Cinque giornate di lavoro caratterizzano la Vertiv Week 2026, al Mozaik Event Center di Zagabria, dove nei giorni della settimana si alternano European Data Center Association, consultants (progettano e portano sul campo le soluzioni Vertiv), media e analisti con un calendario specifico dedicato. Circa 400 i partecipanti complessivi per l’appuntamento annuale che la società dedica all’ecosistema Emea dei data center.
Il format prevede ogni anno una sede diversa tra i siti del gruppo e Vertiv, proprio nei pressi di Zagabria, a Rugvica, ospita una delle sue factory per la preparazione delle soluzioni Vertiv OneCore, per il deployment di Vertiv SmartRun e Vertiva MegaMod Hdx.
Il tema dell’edizione, Converged Infrastructure for the AI Era, è proposto partendo da un assunto di base. Con la diffusione dei carichi di lavoro AI ad alta densità, alimentazione, gestione termica, sistemi di controllo, servizi e flussi digitali non possono più essere trattati come componenti separati: devono funzionare come un unico sistema coordinato. Da qui l’attenzione in particolare su power train e thermal chain, i due elementi su cui Vertiv basa l’affidabilità dell’infrastruttura per l’AI.
Lo scenario di mercato
Spetta a Gautham Gnanajothi, senior VP e global head of Best Practice Analytics di Frost & Sullivan, in collegamento remoto, ricostruire lo scenario di mercato.

La domanda si distribuisce su tre segmenti, quella di data center di colocation, per gli hyperscaler e l’enterprise, attraverso la proposta di un’infrastruttura classica che si articola di fatto su tre livelli: la parte IT (server, Gpu, acceleratori AI, rete e storage), l’infrastruttura fisica (la componente elettrica, dagli Ups ai quadri, e quella di raffreddamento) e, ovviamente il “building” nel suo complesso. Su queste basi, Gnanajothi quantifica la traiettoria di spesa. Gli investimenti complessivi nei data center valevano circa 500 miliardi di dollari nel 2025 e sono attesi toccare i 1.400 miliardi entro il 2035, con una percentuale di crescita distribuita compresa tra l’11% e il 12%. La ripartizione geografica vede le Americhe impegnare circa il 46% di queste risorse, seguite da Apac ed Emea su valori simili; l’area asiatica è però quella indicata a maggiore crescita fino al 2035. Il peso degli hyperscaler emerge dai numeri relativi al 2025: i primi otto operatori hanno investito (dati al 2025) circa 316 miliardi, con un incremento del 185% in due anni, e i primi quattro sono passati da investimenti per 85 miliardi nel 2023 a 280 nel 2025. Per il 2026 l’analista stima una spesa dei soli primi quattro tra 620 e 630 miliardi. Soprattutto: il 77% degli investimenti del 2025 è confluito in carichi di lavoro AI.

Da qui l’analisi dei trend. Gnanajothi individua nell’alta densità di calcolo il catalizzatore: servono architetture di alimentazione di nuova generazione, con l’emergere della distribuzione a 800 volt in continua; il raffreddamento ibrido affianca all’aria i modelli di liquid cooling direct-to-chip e, in prospettiva per immersione. Altri trend evidenti la preferenza per modularità e soluzioni prefabbricate; l’attenzione sulle operations software-defined e la sostenibilità estesa all’intero ciclo di vita significa indirizzarsi verso data center grid-interactive (capaci di interagire in modo bidirezionale e intelligente con la rete elettrica) e architetture di AI distribuita. Gnanajothi insiste sul tema della modularità anche in relazione alla pressione sui tempi: “L’AI sta comprimendo i tempi di realizzazione. I clienti non puntano soltanto sulle capacità, ma anche su tempi rapidi, prevedibilo e con declinazioni scalabili”. Destinazione: i 200 kW per rack.
Il punto di arrivo è la lettura di calcolo ed energia come le nuove valute per i carici AI, in cui l’equazione competitiva si sposta: “La domanda non è più quanta capacità di calcolo posso installare, ma quanta ne posso installare, alimentare e far funzionare in modo economicamente sostenibile”. L’impatto sulla catena del valore si traduce, secondo l’analista, in cinque spostamenti: l’alimentazione da utility di supporto a leva strategica (1), il raffreddamento progettato attorno all’ambiente di calcolo e non più solo per dissipare calore, ma anche generare valore (2), la costruzione che passa dal cantiere tradizionale all’integrazione di fabbrica (3), l’operatività che da monitoraggio richiede capacità predittiva (4) e il prodotto singolo il cui valore è da considerare in relazione all’ecosistema integrato (5). Sintetizza l’analista: “L’AI non sta semplicemente chiedendo più risorse ai data center: sta cambiando l’architettura del settore e le basi stesse della competizione”.
La rotta di Vertiv
Su queste traiettorie Paul Ryan, president Europe, Middle East & Africa di Vertiv, innesta il percorso dell’azienda che ha maturato 10,2 miliardi di dollari di ricavi nell’ultimo esercizio, conta oggi circa 34mila dipendenti, ed è presente in 130 Paesi. In Emea Vertiv conta una decina di siti produttivi, ciascuno specializzato per tecnologia (chiller, Ups, quadri, busway, liquid cooling) e concepito come “centro di competenza”, per oltre a 700 tecnici di field service.

