In anticipo di sei mesi sulla tabella di marcia, è operativo il Cyber Security and Transparency Center di Roma di Huawei. Un nuovo importante tassello nella strategia di sicurezza del gruppo cinese che prosegue così, da un lato, nel suo piano di copertura territoriale globale e, dall’altro, nel rafforzamento della strategia di sviluppo dell’industria Ict nel nostro Paese.

L’evento di inaugurazione è per Huawei un momento per condividere la novità e ribadire al contempo l’impegno sulla trasparenza che muove le strategie del gruppo aprendo un confronto con l’ecosistema italiano della sicurezza, rappresentato dalle istituzioni, dal mondo accademico e dagli operatori di settore, virtualmente presenti all’incontro. In quest’ultima categoria, presenti i Cto di Tim, Fastweb, Open Fiber, Vodafone, Linkem e Wind Tre.

Hub Huawei, aperto e collaborativo

“Il tema della sicurezza cybernetica rappresenta una sfida importante per la transizione digitale dell’Italia”, esordisce Luca Piccinelli, head of Cyber security di Huawei Italia. “Oggi inauguriamo un centro di sicurezza che non è esclusivamente un hub di sperimentazione ma anche uno strumento di collaborazione e innovazione sugli standard di sicurezza e i meccanismi di verifica, al servizio di agenzie governative, tecnici esperti, associazioni di settore ed enti di standardizzazione. Una piattaforma tecnica che vuole essere lo strumento di trasparenza con cui Huawei consente di testare e valutare le proprie tecnologie”.

Luca Piccinelli, head of Cyber security di Huawei Italia
Luca Piccinelli, head of Cyber security di Huawei Italia

“La protezione dei dati sensibili e la resilienza alla violazione delle reti è parte integrante degli impegni di Huawei e gli investimenti dedicati lo testimoniano”, interviene Luigi De Vecchis, presidente Huawei Italia. Il gruppo di Shenzhen impiega infatti il 5% degli investimenti in ricerca e sviluppo sulla sicurezza, con una media di 750 milioni di dollari annui e con il 2% degli ingegneri specializzati in cybersecurity.

“Le tecnologie che abilitano i processi – AI, IoT, cloud, realtà virtuale, edge computing – prosegue De Vecchis – rappresentano da una parte una grossa opportunità per la crescita dell’economia e dall’altra espongono ad alto rischio le infrastrutture sensibili del Paese. La sicurezza richiede pertanto un approccio basato sul rigore scientifico, che fornisca evidenze e prove concrete. Un problema che va affrontato congiuntamente, con spirito di collaborazione e trasparenza”.

Luigi De Vecchis, presidente Huawei Italia
Luigi De Vecchis, presidente Huawei Italia

“La sicurezza deve essere inserita di default all’interno del servizio pubblico e rappresenta oggi più che mai un tema fondamentale per chi voglia amministrare e creare smart city sicure”. In rappresentanza delle istituzioni sul territorio interviene così Massimo Bugani, capo staff della Sindaca di Roma, con delega all’Innovazione, Roma Capitale. “L’apertura di un cyber security center rappresenta un altro passo importante per la nostra città perché la sicurezza dei dati non riguarda solo le istituzioni o le aziende ma è una responsabilità comune. I servizi ai cittadini si innovano, con Spid, identità digitale e nuove modalità di fruizione dei servizi che si diffonderanno sempre più colmando il digital divide. A Roma abbiamo un piano di smart city ambizioso (tra le iniziative Smart Citizen Wallet, piazze smart, le web app per i cittadini, tra cui Roma al tuo fianco) con investimenti che richiederanno la massima attenzione per la loro gestione, maggiori servizi, competenze digitali adeguate per mettere in sicurezza la filiera dei fornitori, manutenzione e assistenza come temi centrali”.

