Si gioca su un doppio palcoscenico il dibattito che anima Dreamforce, l’evento annuale di Salesforce che in questi giorni sta radunando a San Francisco 45mila partecipanti da tutto il mondo, tra sviluppatori, aziende clienti, analisti e partner.
Doppio palco perché da una parte guida la nuova strategia di Salesforce, con il Ceo Marc Benioff pronto a raccontare come la partita dell’AI di fascia enterprise si giocherà non tanto sul modello migliore ma sulla capacità di collegare tutti gli elementi, gli agenti e gli strumenti aziendali in un Crm intelligente che gestisce dati, autorizzazioni, processi.
Dall’altro perché Dreamforce si sta palesando come luogo di dibattito allargato sul futuro dell’AI, con il confronto tra tre protagonisti del mercato dell’AI – Sam Altman Ceo di OpenAI, Dario Amodei Ceo di Anthropic, Jensen Huang Ceo di Nvidia – in un momento delicato che li ha visti nelle ultime settimane prendere posizioni diverse sulla necessità di rallentare e regolamentare lo sviluppo di una tecnologia che apre scenari di futuro, tocca temi di sicurezza e di governance (confronto a cui è dedicato un articolo a parte).

L’assurdità della fine del software
Salesforce apre un Dreamforce diverso rispetto alle edizioni precedenti focalizzate sul valore dei modelli e l’arrivo degli agenti AI, cerca di rispondere alla domanda concreta da parte delle aziende: come governare, integrare e controllare migliaia di agenti nei processi aziendali reali, considerando l'”AI come la più grande piattaforma per il cambiamento”.
E’ Benioff che conferma questa tesi citando dati dell’azienda: 23 milioni di trailblazer al mondo, presenza in 90 paesi, più di 700 community, 65 mila realtà no profit supportate, clienti in crescita in tutti i contesti anche in Europa. Una storia che parla di 27 anni di innovazione, non solo organica ma anche per acquisizioni (“ognuna con il proprio peso”), che hanno posizionato l’azienda di San Francisco tra le pioniere dell’AI enterprise.
“Si parla tanto negli ultimi sei mesi di apocalisse del modello SaaS, un’assurdità – commenta Benioff -. Salesforce sta dimostrando il contrario con un secondo trimestre che conferma le previsioni di fatturato di 46,4 miliardi di dollari, registrando il tasso di abbandono clienti più basso e i contratti più lunghi di sempre”.
Un fatturato (41,5 miliardi di dollari, +9,58% nel 2025) che nelle previsioni di Benioff punta a toccare i 50 miliardi di dollari nel 2027 per arrivare a 63 miliardi nel 2030. Complici le recenti acquisizioni, tra cui Own Company (sicurezza e resilienza dei dati), Zoomin (gestione dati non strutturati) e la più grande Informatica (data cloud e governance dei dati) che si inseriscono nella strategia di Salesforce di potenziare la qualità dei dati, la governance e le capacità di intelligenza artificiale della piattaforma. “L’impegno di Salesforce sarà di aiutarvi a connettervi con i vostri clienti in un modo completamente nuovo – precisa Benioff rivolgendosi alla platea -. Quando si parla di apocalisse del Saas credo che vi potete rendere conto che non si tratta della fine del software come molti azzardano, ma della fine del software che fa fare tutto il lavoro agli esseri umani”.
La fine dell’interfaccia tradizionale
La direzione di Benioff è quella di trasformare Salesforce da piattaforma Crm a infrastruttura di riferimento per l’Agentic Enterprise, un modello organizzativo in cui persone e agenti AI collaborano quotidianamente per generare produttività, efficienza e nuove opportunità di crescita.

