Le trasformazioni in atto nelle aziende hanno chiaro l’obiettivo di business di incrementare l’efficienza, il fatturato, la customer experience. Ma non è tutto qua.
Perché se il tema della sostenibilità è al centro delle strategie di Schneider Electric, lo è sempre di più anche per le aziende clienti. Da più parti gli analisti sostengono, dati alla mano, che le realtà più sostenibili sono anche quelle più profittevoli.

Ne parliamo con Carlos Loscalzo, VP BU Secure Power Italia di Schneider Electric, riprendendo gli spunti che l’Innovation Summit catalano ha portato alla luce e che conferma una trasformazione aziendale di Schneider nel corso di decenni molto sbilanciata verso le soluzioni sostenibili. Sostenibilità: non scherziamo, o il business cambia marcia, o muore. Schneider ha una responsabilità importante nell’accelerare la presa di coscienza che aziende e stakeholder hanno nel sostenere il piano. La percezione della chiamata all’azione verso la sostenibilità è direttamente proporzionale alla dimensione dell’azienda. Le grandi aziende lo hanno già capito, le medie stanno nel mezzo, le piccole assolutamente no. E in Italia, un paese di piccole aziende, stiamo cercando di capire come trasferire questa impellenza”.

Carlos Loscalzo, VP business unit Secure Power per l’Italia di Shneider Electric
Carlos Loscalzo, VP business unit Secure Power per l’Italia di Schneider Electric

Strategia chiara

Nata tradizionalmente nel mondo dei sistemi elettrici e di automazione, l’azienda negli anni ‘70 si sposta sulla gestione dell’energia elettrica automatizzata e negli anni ‘90 l’allargamento del portafoglio con soluzioni di building automation alza l’attenzione sulla gestione degli edifici e sulla loro sostenibilità dal punto di vista energetico, fino all’ultimo coinvolgimento nel mondo del data center, grazie a acquisizioni che hanno portato in dote tecnologie e competenze (quella stategica di Apc risale al 2007).
Da un approccio esclusivamente legato al mondo dell’elettrico e dell’automazione ci siamo specializzati nella gestione energetica, nell’automazione industriale, degli edifici e dei data center. Oggi ci concentriamo su quattro aree – building, industry, DC e infrastruttura – tenendo presente che sempre più digitale ed elettrico sono mondi che convergono” precisa Loscalzo, parafrasando Jean-Pascal Tricoire, presidente e Ceo di Schneider Electric (“Stiamo vivendo un cambiamento di portate epocale legato alla elettrificazione e alla digitalizzazione, un cambiamento che favorisce un nuovo paradigma di sostenibilità”) .

Tema tratteggiato anche da Saul Fava, vice president strategic marketing & digital transformation di Schneider Electric, in una chiacchierata a latere: Dalla distribuzione elettrica all’automazione industriale è la nostra storia, resa possibile anche da un approccio al business non solo in volume ma anche qualitativo. Non solo servono strumenti di sostegnocome in Italia il super ammortamento o i piani Industria 4.0 che hanno funzionato – ma si richiede l’evoluzione culturale dei clienti che si può ottenere grazie al presidio delle diverse aree sul mercato, ai partner che ci affiancano nelle trattative dirette con i grandi clienti”.

La cultura dell’efficientamento energetico si eleva così al tema della social responsability. “Un tema sentito anche dalle aziende italiane dove le influenze internazionali hanno riflessi sulla trasformazione del nostro tessuto industriale. Se il passaggio al digitale è già tema del presente, l’elettrico sarà il tema del futuro. Una convergenza che crea modelli di business a supporto di sviluppo e di sostenibilità” precisa Fava.

Saul Fava, VP marketing strategico di Shneider Electric
Saul Fava, VP marketing strategico di Schneider Electric

Focus su customer experience e industry

A questi due importanti tasselli della strategia – elettrico e digitale – ne segue un terzo, ormai punto fermo delle strategie di molti vendor che guardano a 360 gradi i propri clienti: la customer experience, la cura al cliente, “portandoci ad esser un’azienda non di solo prodotti ma di servizi a valore aggiunto grazie a una piattaforma digitale”.

