Arrivano i dati attesi del Rapporto Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’Ict, realizzato in collaborazione con NetConsulting cube. E il quadro che ne emerge è quello di un 2018 positivo, in cui il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni, contenuti ed elettronica di consumo) è cresciuto del 2,5%, fino a raggiungere un valore di 70.474 milioni di euro. Prospettive positive anche per il 2019: stimata una crescita analoga, verso i 72.222 milioni.

“La crescita del mercato del 2,5% è stata migliore di quella registrata nel 2017 – esordisce Giancarlo Capitani, presidente di Netconsulting cube -. Un mercato che a partire dall’inversione registrata nel 2015 è cresciuto in valore di quasi 5 miliardi di euro dimostrando, nei suoi ritmi di crescita, di essere sempre meno influenzato dall’andamento dell’economia, con un allargamento progressivo della forbice tra crescita del mercato digitale e crescita del Pil, che da 0,7 punti percentuali nel 2017 si è portato a 1,6 punti nel 2018. Dobbiamo però chiederci se questa non dipendenza continuerà nei prossimi mesi”.

L'andamento del Mercato Digitale in Italia, 2014-2018 - Fonte: Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Marzo 2019
L’andamento del Mercato Digitale in Italia, 2014-2018 – Fonte: Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Marzo 2019

“La progressione del mercato è d’insieme” incalza Marco Gay presidente di Anitec-Assinform e a questo andamento positivo hanno contribuito tutti i maggiori segmenti del mercato, ad eccezione dei servizi di rete Tlc, che subiscono un forte calo (- 2,7%) dovuto all’accentuarsi della competizione sulle tariffe causate dall’ingresso sul mercato di operatori low cost (come Iliad). “Il settore delle Tlc sta attraversando in tutta Europa un momento di transizione strutturale verso un modello di business basato sulla erogazione di servizi digitali attraverso la rete 5G – precisa Capitanianche per reagire alla morsa dei servizi tradizionali ormai diventati una commodity che ne riducono fatturato e margini”.

Crescono in linea con il 2017 contenuti e pubblicità digitale (+7,7%), software e soluzioni ICT (+7,7%) grazie soprattutto a progetti di rifacimento del parco applicativo delle aziende, che spingono la modernizzazione dell’infrastruttura e l’utilizzo crescente di nuove metodologie di sviluppo, in ottica AgileDevops. Ma soprattutto cresce a doppia cifra tutto il set degli strumenti definiti Digital Enabler, ovvero le tecnologie abilitanti della trasformazione digitale delle imprese: il mobile business del 9,4%, l’IoT del 19,2%, il cloud del 23,6%, la cybersecurity del 12,2%, i dispositivi indossabili del 15,3%, le piattaforme per il web del 13,7%, mentre acquisiscono consistenza le applicazioni di intelligenza artificiale, big data e blockchain.  “Il cloud non va considerato semplicemente come un segmento di mercato, ma come una modalità innovativa di fornitura e accesso a risorse informatiche e digitali destinata a rivoluzionare l’assetto del mercato – sottolinea Capitani -. Una menzione particolare per gli investimenti in cybersecurity che crescono del 12,2%, sia a causa degli obblighi normativi introdotti con il Gdpr e le leggi sulla privacy, sia per l’importanza crescente dello scambio di dati e informazioni accompagnato dall’esigenza di ridurre la vulnerabilità delle imprese”.

I Digital Enabler trainano la crescita del mercato - Fonte: Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Marzo 2019
I Digital Enabler trainano la crescita del mercato – Fonte: Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Marzo 2019

L’altra “stella” del 2018 è l’IoT, che cresce del 19,2% sul 2017, ma che esprimerà tutto il suo potenziale di diffusione e stimolo alla crescita quando andrà a pieno regime il 5G. “Il 5G sarà il vero motore di crescita del mercato digitale, in misura embrionale nel 2019 e sempre più consistente nei prossimi anni – presegue Capitani -. Il 5G va interpretato non solo come una infrastruttura di rete più efficiente, veloce, in grado di trasportare grandi volumi di dati, immagini e informazioni ma soprattutto come piattaforma per nuovi servizi, che creerà un’Italia sempre più connessa, favorirà una trasformazione profonda e una concentrazione tra imprese eterogenee nel settore Ict e digitale”.

