La ripresa di settembre conferma l’operazione di consolidamento del mercato Ict italiano. Una galassia di piccole e medie aziende specializzate per settori e tecnologie sta accorpando energie e competenze, dando vita a realtà più “complete” per essere interlocutori “unici” per i clienti. Mantenendo forte il legame con loro e il territorio.
Non è di per sé una novità quella del consolidamento del mercato Ict, è in atto da anni, soprattutto in un contesto economico complicato e in un panorama che resta molto frammentato: in Italia operano oltre 132 mila imprese Ict e circa il 90% ha meno di dieci addetti (fonte Digitale in Italia, Anitec Assinform, 2026); molte realtà stanno cercando nuove strade per accompagnare i clienti in processi di trasformazione complessi.
Il consolidamento cambia forma
Diverse modalità di azione.
Negli anni il panorama Ict si è arricchito di gruppi nati unendo competenze su piattaforme tecnologiche, capaci di combinare cloud, cybersecurity, servizi gestiti, dati e intelligenza artificiale. Acquisendo.
Ma ha visto anche realtà, che a valle di una bulimia di acquisizioni spinte in molti casi dai fondi di investimento al fine di quotazioni e ingressi in nuovi mercati, stanno ridefinendo i propri perimetri per concentrarsi su meno aree considerate più strategiche. Dismettendo.
In entrambe le logiche premia oggi, più che la crescita del giro d’affari, la specializzazione su tecnologie o mercati, con un legame stretto con i territori presidiati. Leit motive che si ritrova in tutte le operazioni annunciate negli ultimi mesi. Vediamone alcune che hanno caratterizzato i mesi estivi.
La neonata Abacus Group ha messo insieme (in due anni) circa quindici realtà focalizzate su infrastrutture, managed services, trasformazione digitale e intelligenza artificiale, con l’intento di costruire una piattaforma integrata per il mercato delle Pmi ma con focus su alcune tecnologie.
Impresoft, il 2 settembre ha annunciato di cedere a Lodestar il suo asset 4ward, l’azienda del gruppo storica partner di Microsoft specializzata in ambito infrastrutturale, cloud, AI, e cybersecurity. Una cessione dettata dalla strategia di concentrare le risorse sullo sviluppo di software proprietari (storicamente nel dna delle aziende del gruppo), come conferma a pochi giorni di distanza l’acquisizione del 100% di Addiction Digital Pioneers, software house di Reggio Emilia, che integra soluzioni martech pensate per il settore manifatturiero e retail. Dal canto suo Lodestar, con 4ward, rafforzerà il proprio go to market nel mondo Microsoft, arrivando a toccare i 130 milioni di fatturato con i 45 milioni portati in dote.
Acs Group, il polo tecnologico altoatesino di Bolzano, ha annunciato l’acquisizione della maggioranza di Infor, service provider attivo in Emilia-Romagna, per allargare il perimetro di offerta e offrire servizi di infrastrutture IT, cloud, cybersecurity (con un Soc proprietario in Italia), gestione di ambienti di lavoro e fabbriche connesse. Scelta disegnata sulla volontà di crescere territorialmente mantenendo la fiducia con i clienti.
Havant (in precedenza SB Italia) – gruppo da 110 milioni di euro di fatturato e 700 professionisti – ha acquisito il 100% di Intesa (100% di Kyndryl) per posizionarsi come un player europeo nella trust economy, grazie agli asset di intelligent document processing e alle soluzioni avanzate di data governance con servizi di identità digitale, onboarding, scambio elettronico di dati, fatturazione elettronica, conservazione a norma.
Tra i casi più significativi di quest’anno il piano industriale di Dgs Group, che ha costruito la propria crescita attraverso una serie di acquisizioni mirate, per rafforzarsi in aree considerate strategiche come cybersecurity, AI, Erp e gestione dei dati ma anche la strategia intrapresa da Var Group (Gruppo Sesa) che, in continuità con gli anni passati, nel 202 ha acquisito una società specializzate in trasformazione organizzativa e modelli aziendali (Leapfrog) e una software factory specializzate in AI su tecnologia Sap (InnoTech).
Mi fermo qui, difficile citarle tutte… Credo che si percepisca il movimento in atto, che conferma come intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud e servizi gestiti siano i principali catalizzatori di questo consolidamento ma, rispetto al passato, non sembrano più essere le motivazioni finanziarie a guidare, quanto piuttosto le scelte industriali per essere credibili e agili, in un contesto in cui la velocità dell’innovazione richiede competenze e specializzazioni che contano più della “grandezza” dell’azienda.
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