti i vari ambiti, con grande specializzazione ma anche grande capacità di integrazione. L’idea è quella di avere un approccio di One Company in qualsiasi contesto operativo, come una azienda che si muove ad una unica velocità e con un unico modello, valorizzando competenze e responsabilità non gerarchie, snellendo i processi di autorizzazione per realizzare progetti più velocemente”.

4.200 dipendenti tra Italia e estero, presenti in 16 Paesi, che declinano identica operatività, qualità dei servizi, capacità di risposta. “Stessi processi, stesse piattaforme  e stessa cultura delle persone. Queste sono le tre P per essere una One Company e il cambiamento che stiamo vivendo impatta sulla trasformazione organizzativa. Ogni persona all’interno dell’organizzazione sa esattamente qual è il ruolo che ricopre, la propria responsabilità e il proprio dominio: a quel punto è lasciata libera di volare in una contesto di regole condivise, come in uno stormo di uccelli. Nello stormo c’è trasparenza, la rotta è chiara come le regole del volo, tutti procedono alla giusta distanza senza cozzare tra loro, alternandosi alla guida”.

L’organizzazione aperta

Il modello, definito Open Platform Organization, permette ai dipendenti di portare innovazione negli ambienti di lavoro. “La Open Platform Organization non si appiattisce sui modelli esistenti, prende spunto dalla teoria sociale dell’olocrazia (holacracy) che significa il potere nelle mani di tutte le persone” spiega. Un modello che abbatte le distanze dal cliente, crea gruppi di lavoro che responsabilizzano tutte le persone in maniera collaborativa per costruire le regole del gioco e incentivare lo sviluppo. “Questo cambiamento ha affrontato resistenze interne, da parte di chi aveva mania di controllo, ma la Var Group alla quale siete abituati, fatta di una somma di aziende, sta sparendo gradualmente e si sta trasformando proprio su richiesta del mercato”.

Un modello che dovrebbe spingere il fatturato, pari a 875,7 milioni di euro, a superare un miliardo di euro, puntando sulle risorse attuali (non nuove acquisizioni), consolidando la presenza nei Paesi europei più competitivi (Germania, Spagna, Francia, Svizzera) e facendo crescere l’infrastruttura tecnologica come piattaforma abilitante in ogni mercato (a partire dalla rete di Soc in Europa, America Latina e Asia). “Il trend è di crescita abbastanza moderata, essendo noi viziati dalle acquisizioni negli anni: in questo momento la strategia futura è di consolidare le acquisizioni fatte. La nostra crescita si aggira intorno al 3% anno su anno ma tengo buono l’obiettivo di arrivare a un miliardo di euro di fatturato per i miei 50 anni. Sarà un po’ più sfidante rispetto allo scorso anno quando il traguardo sembrava quasi raggiunto ma se guardo gli ultimi mesi potremmo confermare l’obiettivo di una crescita intorno all’8% quest’anno. Certamente la revisione organizzativa e la strategia della One Company un po’ distraggono sia in termini di investimenti sia in termini di risorse umane”.

A proposito di Z!ng

Z!NG – Zone of Innovation & Growth - Alec Ross, autore, imprenditore e consigliere per l’Innovazione di Hillary Clinton e Barak Obama
Z!ng – Alec Ross, autore, imprenditore e consigliere per l’Innovazione di Hillary Clinton e Barak Obama

Un paio di spunti dalla convention.

La visione di Alec Ross, economista ed ex consigliere per l’innovazione Usa per Hillary Clinton e Barak Obama: “I cambiamenti che ci aspettano nei prossimi 10 anni saranno più dirompenti di quelli degli ultimi trenta. In Italia quando si parla di AI, nel 90% dei casi si tratta di intelligenza artificiale generativa. Ma tra un anno saremo tutti ossessionati dall’AI agentica che ha la capacità di ragionare e agire. Pianificare un viaggio e, dopo la nostra approvazione, fare, agire, prenotare per noi. Nel contesto delle imprese l’AI agentica sarà più dirompente di quella generativa. E poi arriverà l’era robotica. Il software nell’hardware dei robot sarà il passaggio che ridisegnerà concretamente la produzione e la distribuzione dei prodotti che vanno ripensati completamente”.

La carica motivazionale di Julio Velasco, Cto della nazionale di pallavolo femminile. “Non è coraggioso chi non ha paura. Ma chi avendo paura fa le cose lo stesso. Concentrandosi sulla palla successiva”.

Già dalla prossima edizione Z!ng, come piazza aperta, si staccherà sempre più da Var Group per diventare un momento di aggregazione aperto a competitor, vendor, partner che possono fare la differenza per l’evoluzione digitale del paese. “Quest’anno siamo in un momento di passaggio ma dal prossimo anno, Simona Pelli avrà la responsabilità di Z!ng a tutti gli effetti”. Moriani passa la palla. 

Z!NG – Zone of Innovation & Growth - Julio Velasco, Cto della nazionale  femminile di pallavolo
Z!ng – Zone of Innovation & Growth – Julio Velasco, Cto della nazionale  femminile di pallavolo

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