Secondo una stima elaborata dalla Commissione Europea il 5G sarà in grado di creare nei prossimi 5 anni, in Italia, un volume aggiuntivo di investimenti di quasi 16 miliardi di euro sul mondo della domanda e 186.000 nuovi posti di lavoro.

Attori in crescita

Fatto 100 il solo mercato business (imprese e PA), il 2018 vede le grandi imprese (oltre 250 addetti) esprimere ben il 58,7% degli investimenti Ict, contro il 18,7% delle medie (50-249 addetti) e il 22,6% delle piccole (1-49 addetti), con un peso in termini di occupazione e Pil proporzionalmente più elevato. Per fasce di mercato, i tassi di crescita degli investimenti 2018 sono pari al 4,3% per le grandi, al 3,8% per le medie e al 2,2% per le piccole aziende. “Se si guardano ai vertical di mercato gli impulsi maggiori sono arrivati da Banche e Industria, che sono le big spender – continua Capitani -. Le Banche vedono aumentare la spesa degli investimenti del 4,6% a supporto del processo di profonda trasformazione intrapreso, mentre l’Industria registra un +5,2% grazie anche agli incentivi del Piano Industria 4.0”.  Cresce la spesa in digitale in Assicurazioni, Utilities, Distribuzione, Sanità, mentre nel resto della PA la spesa risulta meno dinamica.

Andamento del Mercato Digitale nei settori - Fonte: Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Marzo 2019
Andamento del Mercato Digitale nei settori – Fonte: Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Marzo 2019

“Si conferma che i settori più dinamici sono stati quelli a maggior presenza di grandi imprese, al netto di Tlc e Media che stanno avendo un momento di difficoltà. Le grandi aziende che crescono del 4,3% incidono per il 34% sul totale mercato totale” ribadisce Capitani evidenziando le aree di eccellenza nel manifatturiero, nell’export e nei distretti (in crescita), “ma esistono ancora troppe realtà che non innovano, facendo da freno”  incalza Gay, ribadendo la necessità di dare continuità a quanto avviato “per  promuovere una diffusione più capillare dei modelli, delle tecnologie e delle competenze digitali, e puntare sulla crescita dello stesso settore Ict, che per innovazione, valore aggiunto e occupazione gioca un ruolo sempre più rilevante”.

Piano Impresa 4.0 e Piano Triennale PA

Una citazione meritano gli effetti delle politiche pubbliche per la digitalizzazione: il Piano Impresa 4.0, che nel 2018 ha generato un mercato in crescita del 18,7% a 2.593 milioni di euro, ha stimolato la crescita degli investimenti in tecnologie sia nella componente industriale (+19,2%) sia in quella IT (+18,4%).
“In realtà nella relazione illustrativa del Decreto Crescita si rileva che solo il 13% delle imprese potenzialmente interessate ha usufruito delle agevolazioni di Industria 4.0 – precisa Capitani -. Il tentativo in corso è quello di coinvolgere la platea vasta delle pmi, ad esclusione di quelle che non raggiungono i 500mila euro di fatturato, anche se l’incognita per il futuro è rappresentata dal mantenimento o meno di tutte le tipologie di incentivi in essere fino al 2018”. Il Piano ha visto una maggiore focalizzazione alle piccole imprese, ma a fronte di una riduzione delle risorse complessive a scapito delle aziende di maggiori dimensioni, nonostante queste siano i motori dell’innovazione nelle filiere.