“Salesforce stessa è una Agentic Enterprise Company e crediamo che qualsiasi azienda possa aspirare ad esserlo”, citando i casi di Pirelli che ha aumentato del 35% il tempo a disposizione dei clienti, o Anthropic che utilizzando Slack ha velocizzato del 60% il lavoro, oppure la Formula 1 che ha velocizzato del 50% il servizio clienti per 830mila fan.
Provoca Benioff: “L’AI apre porte che non erano mai state aperte prima, in qualsiasi industria, e incontrando i clienti di ogni geografica vedo le aziende cambiare e trasformarsi in modi che non avrei mai immaginato. Ma ho notato anche molta superficialità nell’approccio all’AI. Quanti di voi a San Francisco sono già saliti a bordo di una Waymo, una macchina a guida autonoma guidata dall’intelligenza artificiale? Non tanti anche se tutti pensano che sia una esperienza davvero incredibile. Uso questa metafora per mostrare che ci sono molte cose che ci affascinano ma che non osiamo fare. Quando iniziamo a considerare le potenzialità dell’AI sappiamo che si aprono porte nuove, ma non tutti hanno ancora varcato la soglia. A volte i nostri clienti sono in una situazione di stallo, ancorati al vecchio mondo. Magari usano ChatGpt durante il giorno a casa, ma quando arrivano in azienda o nelle loro imprese, non la adottano. Penso che dobbiamo fare di più per aiutarli ad accelerare questa trasformazione”.
I modelli AI non bastano
La trasformazione delle aziende non deriva più dalla sola potenza dei modelli AI, ma dalla capacità di inserirli in workflow, dati, governance e processi aziendali. “I modelli da soli non bastano a gestire un’impresa, non ci mostreranno cosa è possibile fare, perché sono fortemente probabilistici” spiega.
L’annuncio tecnologico principale dell’evento riguarda il debutto di AIforce, (“l’AI incontra il Crm”, sintetizza Benioff) che consente di gestire tutta la conoscenza presente in azienda – dati, workflow, semantica, permessi, sicurezza e governance – all’interno di molteplici ambienti AI (Claude, Slack, Lightning) senza costringere gli utenti a lavorare esclusivamente nel Crm. “Dobbiamo unire il mondo probabilistico dell’AI al mondo deterministico basato sui dati integrando governance, sicurezza, flussi di lavoro, applicazioni, regole e contesto“, precisa Benioff. L’AI deve gestire i sistemi core dell’azienda lavorando su 4 livelli – dati, applicazioni e semantica, agenti e interfaccia – e per integrare l’intelligenza aziendale nel sistema centrale, deve unificare l’intelligenza probabilistica con quella deterministica.
In pratica AIforce aggiunge un livello fondamentale all’architettura Agentic Enterprise consentendo all’utente di costruire la propria interfaccia personalizzata che mostra le informazioni di cui ha bisogno, avendo sotto controllo i diversi ambiti del business, dalle vendite al servizio clienti, dal marketing all’e-commerce. AIforce è un layer reso possibile perché poggia su un contesto affidabile di dati armonizzati e integrati (Data 360), conta su applicazioni e processi gestiti grazie all’intelligenza applicativa e semantica (Customer 360), e governa agenti pronti all’uso o creati in autonomia (Agentforce).

