L’accordo finale di Poste Italiane su Tim si è sostanzialmente concluso il 25 settembre confermando Poste Italiane nel capitale di Tim con una quota dell’85,8%.

L’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (Opas), lanciata a marzo 2026, ha raccolto moltissime adesioni degli azionisti in questi mesi, facendo salire la quota di Poste dall’iniziale 20% del capitale, senza però raggiungere la soglia fatidica del 90%, che avrebbe consentito alla maggioranza di assumere il controllo totale della società ed attivare automaticamente i meccanismi previsti dalla normativa per il delisting immediato dalla borsa e per l’acquisizione forzosa delle quote residue del capitale.

Ma di fatto, la partecipazione all’85,8% del capitale dell’ex incumbent delle Tlc italiane, porta Poste ad assumere il pieno controllo operativo, disponendo di una maggioranza ampiamente sufficiente per indirizzare le scelte strategiche della società e governare le assemblee straordinarie.

Al di là dell’aspetto finanziario, si tratta di una delle più importanti e complicate operazioni industriali degli ultimi anni nel panorama italiano (osservata anche dalla politica), che segna un punto di svolta per l’intero settore Ict nazionale e che combina la capillarità territoriale di Poste Italiane alle competenze tecnologiche di Tim. 

Ma la partita è solo all’inizio

Si apre ora la fase dell’integrazione industriale tra le due realtà, che potrebbe portare a riorganizzazioni interne o a operazioni societarie per semplificarne la struttura, con l’obiettivo di dare vita a un gruppo in cui convergono telecomunicazioni, servizi finanziari, servizi digitali per cittadini e imprese, dalle infrastrutture di connettività ai servizi cloud. 

I prossimi passi riguarderanno le decisioni su come integrare le reti commerciali di vendita, quali nuove offerte convergenti di tlc e servizi proporre al mercato.
Dovranno decidere come valorizzare le piattaforme tecnologiche esistenti, comuni e no, quali cambiamenti apportare, senza correre il rischio di rallentare i progetti di digitalizzazione rivolti a PA, aziende e cittadini già in corso, ma accelerandone in modo significativo lo sviluppo.
Le due aziende parlano di “ecosistema”, “sinergie operative”, “servizi integrati”, “cloud, cybersecurity e piattaforme digitali”. Sanno che hanno la responsabilità di giocare un ruolo centrale nei processi di innovazione del Paese. Vedremo.

L’operazione segna in ogni caso un passaggio strategico per l’intero settore Ict nazionale. La chiusura dell’Opas è solo l’inizio (il delisting di Tim da Piazza Affari rimarrà tema aperto sul tavolo). La cartina di tornasole sarà misurare nei prossimi mesi, anni, quanto le due storiche realtà italiane siano in grado di dare vita a un polo strategico per telecomunicazioni e servizi, offrendo una piattaforma integrata per spingere l’economia digitale del Paese. Senza altre considerazioni per ora.

Post scriptum: linee guida di Poste Italiane, il comunicato

Per completezza e per comprendere il peso di Poste Italiane nella vita di Tim, riporto le nuove linee guida su come disciplinare i rapporti tra le due aziende, ufficializzate nel comunicato stampa di Poste Italiane, rilasciato a cinque giorni dalla chiusura dell’Opas, in cui “il board di Poste Italiane traccia il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi”.

Giuseppe Lasco, Direttore Generale di Poste Italiane e Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane
Giuseppe Lasco, Direttore Generale di Poste Italiane e Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane

Recita: “Dopo la chiusura dell’Opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale, Giuseppe Lasco, a detenere circa l’86% di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste Italiane. L’ingresso di Tim in Poste Italiane prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo”.

E continua: “L’attività di Direzione e coordinamento su Tim – come precisato dal Telegiornale di Poste Italiane – saranno disciplinate dal Cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste Italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto Poste Italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza”.

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