4ward passa di mano. Impresoft la cede a Lodestar con un accordo che evidenzia  strategie di segno opposto ma complementari.
Impresoft alleggerisce il proprio perimetro per concentrarsi sul software proprietario e sull’intelligenza artificiale, mentre Lodestar aggiunge massa critica alla specializzazione nell’ecosistema Microsoft. Due gruppi italiani, entrambi controllati da fondi di private equity, ridisegnano così i confini di un mercato dei servizi IT orientato alla concentrazione, dove la crescita passa ormai da acquisizioni e cessioni mirate. Entriamo nei dettagli.

I vantaggi per Impresoft e Lodestar

Impresoft, guidata da Alessandro Geraldi, vuole concentrare risorse e investimenti su ciò che considera prioritario, ovvero il software proprietario di nuova generazione, la consulenza per la trasformazione digitale e i servizi ad alto valore basati sull’AI, con un baricentro sulle medie e grandi imprese e sui settori manifatturiero e retail.

Alessandro Geraldi, Ceo di Impresoft Group
Alessandro Geraldi, Ceo di Impresoft Group

Cedere un’attività fortemente legata all’infrastruttura e all’ecosistema di un partner esterno, in questa logica, libera capitale e attenzione da destinare alle soluzioni sviluppate in casa. “In un mercato in rapida trasformazione, la focalizzazione è un vantaggio competitivo”, sintetizza il Ceo del gruppo, che lega al nuovo assetto una maggiore agilità di esecuzione e la possibilità di generare sinergie e crescita organica.

Per Lodestar, controllata da Renaissance Partners, la logica è speculare: crescere, ma per un’altra via. L’ingresso di 4ward le consente di combinare competenze ed esperienza progettuale negli ambiti cloud, cybersecurity, digital workplace, intelligenza artificiale e managed services, gli stessi su cui si gioca oggi la partita dei partner Microsoft.

Fabio Luinetti
Fabio Luinetti, Ceo di Lodestar

L’obiettivo dichiarato dal Ceo, Fabio Luinetti è “creare un polo italiano di eccellenza sulle tecnologie Microsoft”, capace di seguire i clienti su un ventaglio di servizi più ampio. Per un operatore che vive dentro l’ecosistema Microsoft, ampliare la copertura su sicurezza e infrastruttura significa presidiare le voci di spesa che le imprese oggi considerano meno comprimibili.

Il futuro di 4ward

Al centro dello scambio c’è un’azienda considerata tra i punti di riferimento italiani dell’ecosistema Microsoft. Negli ultimi anni 4ward ha costruito il proprio posizionamento su tre leve: competenze specialistiche, una base clienti diversificata e alcune acquisizioni mirate. Il risultato è un fatturato di circa 45 milioni di euro di natura in prevalenza ricorrente, una caratteristica che nel software e nei servizi gestiti pesa più del valore assoluto, perché rende i ricavi prevedibili nel tempo.

Daniele Grandini
Daniele Grandini, Ceo di 4ward

È anche il motivo per cui l’asset si incastra meglio nella traiettoria di Lodestar che in quella di Impresoft: un profilo tutto bilanciato su cloud, sicurezza e workplace in ambito Microsoft trova più coerenza in un gruppo che su quell’ecosistema ha scelto di specializzarsi. 4ward porta in dote non solo una base clienti, ma un mix di infrastruttura AI e cybersecurity che si somma alle competenze end-to-end già presenti in Lodestar. “Siamo orgogliosi di entrare a far parte di Lodestar”, commenta il Ceo di 4ward, Daniele Grandini, che rivendica la complementarità delle competenze e una visione condivisa come base per la nuova fase di crescita.

Scenari 

L’operazione è da inserire in una lettura di sistema. Impresoft è controllata da Clessidra Private Equity, Lodestar da Renaissance Partners: due fondi che stanno rimodellando dall’interno il mercato italiano dei servizi IT, costituito da aziende spesso con margini legati alla ricorrenza dei contratti. In questo quadro la cessione di 4ward appare più come una divisione del lavoro tra portafogli. Stressiamo i concetti: a Impresoft – circa 200 milioni di ricavi, 5.000 clienti e 1.500 dipendenti, la scommessa sul software proprietario e sull’AI -; a Lodestar – circa 500 professionisti in 11 uffici – il consolidamento del fronte Microsoft. È significativo che sia il gruppo più grande a cedere l’asset a quello più piccolo e più focalizzato, segno che nel settore conta la coerenza del perimetro più della semplice dimensione.

Restano da vedere gli effetti concreti. Per Lodestar il salto si accompagna all’integrazione reale delle competenze di 4ward, è il punto in cui operazioni simili si giocano il loro reale valore. Per Impresoft il perimetro più leggero dovrà tradursi nella promessa di maggiore agilità e di una crescita più organica attorno al software e all’AI. Sullo sfondo, un mercato dei partner tecnologici italiani in cui la spinta alla concentrazione difficilmente si esaurirà. Il passaggio di 4ward, in fondo, racconta di strategie legittime e valide per quanto opposte si può crescere per addizione ma anche per… Sottrazione.

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