Due anni fa l’introduzione di EcoStruxure – la piattaforma Iot arrivata alla sua terza generazione con cui Schneider ha unificato la propria offerta nei mercati chiave dell’industria, dell’energia, degli edifici, del data center –  ha introdotto novità a tutti i livelli: prodotti connessi, controllo edge, app analytics e servizi.  Manutenzione, audit e modernizzazione sono tre servizi che i clienti spesso richiedono dal punto di vista infrastrutturale ed EcoStruxure nasce proprio con una visione aperta al futuro: l’integrazione di piattaforme digitali diverse, garantita dalla suite, risponde alle esigenze di clienti che hanno diversi domini di applicazioni ma che richiedono una integrazione di tutti gli strumenti che utilizzano”  precisa Loscalzo.

Il percorso di accreditamento nel mondo IT ha spinto i clienti “tradizionali” a considerare Schneider anche dall’angolatura dei servizi. “Un percorso che ha vissuto diversi step: abbiamo dovuto comunicare partendo dalla nostra base tecnologica che eravamo in grado di recepire i loro bisogni per ogni tipologia di industry – ripercorre Loscalzo. Ad esempio il mondo retail, che ricerca la customer experience in ogni punto vendita, aveva bisogno di una piattaforma che semplificasse e abilitasse nuovi business. Il mondo di Industria 4.0 richiedeva elementi di trasformazione digitale nelle linee di produzione in modo da renderle più intelligenti, grazie a maggiori variabili di informazioni anche sulle produzioni di nicchia che dovevano essere velocizzate e fatte a supporto di strategie tailor made, che credo saranno il futuro delle aziende”.
Nello stesso modo, il mondo delle utility va nella direzioni di micro grid, di una produzione e gestione delle reti energetiche sempre più decentralizzate in modo che si possa governare la domanda di energia da punti di ricarica intelligente sparpagliati sul territorio.
Il mondo del finance spazia dal punto di vista infrastrutturale dai datacenter delle banche fino alla gestione autonoma dei punti vendita, sempre più con filiali gestite da remoto.

Verso l’edge

La digitalizzazione sta coinvolgendo in maniera sempre crescente tutti gli aspetti della produzione industriale. “In questo contesto di decentralizzazione e di spostamento verso l’edge (di energia, It, sicurezza, customer experience) il data center centralizzato perde la propria ragione di esistere perché i dispositivi intelligenti diventano il centro della strategia di business – continua Loscalzo -. Molte aziende hanno costruito il loro Ced e il loro regional data center con i quali le diverse filiale scambiavano dati. Ma oggi la moltitudine di dispositivi intelligenti, mobile e collegati Iot, fa sì che i regional cloud e i global cloud non siano sufficientemente veloci per gestire questo ammontare di informazioni generate a livello locale. Vediamo il proliferare di piccoli data center vicino a dove l’informazione viene generata, processata e riutilizzata. Il punto vendita retail, ad esempio, necessita di elaborazioni veloci processate nello stesso negozio per rispondere in tempo reale ai clienti così come in futuro, le macchine a guida autonoma si collegheranno ogni 10 metri a piccoli data center distribuiti”.

L’offerta della infrastruttura IT ha diverse componenti, dagli Ups, al rack al condizionamento, aspetti fondamentali che il data center combina per garantire continuità operativa. “I vantaggi per le aziende si concretizzano solo se le aziende avranno un accesso rapido e affidabile ai dati: per questo motivo diventa impellente la necessità di implementare data center industriali all’avanguardia vicino a dove i dati vengono raccolti e processati”.
Inoltre è importante valutare sempre il posizionamento corretto di un data center per realizzare una soluzione nell’edge, con stessa resilienza e ridondanza di un data center tradizionale. “I data center edge decentralizzati e distribuiti devono sempre essere progettati  in modo standarizzabile e ripetibile, evitando di ripartire da zero ogni volta per la progettazione” una sfida a cui Schineder risponde con le soluzioni personalizzabili Micro Data Center Xpress che includono armadi fisici, Ups, rack Pdu, componenti di raffreddamento, software di gestione gestiti in remoto da una posizione centralizzata, sistemi di monitoraggio ambientale e di sicurezza (intermamente collaudate, assemblate e imballate in fabbrica da Schneider Electric e vengono quindi fornite al cliente pronte all’uso).

Partnership

I nostri clienti hanno il percepito che il loro business richiede implementazione nell’edge, alla base dei dati e le nostre partnership nascono nella logica della complementarietà – continua Loscalzo -. Noi ci concentriamo su quello che sappiamo fare e cerchiamo partnership, come quella con Microsoft o con Cisco, che ci permettono di avere la piattaforma sulla quale costruire i servizi EcoStruxture”. Ufficializzata nelle scorse settimane in occasione di Canalys Channels Forum Emea anche la partnership con NetApp per fornire la soluzione Optimized Edge for NetApp Hci basata sulla piattaforma di infrastruttura iperconvergente di NetApp e progettata per le aziende, grandi e piccole, per una gestione facilitata degli ambienti multi cloud riducendone la complessità di gestione.

