Cinque linee tematiche nell’ambito dell’avanguardia tecnologica ma anche vincoli metodologici perché i progetti finanziabili dovranno mettere obbligatoriamente intorno allo stesso tavolo competenze umanistiche e competenze scientifico-tecnologiche: è questa la cifra innovativa del nuovo bando Prin Hybrid 2026, pubblicato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) con Decreto Direttoriale 2610 del 17 aprile per complessivi di 59 milioni di euro, di cui 56,64 milioni destinati al finanziamento dei progetti e la quota residua riservata alle attività di valutazione e monitoraggio. Il programma si affianca al Prin 2026 “ordinario” — pubblicato dieci giorni prima con Decreto Direttoriale 2298 per circa 260 milioni — e anticipa l’uscita, il 30 aprile, del Synergy Grant, nuovo strumento dedicato a progetti ad alto contenuto innovativo. La triade compone l’architettura competitiva del Piano Triennale della Ricerca 2026-2028, approvato a fine gennaio dal Mur stesso.
L’aspetto più rilevante di Prin Hybrid non sta però nei numeri, pur significativi, ma proprio nella sua impostazione metodologica. Il bando finanzia ricerca fondamentale e impone che ogni progetto coinvolga almeno due dei tre macrosettori dello European Research Council — Life Sciences (LS), Physical Sciences and Engineering (PE), Social Sciences and Humanities (SH) — con la condizione vincolante che le scienze sociali e umanistiche siano sempre presenti. Il requisito si applica anche ai responsabili delle singole unità operative: chi guida un’unità su un tema di intelligenza artificiale dovrà essere affiancato, sullo stesso piano gerarchico, da chi guida un’unità con competenze filosofiche, sociologiche, giuridiche, linguistiche o storico-culturali.
È una scelta che riflette la volontà, espressa più volte dal ministro Anna Maria Bernini, di superare la separazione tra “due culture” che ha storicamente caratterizzato il sistema italiano della ricerca. E che riconosce un dato di realtà: le tecnologie elencate dal bando producono effetti sociali, culturali ed etici che non possono più essere trattati come variabile esterna. La governance dell’AI, l’accettabilità sociale dell’informatica quantistica, il ridisegno dei percorsi sanitari in funzione dei dati: ambiti in cui l’assenza di competenze umanistiche dentro il progetto diventa una vulnerabilità metodologica prima ancora che un limite culturale.
Dal quantum alle tecnologie per la sanità
Le linee tematiche sono definite in coerenza con le priorità strategiche dell’Unione europea: tecnologie quantistiche, high performance computing (Hpc), AI, cybersicurezza, tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario. Si tratta delle aree in cui il sistema-Paese deve recuperare massa critica per non scivolare in una posizione di dipendenza tecnologica strutturale rispetto agli altri grandi blocchi geopolitici. Il Principal Investigator (PI) indica in domanda la linea di afferenza prevalente e almeno due settori Erc appartenenti a macrosettori diversi, di cui uno necessariamente nel macrosettore SH. La ripartizione delle risorse tra le cinque linee non è fissata a priori. Il decreto stabilisce un meccanismo dinamico: a ciascuna linea è garantita una quota fissa pari al 10% del budget complessivo, mentre la parte rimanente viene assegnata in modo proporzionale alle richieste economiche presentate dai progetti afferenti, con un tetto inderogabile del 30% per singola linea. Eventuali eccedenze sopra quota vengono redistribuite proporzionalmente alle altre.
La struttura dei progetti
La struttura dei progetti è modellata sull’idea che la complessità dei temi affrontati richieda massa critica e pluralità di prospettive. Ogni proposta deve essere costruita da un gruppo di ricerca composto da un minimo di quattro a un massimo di sei unità appartenenti ad atenei, enti pubblici di ricerca o istituzioni Afam differenti. La durata è triennale, il finanziamento previsto per progetto si colloca tra 1,2 e 1,7 milioni di euro, con copertura del 100% dei costi ritenuti congrui (resta a carico delle istituzioni di appartenenza la valorizzazione dei mesi-persona del personale strutturato). Il Mur riconosce inoltre la possibilità di includere una sub-unità, ovvero un organismo di ricerca con sede in Italia già beneficiario di un contributo di funzionamento ordinario sul bilancio del Ministero. Il PI deve garantire un impegno temporale non inferiore al 20% della durata complessiva e indicare in domanda un sostituto, in possesso degli stessi requisiti, per i casi di impedimento.
Quota dei finanziamenti dedicata agli under 40
Per evitare che i grandi finanziamenti si concentrino solo sulle figure senior, il bando riserva il 15% della dotazione complessiva a progetti presentati da PI sotto i 40 anni alla data di pubblicazione. Il dispositivo è allineato agli standard europei: il limite d’età si incrementa di 18 mesi per ciascun figlio nato prima del compimento del quarantesimo anno, della durata effettiva di congedi di paternità, di malattie certificate superiori a novanta giorni e del periodo di servizio nazionale prestato. Dettagli che ampliano in modo significativo la platea di accesso e tengono conto delle traiettorie di carriera reali, soprattutto per le ricercatrici.

Prin Hybrid si inserisce nel quadro di metodo introdotto dal Piano Triennale della Ricerca: tempi certi per i bandi, fondo unico per finanziarli, risorse stabili per università ed enti di ricerca. Le domande possono già essere presentate (dal 20 aprile alle ore 15.00 del 4 giugno 2026) esclusivamente attraverso la piattaforma prin.mur.gov.it, gestita tecnicamente da Cineca. La proposta deve essere redatta in lingua inglese, pena l’esclusione. Possono partecipare ricercatori di università, enti di ricerca e istituzioni Afam che non abbiano già presentato domanda al Prin 2026: la separazione tra i due programmi è netta, e ogni componente — qualunque sia il ruolo — può figurare in una sola proposta.
La valutazione tecnico-scientifica si articola in tre fasi distinte e complementari: preliminare, progettuale e conclusiva. A occuparsene saranno cinque Comitati di Valutazione — uno per ciascuna linea tematica — composti da cinque a quindici esperti scelti dal Comitato Nazionale per la Valutazione della Ricerca (Cnvr). Lo stesso Cnvr garantisce il coordinamento dell’intero processo attraverso linee guida vincolanti per Comitati ed esperti esterni, con l’obiettivo di assicurare uniformità dei giudizi e standard di peer review allineati a quelli internazionali.
Letto nel suo insieme, il Prin Hybrid si caratterizza da una parte per la dotazione — significativa ma non straordinaria nel panorama dei programmi quadro — dall’altra per il segnale metodologico che lancia: in un sistema che fatica a trattenere talenti e che sconta una storica frammentazione disciplinare, il Mur costruisce un dispositivo che premia l’ibridazione strutturata invece della semplice giustapposizione di competenze. La sfida vera si gioca nella qualità delle proposte e nella capacità dei Comitati di riconoscere progetti realmente integrati, distinguendoli da quelli in cui la componente umanistica resta cosmetica. Se il meccanismo funziona, l’Italia trova un modo originale per declinare le priorità europee senza rinunciare alla propria peculiarità: una tradizione umanistica profonda che, lontano dall’essere un peso del passato, può diventare un asset competitivo sulle frontiere tecnologiche del prossimo decennio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































Immagine di freepik