Sperimentazione, formazione e sviluppo

Localizzato nella sede aziendale di Huawei, in un’area dedicata e protetta, il nuovo centro di sicurezza romano si propone dunque come un ambiente costruttivo e aperto delle strategie di sicurezza informatica. In particolare, il Cyber Security Transparency Centre si concentra sulla condivisione delle conoscenze, fornendo ai clienti la possibilità di sperimentare le nuove tendenze, i casi d’uso delle tecnologie emergenti su settori verticali, 5G, informatica quantistica, AI, IoT, e di collaborare allo sviluppo di programmi di sicurezza. Una struttura atta anche a svolgere un ruolo di formazione, in collaborazione con la comunità italiana della sicurezza. L’apertura è verso clienti e enti di certificazione di terze parti indipendenti invitati a eseguire test e verifiche di sicurezza oggettivi e indipendenti, secondo gli standard riconosciuti dal settore. Per i clienti Huawei anche la possibilità di eseguire ulteriori verifiche come la revisione del codice sorgente e il controllo del design hardware.

“In uno scenario in cui le vulnerabilità aumentano in modo esponenziale (l‘80% degli attacchi avviene ai danni di aziende con strutture informatiche vecchie di due anni e il tempo medio per trovare una patch è di 85 giorni), servono direttive e standard comuni per massimizzare il valore della digitalizzazione. Più certificazioni, non significa infatti migliori certificazioni”. John Suffolk, Global cyber security and privacy officer di Huawei sottolinea così la necessità di una maggiore armonizzazione delle leggi a livello internazionale per gestire la sicurezza rispettando al contempo le peculiarità di ciascun paese.  “Vogliamo creare valore, per questo siamo focalizzati sul cliente per capire come collaborare e trovare insieme le soluzioni. Consideriamo per questo positivo l’essere costantemente sottoposti ad audit e review, perché ci mette nelle condizioni di imparare cosa cercano i nostri clienti e cosa si aspettano le istituzioni dei paesi dove operiamo. Anche qui in Italia il nostro centro sarà a misura delle esigenze del Paese”, dichiara Suffolk

Huawei - digital transformation
Huawei – Presentazione Cyber Security and Transparency Center di Roma – Digital transformation e Ultra automation

Focus sul 5G

Il tema del 5G trova ampio spazio nel corso della mattinata. “Il 5G rappresenta un elemento chiave per lo sviluppo digitale dei processi industriali, logistici, amministrativi e delle infrastrutture strategiche del nostro Paese – interviene Stefano Pileri, Ceo di Italtel, che dichiara come l’Italia sia partita per tempo, nel 2017, nella sua sperimentazione ma oggi abbia rallentato. “Il 5G è oggi la risorsa più promettente perché in grado di offrire evoluzioni positive nelle telecomunicazioni e dare agli operatori la possibilità di estendersi a mercati adiacenti. Grazie al 5G che entra nei processi core delle imprese le filiere si allargano e si estendono le potenzialità soprattutto per settori come Industria 4.0, automotive, trasporti, public safety, utility ed healthcare. Risultati sperimentali a favore di una copertura delle reti maggiore di quella attuale, che aumentano la capacità di raccogliere i dati più velocemente e con maggiore affidabilità“.

Concorda Francesco Vatalaro, professore di telecomunicazioni dell’Università di Roma Tor Vergata: “Il 5G è uno strumento straordinariamente importante per la ripresa del sistema industriale italiano, da enfatizzare nel recovery fund per la transizione verso l’Industria 4.0. Transizione che passa attraverso processi produttivi più efficienti, in ottica di IIot – Industrial Internet of Things, da non trascurare  per la ripresa della produttività, per stare al passo con gli altri paesi europei già avanti in questo percorso. In particolare, la Germania, molto avanti nell’uso di automazione spinta nei processi industriali, che anche l’Italia deve sviluppare, quale soggetto importante della filiera tedesca”.

Huawei - 5G
Huawei – Presentazione Cyber Security and Transparency Center di Roma – Tema sviluppo 5G

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