Obiettivi 2020, scouting

Tre gli obiettivi strategici sui quali lavorare nel 2020, secondo Loscalzo: la crescita di fatturato, di market share e lo scouting di realtà innovative su nuove tecnologie. “Il mercato Ict continua ad essere in crescita in tutto il comparto – precisa -. Il nostro primo obiettivo rimane crescere sulle soluzioni edge che ci permettono di rispondere alle esigenze del retail e della parte industriale che sta vivendo la trasformazione Industria 4.0 pur continuando a supportare gli investimenti in data center. Il secondo obiettivo è guadagnare quote di mercato nei confronti dei nostri competitori spingendo la certificazione e la formazione dei partner per consolidare la rete che ad oggi vede circa 100 partner attivi, motivandoli ad entrare anche nel marketplace Exchange, annunciato in occasione dell’Innovation Summit. Terzo obiettivo è investire su tecnologie innovative nei nostri laboratori, utili anche per il training. Dobbiamo essere veloci, flessibili e pronti ad imparare”.

Jean-Pascal Tricoire, Ceo di Schneider Electric
Jean-Pascal Tricoire, Ceo di Schneider Electric

Un programma di scouting ben monitorato dallo stesso Ceo guarda soprattutto a AI, sensoristica, big data, analytics che “secondo i dati del rapporto Anitec-Assinform saranno i driver a maggior crescita in futuro, già abilitatori in Italia di casi reali” precisa Loscalzo.

La spinta voluta dal Ceo (in carica dal 2003) sulla diversificazione geografica e di business rimane centrale anche per le strategie del 2020, che continueranno a presidiare le 4 aree legate a building, industry, DC e infrastruttura, settori che tra loro hanno ciclicità diversa: “Le infrastrutture hanno tempi lunghi, l’industria cicli brevi, le costruzioni oscillano negli anni mentre i data center seguono le onde del mercato – precisa Fava -. La seconda differenziazione è sulle aree geografiche: se 20 anni fa il business era in Francia e Usa con focus sull’energia, oggi pesano sul fatturato Usa (27%), Asia Pacifico (24%) Europa 25%, e il resto del mondo. Terzo aspetto è la creazione di una global supply chain vicino al mercato di diffusione per evitare costi di trasporto, logistica, trasferte. Per evitare rischi di cambio valutario tendiamo a produrre dove vendiamo, in Cina, Europa e Stati Uniti. Anche il management board non vive a Parigi ma è sparpagliato per il mondo, a riprova il cambio di statuto: da società francese ora Schneider è una società di diritto europeo”. Una strategia di diversificazione che ha portato l’azienda a crescere da 8 miliardi di euro di fatturato del 2003 a 25,7 miliardi del 2018.

Focus sull’Italia

Guardando in particolar modo all’Italia, si sta lavorando per trasferire la “necessità” alla sostenibilità nelle aziende. Primo strumento per la diffusione della consapevolezza è l’Innovation Hub regionale e la penetrazione territoriale attraverso la costituzione di 8 regioni commerciali ognuna sotto la direzione di un sales manager garante della coerenza della strategia presso il cliente. “Oltre alle filiali locali che seguono il territorio, in essere le partnership strategiche e le relazioni con system integrator locali, quadristi, installatori, partner che sviluppano soluzioni per i clienti finali – precisa Dario Mangiò, marketing director Italy, Central Eastern Europe & Israel Schneider Electric, confermando il modello basato sulla collaborazione con i partner e la presenza territoriale molto forte -. In Italia, abbiamo circa 3.000 dipendenti in 16 sedi tra commerciali e produttive, headquarter a Stezzano, un centro di eccellenza per l’illuminazione di emergenza (a Pieve di Cento), un centro di eccellenza per il packaging (a Bologna) e un centro di eccellenza per le soluzioni Hvac – R rivolte in particolare al settore del retail (ad Alpago nella sede Eliwell by Schneider Electric). A Venaria Reale c’è anche un centro logistico per l’Europa”. Il lavoro sulle competenze rimane così prossimo a partner e clienti, presso tutti i centri distribuiti.

Schneider-Electric
Schneider Electric sede di Stezzano (Bergamo)
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