L’euro digitale esce dalla fase progettuale e si prepara a essere messo alla prova. La Banca centrale europea (Bce) ha infatti selezionato 36 prestatori di servizi di pagamento dell’area euro che parteciperanno al pilota della futura valuta digitale, un esercizio pensato per testarne le funzionalità tecniche, i processi operativi e l’esperienza d’uso. È il passaggio da anni di studio e definizione dell’impianto a un collaudo sul campo, che coinvolgerà operatori privati, esercenti e personale delle banche centrali.
Conviene però ri-inquadrare il progetto nel suo insieme.
L’euro digitale è una moneta della Banca Centrale Europea in forma elettronica emessa dall’Eurosistema e utilizzabile dai cittadini per i pagamenti quotidiani, gratuitamente, tramite gli intermediari finanziari vigilati. Non sostituisce il contante, ma lo affianca: l’obiettivo dichiarato è offrire un mezzo di pagamento pubblico, europeo e accettato ovunque nell’area euro, in un mercato dei pagamenti digitali oggi in larga parte governato da circuiti e operatori extraeuropei. È su questo sfondo, ovvero la ricerca di una maggiore autonomia strategica nei pagamenti, che va letta l’intera iniziativa. La riduzione della dipendenza da operatori non europei è, del resto, uno degli argomenti che la stessa Bce porta a sostegno del progetto, in un contesto in cui l’istituto guarda con attenzione anche alla diffusione delle valute digitali private e delle stablecoin.
La selezione dei partner
Alla chiamata a manifestare interesse, aperta dall’Eurosistema nel marzo 2026, hanno risposto oltre 50 operatori: un’adesione che la Bce legge come segnale di forte interesse del mercato. I 36 selezionati sono stati valutati sulla base di criteri di ammissibilità predefiniti e comprendono sia banche sia soggetti non bancari, con modelli di business e dimensioni molto diversi e un’ampia copertura geografica, così da garantire un ambiente di test rappresentativo. L’elenco completo è pubblicato dalla Bce e unisce grandi istituti di credito e operatori fintech: tra i nomi figurano Deutsche Bank, Revolut, Stripe e Adyen, mentre l’Italia è il paese più rappresentato, con sette realtà selezionate (come riportato anche da Banca d’Italia, che le seguirà): Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e UniCredit, cui si potrebbe aggiungere Satispay che però ha presentato la domanda in Lussemburgo.

A commentare la selezione è Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce e presidente della task force di alto livello sull’euro digitale, che legge nell’adesione un segnale di disponibilità del settore privato: “Il forte interesse del mercato per il pilota dimostra la prontezza del settore privato a impegnarsi attivamente e a far avanzare rapidamente il progetto dell’euro digitale per rafforzare il panorama europeo dei pagamenti”. In una prospettiva di collaborazione: “Attendiamo con interesse un impegno più stretto, lavorando e imparando insieme ai prestatori di servizi di pagamento europei nello sviluppo di un euro digitale sicuro, efficiente e inclusivo”.
Come funziona il progetto pilota
La sperimentazione utilizzerà una versione beta dell’euro digitale, vicina sul piano tecnico e funzionale a quella prefigurata dalla bozza legislativa ma priva di corso legale. Ai partecipanti sono assegnati ruoli distinti: alcuni operatori — definiti distributori — consentiranno al personale dell’Eurosistema di accedere ai servizi beta, dall’apertura del conto ai pagamenti; altri, gli “acquirer”, abiliteranno gli esercenti selezionati a ricevere pagamenti in euro digitale, mentre alcuni svolgeranno entrambe le funzioni. Il collaudo abbraccerà diversi scenari: pagamenti tra persone, sia online sia offline, e pagamenti verso gli esercenti presso i punti vendita fisici, inclusi i sistemi di cassa basati su software, nell’e-commerce e da dispositivo mobile. Tra gli esercenti coinvolti figurano anche attività di servizio quotidiano come caffetterie e ristoranti presenti nelle sedi delle banche centrali. Particolare rilievo assumono i pagamenti offline, eseguibili senza connessione a internet: una funzionalità tecnicamente complessa ma considerata strategica, perché avvicinerebbe l’euro digitale al contante anche in assenza di rete e ne rafforzerebbe la fruibilità quotidiana.
Sul piano geografico, il pilota si svolgerà presso la Bce e diciannove banche centrali nazionali dell’area euro: Belgio, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia. È previsto inoltre che gli operatori possano erogare i servizi previsti nel pilota anche in paesi diversi da quello in cui hanno sede — un dettaglio non secondario, perché abitudini di pagamento e infrastrutture variano sensibilmente da un mercato all’altro e proprio queste differenze aiutano a individuare in anticipo gli attriti.
Tempi e snodo legislativo
Il progetto pilota è atteso al via nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. Servirà anche ad affinare il design e l’esperienza d’uso della moneta, con aggiornamenti periodici pubblicati sulla pagina dedicata della Bce. Resta però un vincolo che l’istituto di Francoforte ha sempre ribadito: l’euro digitale non potrà essere emesso senza una base giuridica. Secondo la programmazione della Bce, l’obiettivo è essere pronti per una prima possibile emissione nel corso del 2029, a condizione che il regolamento sull’euro digitale venga adottato nel 2026: tempi che restano dunque subordinati all’iter legislativo, e la decisione finale sull’emissione sarà presa solo una volta approvata la normativa. Al di là dei singoli passaggi, la mossa segna un cambio di fase. Coinvolgere gli operatori dei pagamenti prima ancora di una decisione sull’emissione significa spostare l’attenzione dalla teoria del progetto alla sua praticabilità: come si accede all’euro digitale, come lo si spende, come lo accettano gli esercenti. È su questi dettagli concreti, così come sulla capacità di farli funzionare in modo semplice e affidabile per cittadini e imprese che si giocherà, molto più che sui principi, la reale adozione della moneta digitale europea.
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