Ryan ripercorre le due direttrici di crescita: “Quella organica, fatta di reingegnerizzazione dei processi, formazione nelle academy e ampliamento delle capacità di progettazione; e quella inorganica, con l’acquisizione di tecnologie poi industrializzate su scala globale”. Sul piano dell’offerta “sono cinque le business unit globali che progettano piattaforme poi localizzate in prodotti e sistemi: power management, thermal management, sistemi IT, infrastructure solutions e servizi”. Il filo conduttore è l‘industrializzazione dell’assemblaggio. Con la proposta SmartRun e, a livello superiore, Vertiv OneCore, i singoli componenti — bus bar, distribuzione, manifold, scambiatori, rack — arrivano preintegrati dalla fabbrica anziché montati in sito.

“Ora parliamo di produrre AI factory su larga scala: il data center diventa un prodotto, un sistema che è possibile riprodurre su scala”, spiega Ryan. A misurare il salto sono i tempi di realizzazione: “Costruire un data center da 10-20 MW in 18-20 mesi andava bene. Oggi si tratta di realizzarto da 200-250 MW in 6-8 mesi, e non lo si può fare continuando a lavorare come prima”.
Sul fronte della crescita inorganica, Ryan cita l’acquisizione di UtilityInnovation Group per l’estensione del portfolio verso il power train. L’operazione, annunciata il 3 settembre e non ancora perfezionata – il closing è atteso nel quarto trimestre 2026 -, vale circa 1,45 miliardi di dollari (cash) , con una componente variabile fino a 1,15 miliardi legata a obiettivi di Ebitda e pari a circa 13 volte l’Ebitda 2027 atteso di Uig. La società, fondata nel 2020 con sede a Raleigh, porta controlli per microgrid, orchestrazione della generazione onsite e architetture di alimentazione behind-the-meter, estendendo la copertura Vertiv fino all’interconnessione con la rete.
Ryan riconduce la bussola dell’azienda orientata su quattro parametri che orientano ogni scelta progettuale: “Performance, efficienza, velocità e costo, misurati in tokens per second, tokens per watt, time to first token e tokens per dollar”. Quattro parametri legati alla logica con cui “Vertiv aggrega i componenti in sistemi e i sistemi in infrastruttura convergente: switchgear, busway e Ups che confluiscono in un power system collaudato in fabbrica, così da operare in modo armonico una volta in campo”.
“La spinta sulla densità apre mercati che – osserva Ryan – prima non esistevano”. Il liquid cooling e i Liquid Cooling Services ne sono l’esempio. “Accanto si collocano i servizi digitali per l’ottimizzazione di power train e thermal chain e la transizione verso l’alimentazione a 800 volt in continua”, che l’azienda descrive comunque come graduale e disomogenea tra le regioni, non come un passaggio immediato.
A reggere questa evoluzione è la collaborazione lungo la filiera, dai fornitori di silicio come Nvidia (e Amd, ma non solo) fino ai produttori di pompe e scambiatori, con architetture validate a livello di sistema. “La co-creazione lungo l’intero ecosistema è oggi più forte che mai nel settore”, sostiene Ryan, che individua nelle academy e nei percorsi di apprendistato – in alcuni Paesi estesi fino al livello universitario – il canale con cui Vertiv forma le competenze necessarie a progettare, produrre e mettere in servizio l’infrastruttura.
Le sinergie con Nvidia
A dare la misura della domanda che l’ecosistema deve reggere Rod Evans, VP for Supercomputing, AI Cloud Infrastructure and AI/Hpc per l’Emea di Nvidia, descrive l’AI factory come un impianto in cui “da un lato entra la potenza, dall’altro escono i token”. Evans inquadra il fenomeno ancorandolo a due dinamiche: i parametri dei modelli crescono di dieci volte l’anno – un miglioramento di un milione di volte in un decennio, contro le cento volte dell’era delle Cpu – mentre il costo per token cala di dieci volte l’anno. La domanda globale di data center è attesa raddoppiare entro il 2030, con i carichi di lavoro AI a coprirne circa il 71% dell’incremento. Su queste curve pesano i vincoli fisici. Evans riduce le variabili controllabili a raffreddamento, alimentazione e spazio e osserva che da un contratto di rete per 100 MW se ne ottengono in pratica circa 93: da qui l’indicazione a integrare generazione onsite behind-the-meter, lo stesso terreno su cui si colloca l’acquisizione di Uig.

