C’è una differenza sostanziale tra un rallentamento di mercato e una crisi di sistema. Il primo è fisiologico, quasi atteso, metabolizzato dai player più strutturati già nelle fasi di pianificazione. La seconda è un’altra cosa: arriva da dove non si vorrebbe, colpisce in modo trasversale e costringe a rimettere mano alle strategie nel pieno del “gioco”. Quello che sta accadendo al mercato dei personal computer nel 2026 appartiene, senza troppe esitazioni, alla seconda categoria. Non si parla infatti di una domanda che si è raffreddata, di consumatori che posticipano l’acquisto, di cicli di refresh rallentati dall’incertezza economica. Il colpo, questa volta, viene dalla supply chain. Memoria e storage — due componenti centrali nell’architettura di un pc al punto da essere quasi dati per scontati — sono diventati il vero collo di bottiglia di un settore che faticava ancora a trovare un equilibrio stabile dopo gli anni convulsi della pandemia e del successivo rimbalzo, ed incertezze marcano ora anche il futuro dei processori.
I numeri di Omdia
L’ultimo report di Omdia fissa le coordinate della situazione su un dato difficile da ignorare: le spedizioni mondiali di desktop, notebook e workstation nel 2026 sono attese in calo del 12%, a 245 milioni di unità. Un arretramento netto, che segna una discontinuità rispetto alle aspettative di stabilizzazione che il settore coltivava a inizio anno. Alla radice di questa contrazione c’è un’impennata dei prezzi di memoria e storage che, nel solo primo trimestre del 2026, è stimata in rialzo minimo del 60%. Non un picco isolato, ma l’espressione più acuta di una tendenza in atto già da tempo: dal primo trimestre del 2025, i costi delle configurazioni mainstream di memoria e storage sono cresciuti all’interno di una forbice compresa tra 90 e 165 dollari. In termini concreti, questo ha costretto i produttori a muoversi su tre fronti simultaneamente — tagliare le promozioni, rivedere al rialzo i prezzi di listino, rimodulare le configurazioni dei prodotti. Tre leve che, messe insieme, raccontano un’industria sotto pressione e con pochissimo margine di manovra. Il grafico che accompagna il report Omdia rende bene la profondità della flessione: la curva di crescita di desktop e notebook — che aveva toccato i propri massimi nel 2021 con oltre 340 milioni di unità spedite — disegna nel 2026 una delle contrazioni più marcate del decennio, seconda solo al crollo del 2020 che aveva però cause opposte e temporanee. Ora la discesa è più lenta ma strutturalmente diversa: nasce dall’interno della filiera, non da uno shock esterno di domanda. Le due categorie principali di prodotto si muovono in modo sostanzialmente allineato: i desktop calano del 10%, fermandosi a 53,2 milioni di unità; i notebook scendono del 12%, a 192,2 milioni. Una differenza marginale che conferma come la crisi dei componenti non risparmia nessun form factor.

Una crisi poco democratica, colpita la fascia bassa e media
L’analisi per fascia di prezzo è probabilmente il dato più istruttivo, preoccupante, dell’intero report. Perché svela come questa crisi non sia “democratica”: colpisce dove c’è meno spazio per ammortizzare i costi, e lascia relativamente sereno chi può permettersi di spendere di più. I pc al di sotto dei 500 dollari registreranno un calo del 28%, a circa 62,1 milioni di unità. Quelli oltre i 900 dollari, invece, reggono e potrebbero addirittura mantenere una crescita modesta. Una forbice netta, che non è solo il risultato meccanico di margini diversi, ma riflette una scelta precisa da parte dei produttori.

Dettaglia Ben Yeh, principal analyst di Omdia: “Per i prodotti di fascia bassa c’è meno spazio per assorbire i costi crescenti, e i consumatori di questo segmento sono tipicamente più sensibili alle fluttuazioni di prezzo”. I prodotti di fascia bassa si affidano spesso a componenti di generazione precedente a capacità inferiore e ricevono una priorità di allocazione più bassa, scontrandosi con il problema aggiuntivo dell’interruzione della produzione da parte di alcuni fornitori. Prosegue Yeh: “Nell’ambito della limitata fornitura di bit che i vendor di pc possono ottenere, la priorità ai prodotti premium sarà la strategia preferita per mitigare l’impatto sulle performance aziendali”. C’è una logica di razionamento, dunque, che si sovrappone alla logica di mercato. I produttori non stanno solo reagendo ai prezzi: stanno scegliendo dove concentrare le proprie risorse, e lo stanno facendo seguendo il criterio della massimizzazione del margine. Una scelta comprensibile dal punto di vista aziendale, ma con effetti che ricadono su segmenti di mercato — e su utenti finali — che avevano nella fascia entry-level la loro porta di accesso al mondo del computing. In modo molto diretto: si spende di più, ma non si ottiene necessariamente di più. La pressione sui componenti si trasferisce a valle, e il consumatore finale paga un surplus senza ricevere un prodotto proporzionalmente più capace.
Piattaforme, chi perde chi cresce
La crisi investe poi il mercato in modo trasversale, ma non uniforme. L’analisi per piattaforma rivela dinamiche molto diverse tra ecosistemi che, a prima vista, sembrano trovarsi nelle stesse condizioni di mercato.

Kieren Jessop, Research manager, Omdia: “]…[ I pc Windows, che rappresentano l’83% delle spedizioni, sono previsti in calo del 12%, poiché la piattaforma sopporta il peso maggiore dei vincoli su memoria e storage. I dispositivi Chrome affrontano il calo più ripido, pari al 28%, poiché la piattaforma orientata all’istruzione è particolarmente esposta all’allocazione ridotta di componenti, ai margini inferiori e alla discontinuazione di alcuni prodotti. Il calo dei Mac dovrebbe essere comparativamente modesto, del 5%, sostenuti dalla supply chain verticalmente integrata di Apple e dal suo posizionamento premium”. Controcorrente, i pc basati su HarmonyOS emergono come un segmento di crescita notevole, con un’espansione prevista di dieci volte su base annua — sia pur da una base ridotta — in relazione a Huawei che accelera con il proprio ecosistema pc in Cina.
Alcune considerazioni: la prima riguarda Apple. La tenuta del Mac non è un colpo di fortuna, è il dividendo di una strategia di integrazione verticale costruita nel tempo, che oggi paga in termini di autonomia dalla volatilità del mercato dei componenti di terze parti.

La seconda riguarda i Chromebook: il loro calo del 28% è lo specchio fedele di una vulnerabilità strutturale del segmento education, storicamente dipendente da device economici e ora esposto in modo sproporzionato alla discontinuazione dei componenti entry-level. La terza riguarda HarmonyOS: la crescita di Huawei in Cina, per quanto ancora piccola in valore assoluto, è un segnale geopolitico oltre che di mercato — un ecosistema alternativo che avanza proprio mentre i grandi player occidentali sono sotto stress. Omdia non si limita a tracciare uno scenario base, ma conduce una multi-scenario analysis che incorpora esplicitamente i rischi al ribasso. Le conclusioni non lasciano tranquilli: un ulteriore allargamento delle carenze di memoria e storage, accompagnato da rialzi ancora più ripidi, potrebbe spingere il calo complessivo delle spedizioni PC verso il 15% — o anche peggio. A questo si aggiunge la variabile geopolitica del Medio Oriente, che introduce incertezza nelle catene di trasporto internazionale e nelle prospettive di crescita di alcune aree regionali, mentre ora già si parla di possibili carenze nel mercato dell’elio, componente essenziale per le Cpu.
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