Per anni la cybersecurity ha avuto un obiettivo: proteggere sistemi IT, dati, identità. Con l’intelligenza artificiale che “esce dal cloud” ed entra dentro le macchine – parliamo di robot in fabbrica, droni, veicoli, reti elettriche, apparati medicali – il problema cambia. Una macchina intelligente violata può arrivare a compiere azioni sbagliate e devastanti nel mondo fisico. Il tema della sicurezza per la physical AI è diventato quindi un ambito di attenzione a sé, reso più insidioso dal fatto che gli attacchi, spinti a loro volta dall’AI, avvengono sempre più a velocità… macchina. Non è più soltanto una questione di riservatezza dei dati, ma di sicurezza fisica e di continuità operativa ed è su questo terreno che le giovani aziende italiane mostrano vitalità.
Parliamo di Exein, realtà italiana specializzata nella sicurezza dei sistemi embedded e del firmware, che ha annunciato un aumento di capitale da 270 milioni di dollari e vanta una valutazione complessiva di 1,7 miliardi: valori che la fanno entrare nel ristretto gruppo degli unicorni. La raccolta è stata guidata dal fondo Headline, con l’ingresso di investitori come Goldman Sachs, Sofina, il gruppo della Banca europea per gli investimenti, attraverso la European Tech Champions Initiative, e Kfw Capital, accanto ai finanziatori storici, tra cui Balderton e Lakestar. È un deciso passo avanti rispetto ai 100 milioni raccolti nel dicembre 2025. Ai capitali di rischio si aggiunge poi il potenziamento di una linea di credito guidata da J.P. Morgan, pensata per finanziare acquisizioni in Europa e negli Stati Uniti: Exein si attrezza, in altre parole, anche per crescere guardando ad altre aziende.
Un approccio diverso per la sicurezza della physical AI
La tesi che l’azienda porta agli investitori è che proteggere le macchine intelligenti richieda un approccio diverso da quello dei sistemi informatici tradizionali. Il punto lo riassume una formula: una macchina compromessa non perde dati, agisce.

Secondo i numeri diffusi dalla società, sulla propria rete di circa due miliardi di dispositivi si registrano ogni settimana intorno ai 5mila nuovi attacchi (cinque volte più dell’anno precedente) con aggressori che usano l’AI per colpire su larga scala apparati che prendono decisioni reali: auto in movimento, reti elettriche, dispositivi sanitari. La risposta tecnologica dell’azienda si chiama Photon, un’architettura preventiva che lavora a livello di kernel per bloccare l’esecuzione di codice malevolo prima che si verifichi. “I modelli di frontiera stanno riducendo a zero la finestra utile per applicare le patch. Gli attacchi ormai avvengono alla velocità delle macchine, e alla stessa velocità deve muoversi la difesa”, spiega il fondatore e Ceo, Gianni Cuozzo.
La scommessa, un foundation model
Il vero investimento, però, guarda oltre il presente. Exein dichiara di stare addestrando un proprio foundation model dedicato alla sicurezza della physical AI, alimentato non da testo prodotto dagli esseri umani ma da due anni di telemetria raccolta dai due miliardi di dispositivi della sua rete: dati operativi su come le macchine si comportano davvero, difficili da replicare per i concorrenti. L’obiettivo dichiarato è alimentare agenti di sicurezza autonomi, in grado di comprendere e difendere i sistemi su cui girano senza attendere l’intervento umano. È qui, più che nel singolo prodotto, che l’azienda colloca il proprio vantaggio competitivo di lungo periodo. L’architettura agentica è attesa entro la fine del 2026, i primi modelli nel primo trimestre del 2027. “Man mano che l’AI entra in robot, veicoli e infrastrutture critiche, mettere in sicurezza il mondo fisico diventerà una delle sfide di cybersecurity decisive del prossimo decennio”, riprende Clarey Zhu, partner di Headline, il fondo che ha guidato il round.
Un unicorno europeo che vuole scalare
Il messaggio che accompagna il finanziamento è anche di politica industriale: costruire in Europa uno standard globale per la sicurezza della physical AI. Con i nuovi capitali Exein accelera l’espansione internazionale. Ha stabilito il quartier generale per l’Asia-Pacifico a Taiwan, ha aperto una società in Giappone, dove punta a crescere entro fine 2026, e prevede un ufficio in Corea del Sud entro il 2027, mentre negli Stati Uniti aprirà una sede nella Bay Area. È la traiettoria, non comune per un’azienda italiana, di chi prova a giocare la partita da protagonista globale. “Gianni ha avuto la lungimiranza di costruire per questa transizione con anni di anticipo sul mercato”, sintetizza Maxence Tombeur, managing director di Sofina, tra i partner. Al netto del linguaggio da annuncio, la scommessa è chiara: se le macchine che agiscono nel mondo fisico diventeranno il prossimo grande terreno della cybersecurity, chi presidia oggi quel livello, con i dati e la tecnologia giusti, parte avvantaggiato. Restano da dimostrare la capacità di trasformare la telemetria in un vantaggio davvero difendibile e la tenuta di fronte a concorrenti molto più grandi. Il capitale per farlo, ora, non manca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

































Immagine di DC Studio su Magnific