La densità per rack passa poi dai 224 kW dell’attuale generazione verso il megawatt previsto per il 2028, soglia che rende insostenibile l’alimentazione convenzionale e spinge verso la distribuzione a 800 volt in continua e il raffreddamento a liquido diretto. Su entrambi i fronti Evans indica in Vertiv un partner di riferimento. Per il liquid cooling applicato all’architettura Nvidia cita una riduzione del 20% dei consumi annui di raffreddamento, del 40% dello spazio a rack e dell’ingombro, con tempi di implementazione inferiori del 50%; sull’800 volt in continua conferma il lavoro congiunto su una soluzione che converte l’alimentazione dalla rete fino al rack.
Il confronto con l’ecosistema Europea Data Center Association
Il confronto tra le realtà europee riunite nella European Data Center Association vede i rappresentanti di Paesi Bassi, Irlanda, Svezia e Francia, moderati da Stefano Mozzato, presidente del comitato tecnico dell’Italian Data Center Association (Ida), convergere su
alcuni punti: l’importanza dell’infrastruttura purtroppo è ancora in parte “invisibile” al pubblico pur reggendo i servizi quotidiani, ed invece prevalgono luoghi comuni su consumi idrici ed energetici che andrebbero ridimensionati perché il data center potrebbe rappresentare invece un elemento importante di “stabilizzazione”, anche solo pensando alle possibilità di riuso del calore e alla sovranità del dato.

Temi confermati nel confronto a quattro occhi con Michele Gallo, segretario generale di Ida (Italian Datacenter Association), che raccoglie circa 310 associati, di cui 32 operatori. Gallo imposta la questione sul “confronto necessario con cittadini e comuni e sulla natura del data center come infrastruttura necessaria per la vita e i consumi digitali quotidiani”. Sui consumi distingue: le preoccupazioni relative ad acqua ed energia sono in larga parte falsi miti, mentre un nodo più consistente potrebbe essere rappresentato da un male organizzato consumo del territorio. Da qui l’indicazione a “privilegiare le aree brownfield, recuperando suolo già compromesso anziché occuparne di nuovo”.

Sul piano normativo Gallo invece considera positivamente l’intervento del legislatore sui permessi, pur a valle di una complessità che sarebbe da superare “uniformando le procedure, accorciando i tempi e rendendoli certi”. Si insiste infine sul decentramento degli insediamenti oltre i poli consolidati (Milano, Torino, ma anche Roma, Genova e Palermo) — e si individua nella “logistica un fattore strategico che penalizza ancora il Mezzogiorno: l’energia c’è, manca l’infrastruttura logistica per accompagnare i progetti”. Stefano Mozzato riporta il confronto sul terreno che interessa più da vicino Vertiv: “Serve, e molto, che le associazioni come Ida facciano cultura, ed ancora più necessario è mantenere elevato il livello del confronto anche sulle possibilità tecnologiche che già ci sono, in un comparto che si muove già entro una cornice fortemente regolamentata”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA










