Con AIforce evolve Agentforce, oggi implementata da 30mila aziende a vari livelli, facendo in modo che gli agenti AI possano analizzare centinaia di record contemporaneamente, ragionando e agendo con una visione completa del business, dando risultati i tempi rapidi. “L’AI sta generando una rivoluzione delle interfacce – spiega Benioff – perché unendo l’intelligenza dei modelli con tutto il contesto e i dati contenuti nel Crm di Salesforce, possiamo creare un sistema intelligente, dinamico, componibile e sicuro, per lavorare con i sistemi core dell’azienda che fanno funzionare il business”.
Le interfacce diventano così intelligenti e dinamiche (ragionano contemporaneamente su più dati), sicure e governate (ogni agente vede solo i dati sui quali è autorizzato ad agire), componibili (grazie a plugin o Api), riservate (Zero Data Retention). “Abbiamo già assistito a molte rivoluzioni delle interfacce nei decenni. Siamo passati dal Dos alle Gui, dalle Gui al Web, dal Web al mobile, e oggi vedrete interfacce basate sull’intelligenza artificiale che sono dinamiche e intelligenti, componibili e interattive, in grado di collaborare con voi nell’amministrazione di base delle applicazioni, nella loro creazione e utilizzo, perché l’interfaccia stessa è dinamica. Una volta implementata questa interfaccia, tutti i Cio e i Cdo che non hanno ancora la sensazione di avere intrapreso una rivoluzione aziendale con l’AI, si accorgeranno che i loro sistemi sono cambiati”.
Orchestrazione intelligente
Accanto a AIforce, il lancio di Slackforce, Agentforce Coworker e Claudeforce, che permette di “unire l’AI di Anthropic con il Crm di Salesforce per creare un’intelligenza aziendale affidabile”, dando ampio spazio alla partnership con Anthropic.
L’integrazione di Claudeforce procede su due binari. Da una parte, gli utenti possono richiamare dati e funzioni del Crm Salesforce mentre lavorano nell’ambiente Claude. Dall’altra, Salesforce può utilizzare Claude come motore di ragionamento all’interno della propria piattaforma agentica. Slackforce completa il disegno, candidando Slack a diventare il luogo nel quale persone e sistemi AI condividono informazioni e portano avanti il lavoro. “Slack è il nostro prodotto in più rapida crescita. Tantissime aziende di intelligenza artificiale qui nella Silicon Valley, a pochi chilometri da questo edificio, utilizzano Slack. Da qui il lancio di Slackforce, che permette alla stessa interfaccia utente che funziona con AIforce e Cloudforce di funzionare anche con Slack”, portando tutto il contesto e l’intelligenza di Salesforce in ogni conversazione, workflow ed esperienza. Infine, Agentforce Coworker è un collega di lavoro basato sull’AI direttamente nell’interfaccia Lightning: ragiona su account, attività e storico, facendo emergere insight e agendo, proprio dove milioni di clienti Salesforce lavorano già ogni giorno.
Importante la collaborazione strategica con Nvidia – ribadita anche dalla presenza nel keynote dal Ceo, Jensen Huang – per il lancio di Koa, il primo modello di reasoning Crm basato sull’hardware di ultima generazione di Nvidia, per gestire attività tipiche del Crm come qualificazione dei lead, gestione delle opportunità, automazione di workflow complessi e processi commerciali multi-step. Nella logica di orchestrazione intelligente dell’AI, rientra anche l’estensione della partnership con Google Cloud e Aws per garantire maggiore flessibilità di elaborazione, sicurezza per far girare Data360, per gestire al meglio l’AI aziendale.

La nuova corsa all’oro
E sul rischio dell’effetto bolla sull’AI, a margine dell’evento, Benioff risponde cosi ai giornalisti. “È un’altra corsa all’oro, ma non è la prima corsa all’oro per la Silicon Valley. Ne abbiamo avute molte a San Francisco, come così lo era quella del cloud quando abbiamo fondato la nostra azienda come cloud company. Quella dell’AI sarà un’altra enorme corsa all’oro. Credo che, soprattutto con le quotazioni in borsa di queste aziende di intelligenza artificiale previste

quest’anno, ci saranno enormi vantaggi per la città di San Francisco, non solo in termini di occupazione con l’arrivo di nuovi residenti e la disponibilità di alloggi, ma mi aspetto che nei prossimi 36 mesi si ripresentino le stesse dinamiche che si sono sviluppate intorno alla gentrificazione e all’aumento della ricchezza. Non c’è dubbio. Questa ciclicità tra boom e crollo è tipica lo ma sappiamo cavalcare bene queste montagne russe, che restano pur sempre delle montagne russe. Quindi, preparatevi tutti, qui sarà il fulcro della trasformazione dell’intelligenza artificiale”.
L’impegno della Salesforce Foundation per le città di San Francisco e Oakland passa dalla donazione di 130 milioni di dollari per le scuole pubbliche, la realizzazione di parchi giochi, ore di volontariato dei dipendenti sul territorio. Il concerto finale di Dreamforce, a scopo benefico, devolverà 150 milioni di dollari agli ospedali pediatrici di San Francisco e di Oakland.
Dove ci porterà l’AI? Continua a leggere a questo link il confronto tra Benioff e Sam Altman Ceo di OpenAI, Dario Amodei Ceo di Anthropic, Jensen Huang Ceo di Nvidia durante il Dreamworld
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