“Le complessità sono innegabili, ma i progressi in quest’ambito sono essenziali a livello di sistema, anche a riguardo di un ammodernamento della PA che non solo è strategico, ma possibile visti i buoni risultati raggiunti in taluni ambiti, a partire dalla Sanità, e vista l’articolazione del nuovo Piano Triennale” precisa Gay.

Il Piano triennale AgID 2019-2021 - Fonte: NetConsulting cube su AGID, Marzo 2019
Il Piano triennale AgID 2019-2021 – Fonte: NetConsulting cube su AGID, Marzo 2019

Stimoli per il futuro

“Prevedere il 2019 è un esercizio difficile – sostiene però  Capitani –  in un quadro macro economico sempre più negativo, dove il quesito principale è se il mercato manterrà il suo trend anticiclico oppure subirà i colpi dell’arretramento dell’economia”. Le imprese, soprattutto le grandi e le medio-grandi, stanno manifestando la volontà di procedere secondo i loro piani di trasformazione digitale,  in qualche modo costrette per ragioni di compliance (Cybersecurity), per allinearsi alla strumentazione di cui sono dotati i competitor internazionali, per utilizzare al meglio le opportunità date dalle tecnologie digitali di cui anche il top management comincia ad avere piena consapevolezza.
Lato Pubblica Amministrazione il Piano Triennale di AgID (2019 – 2021), pubblicato l’11 marzo scorso, sarà ulteriore stimolo alla crescita e vedrà cooperare  Teresa Alvaro, nuove direttore di AgID, con il nuovo Responsabile del Team Digitale, Luca Attias). “Le due aree maggiormente dinamiche nella PA, che stanno generando un effetto diretto sulle Amministrazioni e indiretto sulla digitalizzazione del Paese, sono quelle dei pagamenti digitali (Pago PA) e della fatturazione elettronica, soprattutto nelle Pmi. Il nuovo Piano Triennale, rispetto al primo piano, è impostato su una visione sistemica sia per quanto riguarda gli ambiti di intervento, sia per quanto riguarda gli attori in gioco, coordinati da un chiaro modello di Governance”. Questa impostazione dovrebbe generare effetti positivi sia nel ridurre le duplicazioni e le ridondanze nei nuovi progetti tra gli enti, sia nell’accelerare l’adozione diffusa del cloud attraverso i Poli Strategici Nazionali e i Cloud Service Provider Certificati, oltre che generare ulteriori effetti indotti sulla digitalizzazione del Paese.

Il Piano triennale AgID 2019-2021 - Fonte: NetConsulting cube su AGID, Marzo 2019
Il Piano triennale AgID 2019-2021 – Fonte: NetConsulting cube su AGID, Marzo 2019

“Un altro effetto positivo sarà progressivamente generato dalla proliferazione delle startup e delle fintech che stanno assumendo una dimensione importante in termini di numerosità e di influenza in Italia: si contano più di 10.000 startup a fine febbraio 2019 e circa 300 fintech precisa Capitani. Nuove imprese che hanno la caratteristica non solo di appropriarsi di quote di mercato a scapito degli operatori più tradizionali ma di creare nuova domanda e nuovo mercato attraverso la proposizione di prodotti e servizi disruptive.

L’ultima riflessione di Gay: “Il caso Impresa 4.0, come i passi indietro sul credito d’imposta per la R&S, restano il segno di una politica industriale e di bilancio in cerca di equilibri più che di sfide alla nostra portata. Anche se poi su altri fronti, sono emersi elementi molto positivi. Come la proroga del credito di imposta per la formazione di competenze ICT, di cui abbiamo un gran bisogno; l’innalzamento delle detrazioni per gli investimenti in capitale di rischio, che promette di stimolare il venture capital; il fondo per sostenere i progetti su intelligenza artificiale, blockchain e IoT, l’iperammortamento e incentivi per cloud e piattaforme collaborative, i voucher per l’Innovation Manager, che può guidare le piccole imprese nei processi di trasformazione tecnologica e digitale”. Si attende la firma del Decreto Crescita per le analisi future. 

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